Premio Pisa. Domenica la corsa che ha scritto la storia del galoppo
PISA. Nella storia del galoppo italiano ed europeo il Premio Pisa ha rappresentato a lungo la prima prova che apriva il calendario delle “classiche” assumendo quindi un ruolo di selezione e di prospettiva molto significativo. La prova che domenica va in scena nel gioiello incantato di San Rossore, festeggia la sua edizione numero 128, con tante stagioni con l’etichetta di gruppo 3 e il presente, dignitoso, di listed race. Ma il valore emozionale della classica per milers va oltre il suo appeal tecnico e un neretto di minor livello.
Si tratta di un evento ippico che richiama ogni appassionato da tutta la Toscana ma anche da Milano e da Roma. La galoppata sull’erba del Prato degli Escoli per ogni pisano è un appuntamento imperdibile. Coincide con l’inizio della primavera, ippica e non. Quando il calendario nazionale era meno folto, il “Pisa” era la prima corsa di preparazione allo stesso Derby tanto che, sfogliando l’albo d’oro di quella che Giampiero Celati, cantore del galoppo del Granducato, definì la Milano-Sanremo del galoppo nazionale, troviamo undici vincitori del Derby.
Istituito nel 1885, il Premio Pisa ebbe come primo vincitore Rosenberg che due mesi dopo trionfò nella seconda edizione del Nastro Azzurro. Altri cavalli distintisi nel Premio Pisa sono entrati ormai a far parte della storia del Turf nazionale: Filiberto (1888), che si affermò come miglior tre anni della sua generazione assegnandosi Derby, Omnium e Principe Amedeo; Goldoni (1896), un figlio di Melton appartenente a Thomas Rook; Guido Reni (1911), un figlio di Melanion di grande coraggio che esaltava i colori di Federico Tesio, che dopo il trionfo tra i pini di San Rossore vinse il Parioli e il Derby – e fu il primo Nastro Azzurro centrato dal genio piemontese.
Altri campioni sbocciati al Prato degli Escoli e che consolidarono la propria fama sulle piste nazionali furono Fausta (1914), che a due anni era emersa nel Gran Criterium e si sarebbe confermata cavalla di classe eccelsa trionfando nel Derby e nelle Oaks, quindi Gianpietrina (1917), che regalò al fantino Federico Regoli il suo primo centro nel Nastro Azzurro. E ancora Nogara (1931), che fu la grande colonna della Dormello Olgiata, la madre di Nearco e di Niccolò Dell’Arca, Archidamia (1936), che con sette corse e sette vittorie dominò la stagione fino al Gran Premio di Milano.
Un capitolo a parte meriterebbe Ribot, vincitore con larghissimo margine del Premio Pisa 1955 e cavallo del secolo dal fascino unico, tuttora il totem di quanto la storia del galoppo italiano ha prodotto. Il figlio di Tenerani preparò la stagione dei tre anni uscendo ogni mattina sui corridoi di quel viale che da Barbaricina porta all'ippodromo. Ogni tanto quello che sarebbe diventato il capolavoro postumo di Tesio in quegli allenamenti mattutini si liberava dell'artiere o del fantino di turno e fuggiva in libertà. Con quegli occhi che avrebbero visto palcoscenici dal prestigio assoluto ammirava quel meraviglioso verde e marrone che aveva attorno in quella quiete. Poi si faceva riprendere. Per quel giorno di marzo del gran premio si fece accompagnare dall'alleata Donata Veneziana e fece un canter tra sguardi ammirati delle signore in abiti eleganti e degli uomini che avevano tirato fuori dall'armadio l'abito delle occasioni importanti. Eleganza senza tempo del turf.
Domenica si galoppa ancora nel Pisa, per la 128° volta, in quell’ippodromo accarezzato dai pini e dalla brezza che vien dal mare. E' la magia di una corsa dal fascino unico. Ogni anno ci sorprende. Come se fosse la prima volta. E quando si aprono le gabbie, i cavalli sembrano sentire un suono, quello di una galoppata antica che chiama i campioni. Amatela anche Voi, amici dell'ippica.



























