West Nile, epidemia da affrontare con realismo

SEMBRA QUASI UNA FAVOLA del grande autore latino Fedro, ma questa volta “ad rivum eundem” si abbeverano per così dire, i nostri cavalli, gli odiosi insetti pungitori e parecchi polli con becco e senza becco….. A proposito di polli, in questi giorni vengono evocati in vari articoli di stampa riferibili alla presenza della malattia West Nile Disease, da tempo “in agenda” della sanità pubblica veterinaria della Sardegna,  i curiosi “polli sentinella”. E’ facile per il profano immaginare i simpatici pennuti, armati di tutto punto per difendere l’avamposto loro affidato nell’Oristanese per respingere l’attacco dell’odiosa aviazione composta da zanzare, moscerini e pungitori vari. Come spesso accade, però, i polli e le sentinelle, nel caso dell’arrivo di un nemico subdolo e silenzioso, dormono beatamente e l’invasione dei feroci artropodi portatori di bombe virali di discreto potenziale offensivo, può determinare gli effetti di una battaglia di Midway. Per i cultori della storia bellica del '900 cito Midway e non Pearl Harbour perché voglio essere ottimista rispetto ad una possibilità di riscossa.
Mi si perdoni l’allegoria ma da veterinario  e ricercatore che, in passato, si è occupato di patologie infettive degli equini, resto piuttosto sconcertato, anche se non sorpreso, della capacità nazionale e regionale di affrontare le emergenze nel caso d’insorgenza di malattie, “esotiche” e non, sul nostro territorio, con modalità a dir poco schizofreniche, ovvero in alcuni casi con la più totale propensione alla diffusione del panico e in altri alla rassicurante rilassatezza.
Vorrei ricordare che di questa malattia “esotica”,  la West Nile Disease si ebbe in passato qualche sospetto più che fondato, proprio nel 1998, come ricordato in qualche attento articolo fuori dal coro, quando in presenza di un’analoga situazione dal punto di vista clinico ed epidemiologico si “derubricò” la malattia presente come influenza equina, pur in assenza di una diagnosi di laboratorio di conferma. I casi letali venivano attribuiti a colica intestinale o altre patologie non infettive.  In quel caso, considerata l’elevata diffusibilità di un’influenza inesistente, si adottarono misure drastiche sulla movimentazione di cavalli, mezzi e quant’altro potesse veicolare il virus da una parte all’altra della Sardegna, creando un serio problema economico al comparto per le importanti limitazioni dettate dall’attuazione della profilassi diretta ed indiretta.

OGGI, al contrario, ci sentiamo ottimamente rassicurati anche relativamente all’introduzione di soggetti recettivi nella tana del lupo, ovvero nelle aree dei focolai accertati della malattia. Nella sostanza, non essendo i cavalli (come peraltro gli uomini) un potenziale pericolo per la diffusione della virosi, se ne ammette la libera circolazione, e quindi, anche la partecipazione a concorsi e mostre,  a pochi giorni dall’accertamento della circolazione virale tramite gli insetti vettori, proprio nelle aree interessate. Ai proprietari ed allevatori si suggerisce di proteggere dalle punture i propri cavalli con repellenti e con il vaccino, ammettendo implicitamente la possibilità di contagio, le cui conseguenze, che possono essere banali ma a volte anche mortali, in specie in popolazioni equine come la nostra (per parlare solo dei cavalli visto che si tratta di malattia che può colpire anche l’uomo, determinando anche seri problemi in soggetti deboli sotto il profilo immunitario).
Due osservazioni. Le zanzare, che rappresentano il vettore che con la propria puntura infetta cavalli, uccelli e altri animali, molto spesso se ne infischiano allegramente dei repellenti ed in aree come quelle interessate, in prossimità di stagni e “ristagni”, sono in numero sinceramente preoccupante. Esse hanno anche l’antipatica abitudine di concentrarsi dove trovano da succhiare il sangue e, quindi, ad esempio dove ci sono concentrazioni di cavalli e, perché no, anche uomini. Esse hanno anche l’attitudine di servirsi, per i propri spostamenti, dei mezzi meccanici quali camion e van per il trasporto cavalli, dove trovano ottime condizioni per viaggiare comodamente da una parte all’altra del territorio.

DEI REPELLENTI facciamo pure astrazione. Penso che sia esperienza di tutti, persino nelle nostre aree urbane, il vano tentativo di proteggersi dalle punture con citronella, fornelletti e quant’altro.
Nessun allarmismo. Ma mi si consenta di avere delle sincere perplessità sulla conduzione etica dei provvedimenti sinora assunti nei confronti di un fresco allarme West Nile. Dico questo perché, pur nella consapevolezza che alcune ragioni “tecniche” possano essere comprensibili, non ritengo che la sanità pubblica possa delegare in toto agli individui che dovrebbero essere tutelati, la propria difesa da un eventuale contagio.
Mi domando anche se non sarebbe opportuno, imporre alcune banali limitazioni alla movimentazione nelle aree interessate, almeno sino a quando non si avrà una precisa mappatura dell’estensione del problema non solo nelle aree note, il monitoraggio dei vettori nelle aree colpite, ma anche in quelle suscettibili di esserlo, il controllo dell’avifauna e la regolamentazione, anche mediante lo spostamento di date e di sedi di realizzazione, per gli eventi sportivi e le manifestazioni già programmate nelle medesime aree.
Spesso le norme generali hanno maglie larghe perché confidano nel buon senso quando si devono applicare in situazioni particolari.
Ahinoi la storia degli ultimi decenni ci conferma la triste attitudine della Sardegna di trasformare eventi infettivi occasionali in malattie endemiche di cui non ci si libera più, scordando che, in alcuni casi, come quelli delle malattie infettive degli animali, l’insularità a seconda di come si gestiscono le emergenze, può essere un grande vantaggio oppure una trappola infernale.
 
RAFFAELE CHERCHI
Medico Veterinario
Direttore del Dipartimento di Ricerca per l’Incremento Ippico – AGRIS Sardegna

 

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28/09/2011 | Veterinaria Raffaele Cherchi
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