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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Versilia, il cavallo arabo messaggero di bellezza

La locandina della manifestazione
La locandina della manifestazione

La Versilia, dopo una lunga pausa imposta dalla pandemia, ha ospitato per il ventesimo anno la manifestazione l’Arte del Cavallo, un concorso di morfologia del purosangue arabo che nel 2010 è entrato nel calendario internazionale delle competizioni.

Lo scenario è il parco della Versiliana e se questa pineta per tutto l’anno è considerata il polmone verde della Versilia, in estate concede ombra e silenzio a chi si prende il vero e semplice lusso di volerla scoprire.

 Il 28 e 29 Maggio, proprio mentre il lungomare si riempiva di auto che spesso si vedono solo su riviste e un locale storico bruciava ancora e rendeva l’aria satura di fumo, il parco ospitava oltre novanta cavalli purosangue che si sono sfidati in una competizione che ha il pregio di attirare non solo appartenenti al mondo equestre di fama internazionale, ma di avvicinare anche famiglie o semplici curiosi a dei cavalli che raramente si ha la possibilità di ammirare nei maneggi.

Il cavallo arabo del resto ha forme fuori dal comune, che ai più ricordano un cavalluccio marino e con quelle movenze nevrili sembra sempre pronto a scattare, imbizzarrirsi, ed è come se, tirato dall’handler, ad un certo punto invertisse il movimento e se lui non lo tenesse potrebbe prendere il volo.

Nel mondo equestre, e per gli addetti ai lavori, il cavallo arabo sembra suscitare emozioni contrastanti, ma mai neutre: viene amato o odiato, mentre nelle manifestazioni ha qualcosa che affascina il pubblico, lo incanta. Quando corre o si impenna nell’arena, fa rimanere a bocca aperta i bambini ed emozionare gli adulti.

Non solo nelle forme e nel manto lucido è bellezza, ma anche nel movimento, nelle cinghie tese, nell’incedere pizzicando il terreno e offrendo ai giudici un momento di immobilità più per farsi contemplare che giudicare. 

Duncan definiva quella del cavallo come “bellezza senza vanità” e in questo i purosangue somigliano al parco che li ha ospitati. Oltre la musica pompata ad altissimo volume, gli animi eccitati dalle grida, e le corse nella sabbia, oltre alla kermesse e alla scheda tecnica fatta solo di numeri, c’è uno spirito silenzioso che li accomuna ma che non è solo loro, ma di tutti i cavalli. Raccontano che D’Annunzio corresse attraverso i sentieri della macchia del parco su “viali soffici su cui si galoppa senza rumore, come in un sogno,” e cavalcare in questo posto sarebbe ancora così, se fosse permesso. 

La pandemia ha ridimensionato notevolmente la manifestazione e in questi giorni l’ingresso contingentato permetteva solo assistere alla gara dalle gradinate e senza la possibilità di potersi avvicinare il pubblico formato da appassionati ma anche da chi si avvicina al mondo equestre per pura curiosità, senza comprendere appieno il meccanismo della gara morfologica ma godendo a distanza dell’incanto di questi animali e, come per le cose più belle, senza poterli toccare. 

Ed è proprio questo che ci si domanda: è necessario tutto questo? Quanto è necessaria la bellezza in un animale che noi appassionati amiamo per tutto quello che ci dà, preoccupazioni e fatiche comprese?

Per comprenderlo forse bisogna andare oltre la gara, nello spirito degli organizzatori, nella scelta della locandina: ogni anno viene selezionato un artista, perché con questa manifestazione si apre anche la stagione culturale e gli eventi legati alla Villa della Versiliana e l’artista Antonio Signorini è stato scelto quest’anno per rappresentare con il suo Cavallo Volante l’evento, una scultura in lega di bronzo che raffigura un cavallo che tocca terra solo con una zampa.

 Le fattezze sono quelle del purosangue arabo, persino il movimento e la leggerezza, ma l’ispirazione è quella delle figure rupestri di epoca preistorica come se i cavalli, vicini all’uomo per necessità e spazio, rappresentassero qualcosa che va oltre il semplice animale, un istinto innato in noi. Un bisogno di libertà in una società che ci ha domato. Come se solo ridisegnando i contorni della sua forma, si evocassero altri sentimenti.

Dopo un periodo così triste, un anno di lontananza forzata, le persone hanno bisogno di questo forse. Riscoprire il piacere di stare assieme, all’aperto, cullati dalla serenità di un parco ma anche rianimati dalla musica e dopo tanto silenzio anche dalla confusione e in tutto questo sì, la bellezza, anche quella dei cavalli, è necessaria.