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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Un'opera preziosa su Piero e Raimondo D'Inzeo, un patrimonio per l'equitazione

Il sottotitolo recita: "Piero e Raimondo: due fratelli, una leggenda". E così viene subito in mente che le leggende sono figlie della tradizione orale:  ogni narratore, a seconda della propria memoria, convinzione e formazione, toglie o aggiunge episodi e significati, cucendo il racconto a misura del proprio abito mentale. Ma ora, grazie al monumentale lavoro di Umberto Martuscelli, la leggenda è  divenuta una realtà solida e concreta. Come a dire "verba volant, scripta manent".  Perché il  suo  doppio volume "D'INZEO"  si candida a diventare un  riferimento imprescindibile  per chi intende raccontare la  storia dell'equitazione italiana.
Umberto Martuscelli è un giornalista  conosciuto per la propria passione e competenza, cui  si aggiunge una  rara e  meritevole  vocazione documentaria: dietro questo  suo  lavoro ci sono anni e anni passati sui documenti di gara, negli archivi,  nelle emeroteche. Il primo volume  narrativo  racconta  la vita dei due fratelli dalla nascita al trionfo, chiudendo con  le Olimpiadi di Roma del 1960: sono 687 pagine che  si leggono  al galoppo e che delineano tutte le vicende della nostra equitazione dagli anni '20 ( ma Martuscelli dedica spazio anche alla rivoluzione caprilliana di inizio secolo) fino al trionfo olimpico. Neppure una fotografia, se non quella della copertina. Ma la squisita  qualità della parola (quando c'è. E qui ce n'è moltissima)  è capace  di raccontare, analizzare, rivelare e far comprendere.
Il grande  racconto di Martuscelli   allarga lo sguardo e incastona la vicenda di Piero e di Raimondo D'Inzeo nella complessa realtà di una equitazione che era stata soprattutto militare e che  nel secondo dopoguerra si avvia a diventare  eminentemente civile. E la relazione sullo "stato delle cose" redatta nel '54 dall'allora Presidente della Fise Ranieri di Campello che  - guardando  molto avanti nel tempo -  si dice seriamente preoccupato per il futuro sportivo dell'Italia   (relazione di cui  Martuscelli giustamente riporta un lungo paragrafo) la dice lunga anche sulla indispensabile  preveggenza che ogni buon Presidente (che abbia una carica sportiva, amministrativa o politica) deve avere, senza indulgere a frettolose  ricerche di  immediato consenso.
Tornando al libro, è davvero appassionante il racconto dell'avventura  umana e agonistica dei due fratelli  delineata da Martuscelli con grande partecipazione, ma senza scivolare nella retorica.  Piero il cavaliere metafisico,   Raimondo l'interprete funambolico. Il primo con un carattere  talvolta difficile, il secondo con una vocazione più  affettuosa.  Fratelli,  certo rivali, ma comunque fratelli. In questo senso le pagine che riguardano la prima edizione del Campionato del Mondo che si tiene nel '53 sono  davvero illuminanti: la scelta di fermare Raimondo e di privilegiare Piero, la rabbia di Raimondo che si disfa di Merano e subito dopo si pente, ma che non è in grado di ricomperare il suo "Nano" (nome con cui apostrofava il cavallo, piccolo e temperamentoso, nato nell'allevamento di Morese), la decisione della Fise di riacquistarlo... sono pagine che si leggono d'un fiato.
Resta, a lettura finita, il rammarico di non trovare, alla fine di un'opera del genere, un indice dei nomi (che speriamo di  vedere in calce al  secondo volume narrativo,  destinato a concludere l'epopea dei D'Inzeo e annunciato per il 2019) in cui  sarebbe bello  venissero  ricordati anche i nomi dei cavalli. Dei quali (ecco il secondo rammarico)  sarebbe stato  interessante conoscere più diffusamente il destino  a loro toccato dopo le meravigliose performances che li hanno visti protagonisti.
Bellissimo anche il  monumentale libro fotografico  curato da Martuscelli e da Vittoria Smania: oltre 550 pagine di immagini, adeguatamente commentate in italiano e in inglese,  "coprono" tutta la vita dei due fratelli, da quando il loro padre Carlo Costante D'Inzeo saltava "caprillianamente" una  automobile, fino ai trionfi mondiali, e alla loro vecchiaia. Per non parlare delle  foto dei cavalli più celebrati, di quelle della vita familiare,  e di certi tremendi, spettacolari "cazzotti" (ovvero cadute)
Solitamente  chi  vuole scrivere di equitazione si accontenta di  raccogliere delle foto, magari celebrate e bellissime,  aggiungendo qualche didascalia, e una  breve  introduzione ad inizio del volume. Forse - l'osservazione è maliziosa ma fondata -   si privilegia l'immagine per evitare di misurarsi con la prova della scrittura.
Martuscelli fa una scelta  del tutto diversa: scrive tutto quel che c'è da scrivere e raccoglie tutte le immagini disponibili, costruendo un efficacissimo "binomio", e consegnandoci  - grazie alla Fondazione  Vittorio Orlandi, che ha  meritoriamente voluto e finanziato  il progetto -   un'opera preziosa. Ma che - proprio per la  qualità dell'intera  operazione -  torna ad aprire un' antica, irrisolta questione: l'assoluta mancanza di attenzione - organica e non episodica -  che la Fise ha sempre  avuto riguardo  alla diffusione della storia e della  cultura equestre italiana. I nostri cugini francesi sono bravissimi a celebrare ogni loro piccolo o grande respiro equestre con libri, mostre, convegni, ricerche  incoraggiate e sostenute da Saumur. In Italia noi abbiamo degli autori  che non  hanno trovato alcuna piattaforma  federale per lanciare le loro opere: penso a Giovanni Battista Tomassini e al suo bellissimo "Le opere della cavalleria", dedicato all'equitazione classica. Penso al prezioso "Equus frenatus"  sui morsi della collezione Giannelli. L'elenco potrebbe continuare a lungo.   Non è possibile che  la diffusione del  segno e del senso della equitazione italiana  - che, come sostiene  lucidamente Mauro Checcoli, vincitore di due medaglie d'oro olimpiche e  fondatore dell' Accademia Caprilli, è un elemento fondativo del futuro e non un ricordo del passato - sia  interamente affidata  alla buona volontà di privati.  Insomma, a quando un centro studi della Fise, che funzioni per davvero e non sia una semplice, vuota, etichetta?