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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Uno strumento potente di comunicazione: la voce!

"Yup Yup Vai Tornese Vai!" Il grido di Sergio Brighenti ha fatto la storia. Il “Pilota", uno dei migliori interpreti delle redini lunghe quando le corse al trotto facevano ancora riempire gli ippodromi e accendevano le folle, guidava con le mani e con la voce. Un urlo secco in partenza e in dirittura d'arrivo. Suoni brevi che per Tornese - il "sauro volante" dai crini biondi - non avevano un senso verbale, ma erano carichi di forza e di emozione e facevano diventare il binomio un unicum che sfrecciava verso la vittoria.
Quello che voglio evidenziare è l'uso della voce come elemento di trasporto di un'emozione capace di creare una connessione, quasi un "contagio emotivo" tra due individui che sentono la stessa cosa e che, come nel caso del driver e del suo cavallo, rispondono con un'azione proiettata verso un obiettivo comune. Non sapremo mai se Tornese in quei momenti entrasse in modalità "fuga" all'urlo del driver o se invece ci fosse tra i due una grande intesa. Sicuramente però, attraverso quei brevi suoni vocali veniva favorito il passaggio di una forte emozione.
Questo aneddoto mi dà l'opportunità di introdurre il concetto di voce come strumento di lavoro nell'educazione del cavallo. Grazie a Catherine Senn, amazzone francese, e al suo corso di formazione per "Educatore equino con l'arte della voce" ho scoperto un metodo capace di stimolare innumerevoli domande le cui risposte si trovano negli ultimi studi in neuroscienze.
Una su tutte: Perché la voce ha un impatto così forte sul cavallo?
Perché la voce ci rappresenta, siamo noi. La voce trasmette emozioni e stati d'animi, i nostri. E' uno strumento pericolosamente sincero, ma molto utile ed efficace e proprio perché foriero di emozioni - positive e negative - va usato con conoscenza. Non è quello che diciamo, ma come lo diciamo che influenza la risposta del cavallo. L'intensità, il tono, il ritmo del contenuto vocale arrivano tramite la corteccia uditiva direttamente al sistema limbico che ne interpreta il valore emozionale, attivando o meno le risposte adattative alla sopravvivenza: pericolo - scappo, sicurezza - rimango.
Quando usiamo la voce per insegnare qualcosa al cavallo, il suo orecchio diventa il cancello d'ingresso al suo cervello emozionale e alla sua intelligenza emotiva, per cui si apre all'apprendimento.
Ma c'è di più.
Quando il cavallo è motivato ad apprendere il cervello risponde in modo plastico, cioè impara ad imparare cambiando fisicamente, funzionalmente e chimicamente. 
Interesse, concentrazione e motivazione sono elementi essenziali per attivare la risposta neuroplastica. In natura lo stimolo e l‘attenzione arrivano dall'ambiente circostante che è in continuo mutamento, obbligando il cavallo a cambi rapidi di strategie di movimento e acquisizione di nuovi percorsi per trovare cibo e per difendersi dai predatori. Un ambiente di questo tipo è quindi favorevole all'acquisizione continua di nuove abilità, alla neuroplasticità e al benessere dell'animale.
E in cattività? Abbiamo la voce! Tramite attività ludiche insegnate con la voce possiamo aiutare il nostro cavallo a scoprire nuovi interessi e nuove abilità anche in scuderia.  Lavorando con le emozioni e sul principio neuroplastico "o lo usi o lo perdi" possiamo aiutare il nostro cavallo a superare paure e traumi e a correggere stereotipie generate da noia e situazioni di stress.