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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Università di Teramo in prima linea per difesa biodiversità

Nume in tutto il suo splendore
Nume in tutto il suo splendore

L’Italia è un Paese che, grazie alle sue caratteristiche fisiche, geografiche e storiche, presenta un elevato valore di Biodiversità, a tutti i livelli, da quello genetico a quello eco-sistemico e paesaggistico. Diversi studi sulla fauna e vegetazione presenti sul territorio nazionale sono stati compiuti dalle nostre Università ed Istituti di ricerca, raggiungendo nel corso degli anni livelli di eccellenza di valenza internazionale. Certamente molto ancora resta da fare, tuttavia, il percorso intrapreso, ha permesso di giungere alla definizione di nuovi e calibrati obiettivi per la cosiddetta AGENDA 2030, attraverso l’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità.

É con NUME, stallone di razza Murgese in forze nel parco stalloni equini della facoltà di “Medicina Veterinaria di Teramo – Servizio Riproduzioni grandi animali” capitanata dal Prof. Augusto Carluccio, che questa avventura ebbe inizio.

Nume, nasce nel 1997 da Ulisse e Tecla, da Orbassano è uno stallone murgese della sesta generazione di Granduca da Martina 1919. Nume è il più grande razzatore Murgese attualmente vivente con ben 30 suoi figli scritti nel registro stalloni del Libro Genealogico. Quello di Nume è un nome di certo altisonante poiché è considerato all’unanimità nel settore come il vero continuatore del celebre Ulisse 1984. 

Sono trascorsi 20 anni e come da norma tecnica che prevede che ogni anno venga usata una lettera per i nomi dei soggetti iscritti al libro genealogico, è di nuovo LETTERA N, ed è la volta di NETRIX DI SANTA ROSA, il giovane riproduttore dal ricercato mantello "grigio ferro capezza di moro", new-entry nel Parco Stalloni di UNITE.

Il concetto di bellezza in zootecnia è intimamente legato sia agli aspetti morfologici sia a quelli funzionali. Nel caso di Netrix di Santa Rosa, iscritto nella classe A d'élite durante la scorsa mostra nazionale di Martina Franca, tali caratteristiche son ben evidenti ad occhio nudo.

 Assieme a NUME e NETRIX DI SANTA ROSA operano all’Università di Teramo anche diversi riproduttori di altre razze italiane che completano un quadro molto variegato legato alla tutela del Patrimonio zootecnico italiano, anche grazie a questo genere di attività mirate e grazie ad importanti sinergie sull’intero territorio nazionale con Enti ed Istituzioni come l’Ufficio Regionale di Incremento Ippico di Foggia.

Un progetto speciale è quello che coinvolge una quarantina di asine e che ha ormai varato il primo decennio di attività è quello targato "ASINO DI MARTINAFRANCA". Con un focus orientato alla salvaguardia della razza grazie alla sinergica collaborazione tra UNITE e la Regione Puglia la Facoltà lavora al rinsanguamento delle fattrici di razza “Martinese” in forze alla Masseria Russoli, grazie ad un format unico che consolida gli scambi tra le due regioni storicamente legate dal rito della transumanza.

L’obiettivo chiave per l'Agenda della Biodiversità  2030, prevede il raggiungimento di diversi obiettivi prioritari incentrati sui principali fattori responsabili della perdita di biodiversità in modo da ridurre la pressione che gli stessi esercitano sulla natura e sui servizi eco-sistemici nell’Unione Europea e a livello globale.

Per contribuire costantemente affinché questo possa essere realizzato su larga scala, il Professor Augusto Carluccio, preside della facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo al suo secondo mandato, ha  ritenuto opportuno attivarsi ormai da oltre un decennio in Progetti che ancora oggi rappresentano il valore aggiunto che deriva dalla cultura del territorio in chiave di produzione zootecnica a sostegno di un comparto che nel 2020 si registra molto sensibile a temi legati proprio al territorio; ad un'agricoltura a basso impatto ambientale nel pieno rispetto del benessere animale e sempre volta alla qualità gestionale; al recupero delle aree marginali e dei mestieri ad esse legati; ad una riscoperta di produzioni zootecniche mirate, che nel corso del tempo proprio in aree montane disagiate hanno permesso una sensata salvaguardia delle aree montane, incarnando alla perfezione l'etichetta di "allevatori custodi" che l'Unione Europea censisce nelle linee guida delle misure a sostegno del comparto agricolo.