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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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''UNIRE, ma questo Commissario quando arriva?''

Caro Direttore, chiedo ospitalità per manifestare il mio sconcerto e stupore per l’ulteriore rinvio della nomina a Commissario Unire del Dott. Claudio Zucchelli da parte del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.  Una nomina voluta dal nuovo Ministro Galan per portare a compimento l’approvazione dei Bilanci dell’Unire e che incredibilmente non riesce ad essere operativa, determinando una situazione di stallo ormai endemica.
Sono passati infatti quasi due anni da quando con la convocazione dei cosiddetti Stati Generali dell’Ippica è iniziato il tortuoso percorso che avrebbe dovuto portare al rilancio del settore. Purtroppo, come spesso accade, la montagna della “politica” ha partorito il famoso “topolino”, questa volta sotto forma di un fumoso documento denominato LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICO PER IL RILANCIO DELL’IPPICA ITALIANA, che ci dice ad esempio che entro tre anni dovremmo avere 700.000 spettatori paganti negli Ippodromi, oltre tre miliardi di euro di volume di scommesse con una contemporanea riduzione di ben 6000 corse.  Purtroppo il piano non ci dice come si debba realizzare tale “miracolo”, ed il “genio della lampada” nella persona del Commissario Tiziano Baggio, uomo preposto a realizzare i desideri di tutti gli ippici è stato dimissionato dal consueto teatrino della politica nostrana.
Nel frattempo infatti sono intervenute le note vicende che hanno portato alla naturale ed inevitabile paralisi di ogni riforma del settore in attesa che il nuovo Ministro ed il suo staff prendessero consapevolezza della situazione.
Adesso però siamo arrivati al punto di non ritorno, è necessario che la situazione venga affrontata in maniera chiara e definitiva, perché ci sono migliaia di lavoratori, professionisti ed imprenditori ippici che ogni giorno continuano a profondere il loro impegno nel settore, continuando ad allevare, acquistare ed allenare cavalli, rinnovare mezzi e strutture, senza avere più non solo certezze, ma ormai neanche speranze nel futuro.  
DR. PIER LUIGI D'ANGELO