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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Un bambino, un cavallo, un ippodromo: l'ultima favola arriva dall'Australia

La copertina del libro
La copertina del libro

Safarà, piccola casa editrice friulana, ha appena pubblicato Tamarisk Row, romanzo dello scrittore australiano Gerald Murnane (pagine 305, euro 19,50, traduzione di Roberto Serrai). Ambientato nel mondo delle corse, scritto nel 1974, è l’esordio dello scrittore australiano che ha fatto delle praterie e della risonanza tra mondo interiore e natura il tema della sua poetica.
A Bassett, polverosa cittadina dell’interno australiano, Clement Killeaton è un bambino impegnato a crescere. La sua famiglia ha origini irlandesi e suo padre Augustine arrivando a Bassett si è appassionato alle corse dei cavalli. Scommette e ha acquistato anche un cavallo da  corsa. Trasmette la passione al figlio che dopo la scuola, sul retro del cortile della sua casa, ha ricostruito un ippodromo: la pista è scavata nella sabbia e su quel tracciato lancia delle biglie colorate. Ogni biglia ha il nome di uno di quei cavalli sui quali il padre scommette, spesso perdendo.
Quell’ippodromo per lui, bambino dove tutto è fantasia ed esplorazione, diventa un’immaginifica e potente rappresentazione del mondo, che va oltre enfasi del crescendo che accompagna l’approssimarsi dei galoppatori al traguardo, in quelle cronache nelle quali Clement usa il lessico dei cronisti dell’ippica. In quei tardi anni Quaranta, quel percorso di formazione mischia le scommesse del padre agli insegnamenti cattolici delle suore, la scuola all’universo delle ragazze colmo di segreti.
Il galoppo di Tamarisk Row , quel cavallo che nell’ippodromo costruito dalla sua immaginazione, sta per correre la Gold Cup, scandisce quel percorso di crescita e di esplorazione della vita ed è come se ad ogni folata, a quell’approssimarsi di un purosangue al traguardo, alla velocità di quella dirittura finale, il mondo stia per svelare quello che cela oltre le sue sconfinate pianure. Ed è il momento dell’ultima sezione del libro, quando il bambino è cresciuto e quei ricordi sono sullo sfondo, suo padre si è lasciato alle spalle Bassett e i suoi debiti. Clement è in una nuova casa e adesso può guardare in dissolvenza quelle storie di uno di quei cavalli sempre sul punto di vincere ma che finisce per mandare all’aria il sogno di una vincita.
Oltre i cavalli perdenti, lo scrittore australiano racconta con il suo talento letterario una gran bella storia. E’ come se da quel giardino delle parole sbocciassero sogni, emozioni, vittorie e sconfitte, con le corse dei cavalli che sono lì accanto alla vita, pulsano, nella velocità, nei colori e nelle fantasie di un bambino che sta scoprendo il mondo. E rimane incantato da tutto quello che un ippodromo può rappresentare tanto da costruirselo nel retro del suo cortile, sotto le Tamerici. Da quel suo luogo segreto e da tutto quello che agita in lui una corsa dei cavalli inizierà il suo percorso di formazione.
Da grande, guardandosi indietro, capirà ancora meglio suo padre e guarderà con un briciolo di compassione anche quel profilo da perdente. Clement sarà andato oltre quelle puntate perdenti, quei biglietti stracciati, perché avrà imparato a guardare con benevolenza anche se stesso. Già, perché Tamarisk Row è stato soprattutto un laboratorio dell'esistenza