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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Un "Ammiraglio" a cavallo, un libro per ricordare

la copertina del libro
la copertina del libro

In Italia i libri sull'ippica purtroppo sono molto rari. L'ultimo, in ordine di tempo ma non di importanza, si intitola "Ugo Bottoni, un "Ammiraglio" a cavallo". L'ha scritto Flaminia Bottoni, figlia di Carlo e quindi nipote di nonno Ugo.
La copertina è perfetta. Un quadro a colori mostra Ugo Bottoni in divisa da ammiraglio con tanto di feluca nera, che passa in rivista gli avversari battuti, tristi e malconci. Il pittore si firmava Punch ma  all'anagrafe era Giovanni Di Girolamo. L'8 settembre 1943 aveva scelto male e si era trovato in povertà fino a quando Vincenzo Galdi lo aveva preso come vignettista al giornale tecnico, di cui era editore-direttore e che all'epoca si chiamava Il Cavallo.
Ugo Bottoni è stato prima soprannominato Il Bassetto e poi l'Ammiraglio; in scuderia lo chiamavano tutti Commendatore. Emiliano di nascita, aveva trovato il suo palcoscenico ideale a Roma e a Napoli, per lo sport come per la vita. Ogni pagina e ogni foto del libro raccontano imprese sportive e testimoniano di amicizie con grandi personaggi come Giulio Andreotti (che ha giustamente... rivendicato la paternità del titolo Ammiraglio).
Ugo nel suo campo, il trotto,  era la perfezione. Mai una lira scommessa su una corsa, mai un'informazione su un proprio cavallo, intelligenza molto al di sopra della media, capacità di studiare e capire i difetti degli avversari, uomini a cavalli, capacità di "leggere" e costruire una corsa nella propria mente per poi realizzare sul campo la tattica migliore. E contemporaneamente bontà d'animo e generosità.
Debbo ringraziare Flaminia perché nel libro ha citato alcuni articoli che io scrissi quando il mio giornale, il Corriere dello sport, decise uno "speciale" per festeggiare le 5000 vittorie dell'Ammiraglio. Un grazie Flaminia lo merita anche per aver fatto rivivere ai meno giovani giornate di splendido sport e aver fatto capire ai più giovani che l'ippica, trotto o galoppo, può essere molto ma molto di più di quello che si vede oggi nei nostri ippodromi.