DALLA SOCIETA’ LABRONICA CORSE CAVALLI (ippodromo di galoppo a Livorno) riceviamo e volentieri pubblichiamo la relazione presentata agli Stati Generali dell’ippica, in corso di svolgimento presso il ministero dell’agricoltura a Roma:
PRIMA DOMANDA
Cosa propone per la riorganizzazione ed il rilancio del settore ippico italiano?
Prima di rispondere a questa domanda è necessario svolgere alcune premesse di carattere generale e normativo:
A ) Fino al 1996 nel nostro Paese il settore ippico era regolato dalla Legge Orsi Mangelli del 1942 che integrava il Decreto del 1932 con il quale era stato istituito presso il Ministero dell’Agricoltura, l’U.N.I.R.E., e normava il settore con un “piano industriale” che realizzava di fatto nel nostro Paese un regime di monopolio; infatti fino al 1996 era possibile scommettere in Italia solo sui cavalli, in tre Casinò, al Totip, al Totocalcio, al Lotto e le altre attività di gioco o scommesse erano vietate e severamente punite dalla Legge.
Questo sistema monopolistico sosteneva il Totocalcio e conseguentemente il C.O.N.I e lo sport nazionale (pensate che nel 1996 le risorse destinate al C.O.N.I. e provenienti dal Totocalcio furono quasi il doppio delle attuali).
Nel 1998 il C.O.N.I. e quindi lo sport si staccò dai proventi del Totocalcio ed ottenne un finanziamento annuo oggi assestato in € 470.000.000 annui.
L’U.N.I.R.E e l’ippica restarono ancorate all’andamento delle proprie scommesse e si trovarono ad affrontare una nuova e fortissima concorrenza: scommesse sportive, super-enalotto, slot-machines, gratta e vinci, etc. etc.
E’ di tutta evidenza che il nuovo mercato, di fatto, marginalizzava le scommesse ippiche; che peraltro hanno un costo di produzione altissimo (allevamenti, ippodromi, operatori, etc), neppure paragonabile ai costi degli altri eventi di scommesse, infatti ormai le scommesse ippiche rappresentano solo l’otto per cento del complessivo volume dei giochi e scommesse raccolti nel nostro Paese (dato 2008).
B) L’U.N.I.R.E. riordinato con la legge 169/96 e con il D.L. 449/98 ha mantenuto la sua natura di Ente Pubblico, risultando, in quanto tale, inadatto a competere sul mercato dei giochi (un approfondimento a parte meriterebbe l’esame dei testi legislativi sopra citati).
Quale Ente Pubblico nel nostro Paese sarebbe in grado di svolgere una funzione di “competitor” sul libero mercato????.
C) Si sente spesso parlare degli altri sistemi ippici europei ed internazionali; sotto questo profilo è necessario evidenziare che in nessun Paese nel mondo esiste un Ente Pubblico a gestire il settore; da questo punto di vista suggeriamo al Ministero di studiare gli altri sistemi ippici, con attenzione a tutta la filiera, per esempio in Francia di cui tanto si parla, gli ippodromi sono gestiti da soggetti no-profit (fondazioni) e non da società per azioni come nel nostro Paese, né esiste un U.N.I.R.E. o ente simile, le scommesse sono concentrate su grandi eventi e sulle corse migliori e non esistono le corse al mattino né in Francia né in nessun altro Paese.
D) Le corse al mattino sono un “non senso” tutto italiano; è un fenomeno nato una decina di anni fa, (e all’epoca poteva avere anche un senso) che ha portato nel tempo dequalificazione del prodotto corse, incremento quantitativo di cavalli di scarsa qualità, lavoro nero, corse a rischio, desertificazione negli ippodromi. L’esatto contrario della qualità tanto decantata e mai perseguita.
Premesso quanto sopra alla prima domanda si risponde sollecitando il Ministero a presentare al Governo ed al Parlamento una nuova Legge che regolamenti il settore in generale e che per prima cosa risponda alla seguente domanda:
ANCORA OGGI SI RITIENE CHE “L’INCREMENTO DELLE RAZZE EQUINE” SIA MERITEVOLE DI TUTELA PUBBLICA??
— Se la risposta fosse “SI” allora sarà necessario emanare una Legge di riordino dell’Ente per renderlo più moderno ed efficiente, e prevedere finanziamenti annui certi come accade per il C.O.N.I. e per lo sport. Un Ente Pubblico riformato in termini di efficacia operativa e di autorevolezza con un mandato pieno e di assoluta fiducia da parte del Governo.
— Se la risposta fosse “NO” allora sarà necessario prevedere il superamento e la conseguente abolizione dell’U.N.I.R.E. lasciando agli ippodromi concessionari di AAMS e del Ministero delle Finanze la produzione dello spettacolo ippico la gestione delle scommesse all’interno dei loro impianti, in un mercato davvero libero dove montepremi, numero di giornate di corse, etc.etc. sia davvero determinato solo dal mercato. Questo è davvero l’unico modo per fare selezione, classificare gli ippodromi, stimolare investimenti sia nell’impiantistica che in progetti di marketing, dove ciascun ippodromo potrà promuovere la sua stagione di corse e competere con gli altri ippodromi offrendo il miglior prodotto di scommessa alla rete esterna, cedere il proprio segnale televisivo. In definitiva svolgere quindi il proprio ruolo imprenditoriale tipico di ogni società di capitale.
Con estrema sintesi si è cercato di dare un quadro della complessità del tema sottopostoci, disponibili se da Voi ritenuto utile ad integrazioni ed approfondimenti.
Va comunque evidenziato che a nostro parere se non si risponde alle domanda sopra posta qualunque idea di riorganizzazione e/o rilancio del settore è parziale e superficiale come peraltro hanno dimostrato in questi anni recenti tutti gli interventi fatti; perché è evidente che le scommesse ippiche in un sistema pubblico così complesso non possono “competere” con gli altri giochi e scommesse sportive.
In conclusione al Governo ed al Parlamento spetta la scelta del sistema ippico migliore per il nostro Paese.
SECONDA DOMANDA
Per raggiungere quali obbiettivi in quali tempi?
Nel mentre si avvierà il percorso di cui sopra l’UNIRE grazie agli interventi finanziari recenti operati dal Parlamento, si potrà operare per il corrente anno e per il prossimo con sufficiente serenità potendo quindi affrontare le seguenti questioni comunque decisive per lo sviluppo del settore:
- Definizione e attribuzione del ruolo ad ogni ippodromo
- Programmazione delle corse in linea con il ruolo attribuito all’ippodromo dove si svolgono
- Riduzione motivata e concertata delle corse ordinarie e graduale eliminazione delle corse al mattino puntando quindi finalmente alla qualità
- Eliminazione dal nostro linguaggio di termini tipo produttività o redditività che nel mercato delle scommesse ippiche governato dall’U.N.I.R.E. il cui fine istituzionale non può che essere l’interesse pubblico, sono termini astratti, privi di qualunque riscontro con la realtà quasi ridicoli (per esempio è più produttivo per l’Ente un alto movimento di scommesse su corse con dotazione minima in ippodromi deserti o piuttosto cinque-seimila spettatori all’ippodromo ad assistere a corse di qualità?)
- Impegno istituzionale su temi quali: Codice etico, controlli sulla regolarità delle corse, lotta al lavoro nero (grande piaga del settore), bilancio sociale dell’ippica, lotta alla criminalità organizzata, rapporti organici con i “Comuni” che sono i proprietari della stragrande maggioranza degli ippodromi, costituzione della Lega degli Ippodromi prevedendo un loro consorzio obbligatorio, concertazione “vera” con tutte le categorie ippiche, valorizzazione dei nostri prodotti nel rispetto delle competenze e del ruolo di ciascun operatore, ripopolamento degli ippodromi oggi desertificati e nei quali ormai verosimilmente non si paga più nemmeno il biglietto di ingresso (in Inghilterra a Lingfield l’ingresso costa circa 15 sterline), nuova Televisione e pieno coinvolgimento nel progetto di rilancio dei concessionari della rete esterna.
Questo programma lo vediamo possibile grazie anche alla volontà espressa dal Ministro Zaia che ha avviato finalmente questo programma di ascolto e si stà molto impegnando per la salvezza e lo sviluppo del settore.
Questi obbiettivi potrebbero realizzarsi tutti entro il 2010 istituendo da subito a supporto dell’U.N.I.R.E. un “Comitato di Saggi” composto da rappresentanti degli ippodromi, dei proprietari, degli allevatori, degli allenatori, dei fantini e guidatori e degli assuntori di scommesse, non più di venti persone scelti direttamente dal Ministro Zaia.
TERZA DOMANDA
Con quale politica di investimenti?
Con l’intervento di 150 milioni di euro per gli anni 2009/2010 (Legge 185/2008 art. 30/bis) riteniamo che sia stato dato il massimo possibile e di questo vogliamo ringraziare il Ministro, il Presidente Berlusconi ed il Parlamento. Detto ciò non è quindi pensabile chiedere o pretendere di più; si tratta al contrario di investire in idee e risorse umane da dedicare a questo grande progetto di rilancio; nel nostro settore ci sono idee, competenze e professionalità. Che il Ministro le individui e le metta a lavoro.
QUARTA DOMANDA
Criticità particolari da segnalare
La situazione è così grave che a questa domanda non ci sentiamo in grado di rispondere, ci permettiamo solo di segnalare la necessità di dotarsi di un “osservatorio statistico e scientifico” per l’acquisizione di dati e l’elaborazione degli stessi.
La criticità più grave è infatti la mancanza di dati e numeri certi, come si fa a parlare di rilancio di un settore se i dati di partenza in nostro possesso sono frammentari, insufficienti, parziali e le conoscenze superficiali ed approssimative?
Nella speranza di aver dato un contributo apprezzabile auguriamo al Ministro Zaia un buon lavoro e ci mettiamo a sua completa disposizione".



















22/05/2012


