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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Stati Generali dell'ippica, la relazione di Giunta

RELAZIONE presentata da DIEGO GIUNTA, giornalista e tecnico ippico, agli Stati Generali dell’ippica, organizzati a Roma dal Ministero per le Politiche, Agricole e Forestali:

PREMESSA
L’ippica è uno sport che si regge sull’armonico equilibrio delle sue componenti fondamentali: - allevamento: produzione della materia prima, i cavalli da corsa, con occhio, dovuto, alla qualità
-proprietà: acquisto del materiale prodotto dall’allevamento sia italiano che di altri Paesi
-agonismo sportivo: il cuore del processo, fatto di cavalli, uomini, ippodromi, corse, regole
-scommesse e loro strutturazione: fonte di energia primaria per la sussistenza del sistema, spettacolo e sua diffusione, catalizzatore, oggi fondamentale, di tutte le fasi del processo.
Le componenti, tra loro, sono in rapporto ciclico, interdipendente ed equilibrato: l’UNIRE e gli Enti tecnici ne sono stati, fino al ’98, i controllori e gli armonizzatori. Oggi non più. Il sistema è stato devastato e l’equilibrio sconvolto: occorre ripristinarlo intervenendo su ognuno dei fattori citati. Dal momento che mi dedico, da 40 anni, al settore ippico, a tempo pieno, sia come giornalista, che con incarichi tecnici e funzioni di controllo e disciplina sulle corse, conosco bene:
- i cavalli da corsa, che perizio regolarmente da 40 anni
- il Regolamento delle corse, che applico e che, di recente, ho anche insegnato
- la Programmazione delle corse: da anni sono consulente per l’ippodromo di San Siro (con Capannelle, il più importante complesso d’Italia), redigendone i libretti programma.
In pratica provvedo, secondo i dettami dell’UNIRE e i desiderata della Società di Corse, alla distribuzione del montepremi assegnato. Delle componenti summenzionate, quindi, è quella agonistico-sportiva che mi interessa. Solo su di essa mi soffermerò, per motivi di competenza specifica.

1) Cosa propone per la riorganizzazione e il rilancio del settore ippico italiano?

Le corse sono disciplinate da un REGOLAMENTO DELLE CORSE, che ha radici ippiche lontane (fine ‘800) ed è stato, necessariamente, rivisitato, specie negli ultimi 20 anni, in chiave, quasi esclusivamente, burocratica ed amministrativa, diventando, in molti punti, ingarbugliato, contraddittorio , sovente lacunoso, talvolta, antisportivo. Ne sono scontenti tutti. La diversa sensibilità dei tempi moderni impone di rivedere attentamente le norme in oggetto, con un occhio particolare ai fruitori di quel Regolamento, che non sono solo gli addetti ai lavori, ma anche il pubblico che scommette, cui la Televisione dà immagini e commenti per giudicare, creando così un’opinione pubblica che conta, e che si riflette, pesantemente, sul sistema (quasi sempre con danni di immagine e più gravi danni indotti di sfiducia e abbandono).
Un particolare e importante aspetto del Regolamento è quello della Giustizia sportiva, che deve essere equa, certa e rapida, più sostanziale. Un altro aspetto di malessere e di turbativa (sempre trascurato), è la questione basilare del “lavoro nero”, intollerabilmente accettata, coprendosi gli occhi e turandosi il naso. In senso più lato, però, il Regolamento deve riguardare anche lo spirito fondamentale delle corse, che è quello di premiare i cavalli meritevoli, permettendo loro di correre e di vincere, come oggi non avviene, per un criterio di distributività mortificante, esageratamente applicato.
Trova posto nell’ambito del Regolamento, anche la questione degli ippodromi, che potrebbero pure aumentare, per meglio distribuirsi geograficamente, sempre, però, con funzione tecnica definita: di selezione (basilare), di complemento , di alternanza, di integrazione, di promozione.

2) Per raggiungere quali obiettivi e in quali tempi?

L’obiettivo è il raggiungimento dell’AFFIDABILITA’ delle corse e della loro CREDIBILITA’, al fine di formare (con un sistema che funziona, previene e punisce), un’opinione pubblica, in larga misura, soddisfatta, e di proporre un’attrattiva per i capitali di investimento, invitati dal clima di fiducia generato (cose da anni già successe all’estero). Tempi? Un anno per riformare e un anno per sperimentare e per le opportune correzioni. Se le cose saranno fatte, eseguite e controllate bene, allora potremo ricavare i primi frutti.

3) Con quale politica di investimenti?

Limitatamente al comparto che ho enucleato, ritengo utili almeno due politiche di investimento:
- quella che miri a migliorare e rendere definitiva l’infrastruttura informatica
- quella che incentivi le eccellenze e le professionalità dei dipendenti e dei collaboratori della P.A. (UNIRE), e, naturalmente, degli operatori sottoposti.
Per la prima i tempi non sarebbero neanche tanto lunghi. La seconda è a medio-lungo termine: date l’evidenza e la basilarità non c’è bisogno di commenti. Nel breve termine, il costo più alto, relativamente alla parte qui considerata, sarebbe, così, quello della Banca Dati, finora costata diversi miliardi all’UNIRE e ben poco funzionante (di concezione arretrata, lenta, largamente incompleta e scarsamente utilizzabile).
Comprare il sistema francese, chiavi in mano, costa probabilmente meno, credo qualche milione di euro (a metà anni ’90 fu offerto e rifiutato…) per un miliardo di lire). Ma anche quello inglese non è da sottovalutare. L’importante è che “detto sistema” va preparato, seguito, implementato con esperti ippici al fianco.
Una Banca Dati che funziona è fondamentale, oggi, nel nostro comparto. E’ una struttura di servizio imprescindibile, che si tradurrebbe in sicuro risparmio di tempi di lavorazione, risorse e uomini e in una fonte di produttività, di utilità e affidabilità inimmaginabili.

4) Criticità particolari da segnalare?

Per il suo carattere ciclico e interdipendente, il fenomeno ippico è in crisi in ogni sua componente. Quella centrale, cioè sportiva e agonistica, è un punto, a mio avviso, da cui cominciare a ricostruire. Perché non si può pretendere di vendere bene una patacca, o, comunque, ritenuta tale. Solo un prodotto buono giustifica, alla lunga, l’investimento su Televisione e ristrutturazione delle scommesse (per queste ultime i contratti in essere scadono nel 2015), con quel che segue. Però è chiaro, che se si vuole imitare il modello francese, almeno nei fondamenti, occorre restituire all’ippica (leggi UNIRE o suo successore pubblico/ privato) il controllo su tutta la catena di montaggio del prodotto, mantenendo un mercato libero, non deregolato, bensì controllato.
A mio avviso, sarebbe, inoltre, importante costituire, subito, un osservatorio specifico sulle scommesse ippiche formato dagli Istituti interessati (AAMS, UNIRE, MIPAAF), dai delegati all’accettazione delle stesse e da esperti in materia, per restituire razionalità e semplicità al sistema, in attesa del decisivo rinnovamento del 2015-2016.
In sostanza,il succo del mio discorso è: ammesso di produrre un’argenteria di prim’ordine (con l’allevamento, innanzitutto, ma poi ci sono anche allenatori, fantini, artieri, veterinari, maniscalchi ecc. i raffinatori) sarebbe cosa quasi inutile, se non avessimo altrettanta cura nel mantenerla in esposizione e venderla integra, lucida e pulita.