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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Scoprire la magia della relazione con il cavallo!

Le riflessioni che condivido con voi oggi sono il frutto di una mia ricerca personale e del lavoro fatto su di me in questi anni, con l’aiuto dei cavalli, ma non solo, anche di tante persone che mi hanno influenzato e dell’ambiente circostante. Ho scelto di portare al convegno Relazione di Cavalli a Roma questa foto di me da piccola, perchè racchiude molti significati a me cari e che proverò a trasmettervi.
Guardare questa foto serve a rimettermi in contatto con le mie emozioni; io sono una persona molto razionale, cerebrale, e quando ritrovo questo stato d’animo ho la possibilità di entrare nella magia della relazione con il cavallo. Di questi significati, il primo è l’animo puro e libero da sovrastrutture al quale cerco di tendere; il secondo è l’attrazione reciproca e il conforto che si può trovare uno nell’altro;
 il terzo è il superamento di barriere che emergono continuamente, e che possono essere infrante solo se evitiamo di focalizzarci su di esse.

Ho vissuto dei periodi di studio e di attaccamento alla tecnica molto profondi, e sottolineo che la competenza e la conoscenza che possiamo acquisire sono fondamentali per esprimere il nostro rispetto verso il cavallo. Tuttavia credo che nel momento in cui si cerca una connessione profonda con un altro essere l’energia passa meglio attraverso il cuore. Un po’ come quando si dice “impara l’arte e mettila da parte”. Qui mi riferisco in generale anche all’equitazione, non possiamo prescindere dalla conoscenza se vogliamo offrire al cavallo un’attività equestre coerente e la miglior gestione possibile. Ora su questo argomento non intendo dilungarmi; ho disegnato uno schema in cui, nella sfera dell’uomo, ho indicato tutti i valori che cerco di nutrire in me e ognuno di questi ha la sua importanza nell’offrire al cavallo benessere. Tale benessere è il fondamento su cui creare la relazione.

Riguardo all’assenza di giudizio questo è forse uno dei punti più difficili da digerire per l’uomo, ma è alla base di uno scambio equo, alla pari. La tendenza a vedere le cose come giuste o sbagliate, o con un fine preciso può portare lontano dalla connessione. Non dovremmo permetterci di giudicare le persone con cui condividiamo la stessa specie, figuriamoci un cavallo che appartiene ad un’altra.

Se ripenso all’ “io bambino” che ho portato con la foto iniziale, mi viene in mente una frase che ho letto in uno dei tanti libri - “Immergetevi completamente in ciò che fate, con lo spirito che avrebbe un bambino” (Nansen Osho). In questa spontaneità posso lasciarmi trascinare dall’attrazione profonda che provo per il cavallo, e lui lo percepirà.
Io scelgo i miei momenti di meditazione in presenza del cavallo e lavoro sul mio respiro, sulla sensazione di avere i piedi per terra, di radicarmi al suolo. Penso ad una pianta e a come essa accoglie su di se qualunque evento climatico, nei limiti della sua resistenza. sento che sono ben piantata, presente. Il mio corpo e il mio cuore vanno insieme e i pensieri come il vento o la pioggia, mi sfiorano e scivolano via.

Se riesco a connettermi con le mie emozioni, se uso l’energia del cuore come via di comunicazione tra me e l’altro, sento che siamo insieme.
Mentre io devo fare un certo lavoro su di me per trovare questi stati d’animo, il cavallo, per sua natura, è già così. In questo diventa un maestro per me, un esempio di presenza e grandezza.
I cavalli sono molto diversi tra loro e hanno le loro paure, i loro fantasmi come li abbiamo noi. In certi momenti siamo noi a prendere molto della loro stabilità, in altri sono loro ad aver bisogno del nostro aiuto per affrontare alcune situazioni difficili.
Secondo me l’importante è capire che la relazione è qualcosa che si rinnova in ogni istante, e la stessa lettura che noi diamo di essa è effimera.
Oggi è diverso da ieri, niente si può ripetere uguale. E ogni relazione uomo cavallo è fatta da due individui unici e ha le sue particolarità quindi è molto difficile generalizzare. Per questo preferisco parlare di me.
Io cerco un rapporto col cavallo perchè è una fonte di gioia e di conforto. Il cavallo sa capire i miei stati d’animo meglio di come lo so fare io stessa, e mi ricorda quando è il momento per essere produttivi, e creativi, e quando no.
Io mi sono resa conto che man mano che il benessere del mio cavallo cresceva grazie al miglioramento delle sue condizioni di vita, io lo vedevo più felice e al tempo stesso calava la mia necessità di raggiungere degli obiettivi di natura equestre. È da questo punto che si può scrivere una nuova pagina, perchè ci sono i presupposti giusti per iniziare.
Mi rendo conto che raggiungere questo tipo di consapevolezza è di per se un grande risultato, e non si parla di un risultato equestre bensì di un risultato personale di crescita. Non nascondo che questo tipo di percorso ha attraversato momenti bui anche abbastanza lunghi e frequenti, però man mano che vado avanti capisco che ogni momento difficile rappresenta un’opportunità e le difficoltà durano sempre meno, perchè è cambiata la mia percezione di esse.
I cavalli mi stanno insegnando ad abbandonare il superfluo e ritrovare l’essenziale. nel mio diagramma ho ritratto l’uomo e il cavallo nella loro essenza. Quando parlo di superfluo mi riferisco sia alla rigidità e alle sovrastrutture mentali che ci possono essere, sia agli oggetti propriamente detti. Basta poco, perchè tutto ciò che mettiamo realmente o figuratamente tra noi e il cavallo diventa una barriera.
Su questo argomento ho scritto un articolo uscito di recente su cavallo2000, ma qui lo riassumo brevemente: quello che serve siamo solo noi e il cavallo, e non conta quali procedimenti mettiamo in atto e con quali metodi o sistemi. Se riusciamo a essere presenti a noi stessi, la magia in un modo o nell’altro si presenterà.
Per concludere vorrei sottolineare che il fine ultimo di questa relazione per me è la connessione con tutte le cose, che qui ho rappresentato come ambiente. Il cavallo è per noi un collegamento con il cosmo e la sua energia nel momento in cui per noi è più difficile relazionarci direttamente con l’ambiente. Al tempo stesso, nel futuro vedo sempre più chiara l’immagine dell’uomo al servizio del cavallo e della salvaguardia della sua natura. Grazie a questi punti di connessione di cui il cavallo fa parte, raggiungo quello stato che io chiamo di gratitudine universale.