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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Sardegna, dove i cavalli sono ancora selvaggi

I cavallini selvaggi di Aritzo
I cavallini selvaggi di Aritzo

E’ DA DIVERSO TEMPO che Obbiettivo Impresa,  l’azienda di sviluppo di Macomer che si occupa del “Piano integrato di sviluppo territoriale” per promuovere il Margine, la Planaria, il Montiferru, la Barbagia e il Mandrolisai,  ha intuito con lungimiranza la grande risorsa turistica, agricola e ambientale che il turismo equestre può rappresentare soprattutto per i paesi dell’entroterra. In questo spirito va letta la presenza dei Comuni del territorio nell’ambito delle ultime manifestazioni fieristiche legate al mondo del cavallo: Equitrentino a maggio e soprattutto la recentissima Fieracavalli a Verona.
Lo stand della Sardegna, molto apprezzato e frequentato dai visitatori di entrambe le manifestazioni, ha infatti presentato, oltre alle specialità gastronomiche, gruppi folkoristici e riproduzioni delle tante bellezze archeologiche disseminate sul territorio secondo una filosofia precisa che tende ad andare incontro ai potenziali turisti fornendo loro un “assaggio” delle tante affascinanti realtà delle quali è ricco l’entroterra sardo. Ma la Sardegna, si sa, è soprattutto terra di cavalli e a loro è stato giustamente affidato il ruolo di testimonial della Regione. Poter raggiungere un sito archeologico dopo aver percorso sentieri incontaminati al ritmo lento del passo di un cavallo pone nello stato d’animo giusto per entrare in sintonia con i luoghi che si vogliono visitare. Ci consente di tornare veramente indietro nel tempo e di assaporare quello che il turismo di massa non è più in grado di donarci.
Forse soprattutto per questo il turismo equestre si va conformando come un vero e proprio settore dell’economia del Paese . Infatti dal 1995 ad oggi ha decuplicato il valore del proprio mercato (da 4,6 milioni di euro agli attuali 44 milioni di euro), attivando effetti indotti attorno ai 9 miliardi di euro l’anno. Un modo di viaggiare alternativo e soprattutto destagionalizzato che può giocare un ruolo sociale fondamentale per la conservazione  dei Centri Minori  e per la preservazione del territorio, che altrimenti può andare incontro a seri rischi idrogeologici.
Ma non è tutto. L’entroterra della  Sardegna contiene anche delle “isole” incontaminate dove alcune mandrie di equini possono ancora vivere e riprodursi in completa libertà così come avveniva migliaia di anni fa.  Un mistero affascinante che potrebbe rivelarci, se adeguatamente studiato, molte cose ancora sconosciute sui cavalli e su come si siano diffusi sul nostro territorio. Ovvio l’interesse dimostrato da veterinari ed etologi e grande la speranza che si possa  dare il via a un progetto di studio etologico sul modo di agire di questi animali, progetto che potrebbe fornire preziose indicazioni anche sulla psicologia e sul comportamento dei cavalli domestici. Ma a fianco dell’interesse scientifico, da più parti appassionati e semplici curiosi, osservando le foto dei cavalli presenti sulle montagne del Gennargentu, hanno espresso il desiderio di poter andare sul luogo e, forniti di cannocchiale, poter finalmente realizzare un sogno: osservare dei cavalli che vivono liberi in una natura incontaminata.
Una opportunità da valorizzare non solo per lo stesso sviluppo turistico del luogo, ma anche perché rappresenterebbe una preziosa fonte di informazione per quanti hanno poi quotidianamente a che fare con i nostri amati, ma forse ancora poco compresi, cavalli domestici.