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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Salto ostacoli, belle parole e giustificazioni non bastano più.

Duccio9 Bartalucci
Duccio9 Bartalucci

"All'inizio dell'anno prevedevano una bella stagione per il salto ostacoli italiano. Poi c'è stata un’interminabile sequenza di incidenti ai nostri cavalli e cavalieri. Nel 2022 cercheremo di risalire la corrente, anche inserendo nella squadra azzurra nuovi binomi validi"

Il commissario tecnico federale Duccio Bartalucci non si nasconde dietro un dito nel commentare un 2021 internazionale quasi catastrofico per l'Italia. Come sempre, le parole sole non basteranno però per rimettere in piedi la specialità principe della nostra equitazione che purtroppo non ha finito di soffrire. Le ultime cattive notizie sono il ritiro dall'attività agonistica di Ottava Meraviglia, la brava partner di Paolo Paini, e il trasferimento in Inghilterra, come allenatore, di Lorenzo De Luca, vincitore di Coppa delle Nazioni e Premio Roma a Piazza di Siena

Rimedi veloci non ce ne sono in una disciplina in cui la maturità di cavalli e cavalieri (e ovviamente amazzoni) avviene con gli anni, ma qualche strada nuova (o vecchia e dimenticata) dovrà essere percorsa. Fondamentale come sempre l'ampliamento del parco cavalli, necessità riconosciuta dallo stesso Bartalucci e dai migliori osservatori. Però, vista la situazione, sarebbe opportuno anche riportare il tutto dentro casa, in Italia, a partire dai veri protagonisti, gli atleti a quattro gambe. "Ai tempi dei D'Inzeo il cavaliere contava il 50% sul risultato, ora non va al di là del 30%" parole dello stesso Bartalucci, che ha vissuto di persona il periodo di transizione dagli Anni Settanta ad oggi. 

L'allevamento nostrano va potenziato con ogni mezzo, anche psicologico, e il prodotto nazionale inserito nel giro giovanile dei Centri Ippici, chiedendo esplicitamente agli istruttori di puntare sui cavalli italiani e diminuire significativamente la proposta, agli "ippo babbi", dell'acquisto di quelli esteri. La Federazione italiana Sport Equestri dovrebbe, a proposito di esterofilia, anche privilegiare l'inserimento in azzurro di cavalieri e amazzoni che lavorano in Italia, spostando su di loro tutte le cure e le attenzioni, che ora vanno invece anche a chi opera oltr'Alpe. Coinvolgendo in questo gli Enti Militari e Paramilitari. Quanti Paesi accetterebbero che cavalieri con la loro divisa stiano stabilmente fuori dal territorio nazionale?

Sarebbe opportuna pure - da parte di tutti, media compresi - una maggiore severità di giudizio sui risultati, abbandonando frasi incongruenti tipo "ai piedi del podio", "siamo nella top ten", "storico quinto posto". Un celebre allenatore affermava che il secondo è il primo degli ultimi ed è noto quanto dicono gli americani: "Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta"