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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Sabato Derby inglese. Dettori cerca il tris con un cavallo dell'Aga Khan

LONDRA. Il primo sabato di giugno nella contea del Surrey si disputa la corsa di galoppo che consegna alla gloria imperitura. Il Derby di Epsom è qualcosa di più di un evento sportivo, ha un potere attrattivo tale da fermare una Nazione, l'Inghilterra, che si tramanda da secoli la passione per il purosangue.
Un viaggio lungo 2420 metri per i puledri di tre anni, che partiranno sulla retta di fronte, nascosti dagli alberi e dalla leggera pendenza che impedisce la vista dalla tribuna.
Quando le gabbie si aprono ecco quella scintilla che fa scattare come un tappo di champagne un campione che in quel momento riceve un input: galoppare più forte dei compagni di viaggio verso quel cerchietto rosso là davanti a un oceano di folla trepidante. Gli aspiranti al Nastro Azzurro si incammineranno in fila indiana probabilmente, qualcuno azzarderà una progressione esterna, cercherà di emergere prima degli altri, giocando d'anticipo per prendere la miglior possibile nell'affrontare la dirittura. Già la dirittura. Una striscia verde smeraldo, che scende prima e risale: insidiosa e micidiale poi, per 800 metri. Quelli della verità. Quando chi è al comando cercherà di allungarsi allo steccato, chi dovrà recuperare produrrà uno scatto importante a centro pista, sostenuto energicamente dal fantino o svegliato da un colpo di cravache.
Così la memoria di un romanzo meraviglioso come la grande corsa nella piana di Epsom regala le suggestioni ottocentesche di Fred Archer che porta al successo Ormonde, uno dei più grandi di sempre, che nel gotha mondiale del purosangue figura accanto a Man O'War, Ribot e Secretariat. Il 1865 regalò la prima volta di un cavallo nato fuori dall'Inghilterra, fu il francese Gladiateur a conquistare l'alloro più prestigioso nell'isola britannica. Il Novecento ci ha regalato splendide galoppate: indimenticabile quell'acuto di Slip Anchor, irresistibile nel percorso di testa orchestrato da Steve Cauthen, un jockey di suprema genialità. Chi sulla dirittura del Surrey ha regalato un brivido agli amanti della corsa all'attesa è stato il biondo Lammtarra, suo il graffito del Derby 1995, una pennellata di Walter Swinburn, regale in sella.
Storie di grandi fantini, quella di Epsom. Ad esempio Lanfranco Dettori ha montato 22 volte nel Derby che per lui sembrava una corsa stregata. Poi nel 2007 è arrivato il primo brindisi con Authorized e nel 2015 il secondo hurrah montando Golden Horn. Sabato Frankie cerca il suo terzo successo. Approda al tondino della corsa con più magia di tutto l'universo del turf indossando la casacca di raso verde e rosso dell'Aga Khan. Come dire che un jockey veste la Storia del galoppo. Hazapour, il cavallo che l'italiano di Londra monterà, si gioca a 9 contro uno ed è il terzo favorito della corsa. All'ultima uscita ha vinto un gruppo tre a Leopardstown, in Irlanda.
Per il 47enne jockey italiano il triplo ad Epsom non è impossibile anche se i tecnici si sono schierati per Saxon Warrior, facilissimo vincitore a Newmarket delle Duemila Ghinee e quotato 4 contro 5. L'alternativa è Roaring Lion, pedigree americano e training di John Gosden. Ha vinto le Dante a York, prova di gruppo 2 che resta un buon viatico per la galoppata più suggestiva del calendario.