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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Roberto Ciufoli: volto da attore, cuore di cavaliere

Roberto Ciufoli è un attore, doppiatore, comico e regista, insomma un volto molto noto della televisione e del cinema italiani. Tutti lo conosciamo come membro del quartetto comico “La Premiata Ditta”, è stato inoltre protagonista di tanti film e fiction televisive (Don Matteo, I ragazzi della III C, Incantesimo 9, Distretto di Polizia, Rocco Schiavone 2, per citarne alcuni). Ha prestato la sua voce per i personaggi di famosi film d’animazione, come  La gabbianella e il gatto, Galline in fuga, L’era glaciale 4. E ancora numerosissimi sono i suoi spettacoli teatrali, sia con la Premiata Ditta che da solista.
E fin qui, non solo sono notizie che tutti conoscete, ma vi starete anche domandando cosa c’entra tutto questo con Cavallo2000. Che cosa c’entra un attore famoso come Ciufoli con il mondo dei cavalli lo possiamo chiedere direttamente a lui che, capitato a Pisa per le riprese del suo ultimo film per RAI Fiction Enrico Piaggio, un sogno italiano (che sarà sullo schermo il prossimo autunno), non ha saputo resistere alla tentazione di farsi una girata a cavallo, avendo a disposizione un paradiso per tutti gli amanti di cavalli e natura quale la Tenuta di San Rossore. “Porto sempre gli stivali da cavallo con me” ha risposto accettando subito l’invito per una passeggiata che senz’altro gli ha permesso di scoprire un lato non a tutti noti del territorio pisano.

Roberto, com’è andata questa escursione a cavallo?
È andata magnificamente, è stata una passeggiata meravigliosa di tre ore e mezza, passate in quel posto meraviglioso che è la Tenuta di San Rossore che conoscevo soltanto di nome e per racconti; è stata un’esperienza bellissima. Siamo arrivati fino al mare: una grande emozione.

Facciamo un passo indietro, quando è nata la tua passione per i cavalli?
Ho sempre amato i cavalli fin da bambino, la mia mamma mi raccontava che fin da piccolissimo era attratto e affascinato da questi meravigliosi animali.
Ho iniziato però a montare più tardi, verso i vent’anni, ma – dato che comincio ad avere “una certa età” – posso dire ormai che è una passione lontana nel tempo, che mi caratterizza da tanti anni.

Qual è stato il tuo primo approccio con i cavalli e con l’equitazione?
Ho iniziato ad andare a cavallo con passeggiate in campagna, un approccio da autodidatta totale, poi ho continuato e ho imparato con passione, e anche con tante cadute. In vita mia avrò preso forse un paio d’ore di lezione, non di più, il resto l’ho rubato con gli occhi osservando tutto per poi applicarlo man mano con l’esperienza.

Adesso sei un giocatore di Polo, giusto? Come sei arrivato a questo sport?
Sono arrivato al Polo sempre per la passione di provare nuove emozioni a cavallo e con il cavallo. Ho montato tanto con la monta da lavoro e l’equitazione da campagna che mi hanno portato a vivere il cavallo in tante sfaccettature diverse, nella monta da lavoro in particolare si ha uno “scopo” preciso, ovvero quello di fare qualcosa insieme. Il gioco mi è sembrato un punto di arrivo di questa esperienza e così ho aggiunto una finalizzazione a quella che era la mia passione. Quello che mi ha attratto da subito del Polo è il fatto che si deve raggiungere in brevissimo tempo una grandissima sintonia con il cavallo: occorre fare tante cose insieme e molto velocemente. Serve per questo coordinazione e grande complicità con il cavallo che spesso non è il tuo, ma uno che monti lì per lì e con il quale sei chiamato a creare un rapporto di intesa e di fiducia.

Immaginando le fatiche e gli impegni del tuo lavoro viene naturale chiedersi, e chiederti, come fai a trovare il tempo per questa attività…
Me lo chiedo anche io! Lo ritaglio con fatica, ma è il mio “pensiero felice”, un po’ come per Peter Pan, e cerco di fare in modo di poter ricavare questi momenti il più possibile proprio per questo: perché mi rendono un uomo felice.

Hai un cavallo tuo adesso? Quanti ne hai avuti?
Adesso non un ho cavallo mio, purtroppo, è una sensazione brutta, mi sento un uomo a piedi, anche se so che questo non durerà per tanto tempo. Devo trovare le condizioni per riuscire a godermi il cavallo, come è stato in passato. Ne ho avuti diversi infatti, sia maremmani, che avevo a casa, con i quali ho fatto viaggi, transumanze e passeggiate. Ho avuto poi cavalli da Polo e, visto che continuo a montare con tanta voglia e tanta passione, credo che succederà presto: tornerò ad essere un uomo in sella e non più un uomo a piedi!

Quali sensazioni ti regala la sella, nonostante tutte le fatiche per ritagliarsi momenti liberi, e perché non ci rinunceresti?
Non rinuncerei – e non rinuncerò mai – a tutte le emozioni che mi dà montare in sella perché sono quelle che poi mi permettono di avere un rapporto equilibrato con tutto il resto. È il mio momento felice: irrinunciabile.

Non solo Polo… tu ami anche la monta da lavoro e hai fatto più di una volta l’esperienza di una transumanza, non è certo “cosa per tutti”…
Ho fatto per vent’anni transumanze.  La transumanza consiste nel portare cavalle con puledri, a volte fino a 150 capi, dal fiume alla montagna per il periodo estivo, per poi andare a riprenderli facendo il viaggio a ritroso. Io ho fatto più spesso il viaggio verso i monti. È un’esperienza meravigliosa con un doppio volto: prima di tutto è un’esperienza personale con il tuo cavallo, devi imparare a gestire la tua fatica e la sua, un modo unico per conoscersi davvero e a fondo. Impari però anche a gestire il tuo cavallo insieme a tanti altri, nelle situazioni più disparate che si vengono a creare: avvengono cose che sono emozionanti e commoventi, come la nascita di un puledro durante il viaggio, che subito si mette in piedi e segue la madre. Senti il cavallo che in tanti momenti avrebbe quasi voglia di imbrancarsi insieme agli altri, avvertendo il richiamo della mandria, ma al tempo stesso percepisce il senso del lavoro e dà il massimo.
Sono successe anche disgrazie o incidenti, episodi forti che lasciano un segno indelebile. A tutto questo si aggiunge la possibilità di vedere posti bellissimi, in tutti gli orari e nelle più diverse condizioni di tempo: di giorno, di notte, con l’afa e il caldo, ma anche sotto la pioggia o i temporali. Momenti di avventura indimenticabili, fare i butteri per una settimana l’anno significa godersi un rapporto con natura e cavalli pieno, insieme a 30-40 persone, una volta eravamo addirittura 70, un’esperienza formativa anche dal punto di vista umano. La transumanza è un viaggio, non solo a cavallo, ma anche nelle tradizioni, con un percorso che permette di riportare a galla usanze paesane spesso quasi dimenticate. Ricordo il parroco nei paesi che aspetta il nostro arrivo, insieme al sindaco, per accoglierci e benedire la mandria. Le signore che ci rifocillano con cibi tipici e un bicchiere di vino. Dici che la transumanza non è “cosa per tutti”, ma io dico invece che dovrebbero farla tutti quelli che hanno voglia di vivere un’esperienza forte e formativa.

Quale è la tua disciplina equestre preferita?
Mi piacciono tutte, perché mi piace veder muovere i cavalli. Quelle che mi affascinano di più sono proprio le discipline che conosco meno perché mi incuriosiscono. Non ho mai fatto salto a ostacoli, per esempio, dressage, oppure monta americana a livello agonistico, anche se devo ammettere che fra tutte la mia preferita rimane il Polo.

Ti è mai capitato di coniugare passione e lavoro? Hai mai girato un film a cavallo?
Non ho mai girato un film a cavallo, devo confessare che è il mio sogno nel cassetto, spero che questo avverrà presto!

Se tu potessi scegliere tra tutti i film in cui sono protagonisti i cavalli, a partire dai mitici western con John Wayne naturalmente, quali avresti voluto girare?
La domanda è difficile, ma la risposta è molto semplice: tutti.

Lo scorso anno (aprile 2018) hai partecipato ai FISE Awards, ospitati al Salone Margherita, con lo spettacolo “Tipi”: di cosa si è trattato esattamente?
È stato dare un contributo a una manifestazione bella per la FISE con la quale ogni tanto collaboro, e molto volentieri. È un recital comico che racconta le diverse tipologie umane e che ci porta ad analizzare e scoprire i lati più nascosti ed esilaranti dell’essere umano. Un’ora e mezzo di “galoppata” molto molto divertente.

Hai in programma di riuscire ancora a unire la passione per i cavalli al tuo lavoro di attore?
Magari! Mi piacerebbe tantissimo girare scene a cavallo come dicevo prima. In passato è successo che un mio cavallo sia stato utilizzato in scena, anche con la Premiata Ditta. Poi ho fatto lo speaker al torneo di Polo che si è svolto durante l’ultimo concorso ippico di Piazza di Siena, insieme a Gianluca Maggini, speaker ufficiale. Anche questa è stata un’esperienza divertente.

Torniamo alla città di Pisa che ti ha ospitato in questi giorni… quale è il ricordo più bello che ti porterai via? La piazza dei Miracoli o il miracolo di San Rossore?
Devo essere onesto: Piazza dei Miracoli è meravigliosa, unica al mondo, ogni volta che la vedo, e l’ho vista diverse volte, rimango colpito ed estasiato, ma l’emozione di San Rossore, della bellezza della natura che ti si offre in modo anche inaspettato, specialmente quando l’uomo fa il meno possibile per intaccarla, è un’emozione che in questo caso mi porterò dentro senz’altro più della Piazza dei Miracoli!