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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Rispettare individualità dei cavalli, unica via verso il benessere

Caterina e Zante
Caterina e Zante

In questo articolo desidero raccontare un nuovo capitolo della mia storia di vita coi cavalli.

Nel mio precedente (vedi Cavallo2000 del 21/8/19) ho raccontato del mio compagno equino Green Spirit, ex trottatore molto problematico recuperato dalle corse. Ho voluto parlare di noi perché abbiamo iniziato a Febbraio 2019 un percorso poco noto ai più, il Friendship Training di Chuck Mintzlaff (per chi fosse interessato ad approfondirne natura e contenuti consiglio di visitare il sito www.friendshiptraining.org.) che ci ha aiutati entrambi in modo sorprendente e profondo.

Questa volta vorrei invece parlare di una cavalla, anche lei parte della mia famiglia: Zante. 

Questa maremmana di oramai 26 anni l'ho incontrata nel Novembre del 2014, a seguito di un sequestro effettuato dalla protezione civile. Zante era stata abbandonata in un box in gravi condizioni igienico-sanitarie, dopo essere stata sottoposta a maltrattamenti di ogni tipo che il lettore può facilmente immaginare. Una mia conoscente decise di adottarla, provvedendo alle spese di mantenimento ma lasciando a me custodia e cura.

Quando Zante arrivò era palesemente sotto shock, talmente disorientata e impaurita da risultare “ubbidiente” come un automa. La prima volta che tentai di avere un contatto fisico con lei sembrava paralizzata; gli occhi sbarrati, la mascella serrata… Era tutta rigida e bloccata ma pronta a scattare come una molla per un nonnulla. Impensabile accarezzarle il muso, si sottraeva al più lieve contatto della mano quasi che fosse ferro incandescente. Ogni movimento nelle vicinanze della testa doveva essere fatto con la massima cautela e circospezione, sennò, in preda al panico, si impennava, arrivando a strappar via e addirittura a rompere longhine e capezze.  In particolare, mettere e togliere la capezza era un momento davvero delicato, se si sentiva troppo chiusa o se la capezza esercitava un po’ più di pressione sul setto nasale, la reazione era immediata e si alzava su “a candela”! Perfino il tono della voce doveva essere dolce e pacato, sennò si impauriva. Il disagio emotivo era ovviamente collegato e accentuato da problematiche di salute di varia natura sulle quali sarebbe troppo lungo indugiare qui.

Appena arrivata la misi nel paddock adiacente a Green Spirit, e si instaurò subito tra loro una relazione forte ma che definirei anche, a tratti, morbosa e pericolosa. Era quasi frustrante vederli comunicare i primi tempi, le uniche modalità comunicative che esprimessero erano di aggressività: sentirli continuamente “strillare” era un concerto assai singolare. Una volta che gli animi sembravano un po’ più quieti provai a metterli insieme nello stesso recinto. 

Fu una scelta fortunata visto che non avevo trovato ancora un cavallo che “sopravvivesse” al temperamento del mio Green. Anzi, Zante si rivelò essere la compagna ideale in quanto a caratteraccio: la mole e l'indole maremmana le fornirono gli strumenti necessari per rendere il dispotico Green molto più mansueto. Con il mio cavallo è stata prepotente ed aggressiva fin dall' inizio, lo controllava e lo seguiva ovunque, spostandolo continuamente. 

Nel corso del tempo il carattere di Zante andò delineandosi maggiormente, dimostrando di essere più accondiscendente e collaborativa nei miei confronti, ma emotiva e sospettosa nei confronti degli sconosciuti, soprattutto se uomini. Le sue reazioni nei confronti dell’ambiente circostante rimanevano sempre dettate da uno stato di costante allarme, non era mai serena e tranquilla. 

Il suo attaccamento morboso per Green mi poneva poi delle difficoltà gestionali: era capace di sfondare palizzate alte e robuste se lo allontanavo da lei (pur se rimanevamo nel suo campo visivo). Cadeva in uno stato d’ansia e profonda agitazione, cosa che non accadeva se allontanavo lei da lui. Mi dava come l'impressione che essere lasciata lì da sola fosse un affronto intollerabile.  Se invece c'ero io con lei, e non era Green a essere accudito, allora tutto andava bene. 

Queste sue modalità relazionali le ha poi riproposte anche alcuni mesi dopo, una volta inseriti finalmente in un branco più ampio. L'unico a cui ha riservato un comportamento differente è Faggio, un puledro maremmano che ha conosciuto all'età di un anno e mezzo. Con lui Zante pareva un'altra cavalla: era una “mamma” dolce, paziente, protettiva e presente.

Questo suo modo ambivalente d'essere, tanto docile e “sull’attenti” con gli umani quanto aggressiva e prepotente coi suoi simili, mi dava molto da pensare. Nonostante vivesse adesso in un branco ampio continuava a controllare Green in modo ossessivo, arrivando ad essere violenta con lui senza nessuna ragione apparente.

Forse era anche lei alla ricerca di un equilibrio, che neppure una vita da vera cavalla tra i boschi, (ma anche accudita amorevolmente) riusciva a darle. Certo, i miglioramenti rispetto al 2014 c'erano stati, anche evidenti ma, come per Green, rimaneva una zona d'ombra dentro di lei che le impediva di essere serena e fiduciosa sia con umani che con equini. 

Ero però determinata nel trovare il modo di aiutarla. Così, visti i profondi cambiamenti avvenuti in Green una volta iniziato il Friendship Training, decisi di intraprendere anche con lei questo percorso. L’ elemento che mi spinse a questa decisione fu l'acuirsi degli attacchi di Zante contro Green. Ciò impediva che anche lui potesse ritrovare un po' di armonia e serenità! Così presi il coraggio a due mani e buttai il cuore oltre l'ostacolo. 

La scelta è stata ripagata immediatamente! Infatti stavolta il miglioramento è stato molto più veloce rispetto a Green; d’altra parte ogni cavallo è un individuo a sé, non esiste una ricetta che funzioni allo stesso modo per tutti. 

Questa dinamica mi ha dato da pensare: buona parte del mondo dell'equitazione pensa di risolvere i problemi come se fosse possibile trattare tutti i cavalli in uguale maniera. Ci si dimentica che si ha a che fare con esseri viventi, dotati di un loro modo di pensare e di sentire, di un proprio vissuto, di un modo di percepire la realtà che noi umani possiamo solo immaginare. Sono differenti fra di loro, e soprattutto da noi. I loro sensi, la loro fisionomia ed anatomia, li rendono atti a vivere in modo diverso dal nostro, però, loro malgrado, sono costretti nel nostro mondo antropizzato. A noi quindi la responsabilità di vestire i loro panni e andar loro incontro. 

Sono sempre stati i miei animali a dimostrarmi quanto e se qualcosa fosse giusto per loro. Nel caso di Zante e Green qualcosa di buono sta avvenendo e il risultato è tangibile, sotto i miei occhi. Ora sono sereni, fiduciosi, e il branco sta acquisendo finalmente una propria armonia. 

Il rasserenarsi di Zante ha permesso al mio rapporto con Green di evolvere e crescere ulteriormente. Lui si mostra essere sempre più pacifico e fiducioso, e io con lui. Posso fare cose che mesi fa avrei avuto timore a fare, come stare semplicemente tra i boschi INSIEME liberamente ed avere uno stretto contatto fisico senza nessun timore per la mia sicurezza. Allo stesso modo Zante, si avvicina spesso in cerca di contatto.

Per anni ho cercato di adoperarmi al meglio per il loro benessere, ma vederli sempre così prepotenti e aggressivi non mi dava pace. Erano entrambe creature ferite e chiuse nel proprio dolore, legate a un passato e a un'idea dell’uomo e del mondo troppo problematica da risolvere da soli. Io non ho fatto nulla di straordinario intraprendendo con loro il Friendship Training, che è di una semplicità inverosimile. Richiede solo quotidianità, pazienza e rispetto per le loro tempistiche e modalità d'essere. L'amore deve essere la molla che ci spinge all'azione: lo si fa per loro. E proprio perché e un’azione fatta per amor disinteressato l'effetto è immenso. Dà tantissimo. 

E chi ha orecchie e cuore per intendere intenda.