Rinforzo negativo, un ricatto per i cavalli

IL LIBRO e poi il film “L’uomo che sussurrava ai cavalli” sono la rappresentazione artistica di un grande movimento, sviluppatosi negli ultimi anni, che si propone agli appassionati di equitazione come un metodo più “umano” per instaurare un rapporto, un dialogo, fra persone e cavalli. Monty Roberts, Pat Parelli, Ray Hunt, e tanti tanti altri più o meno famosi, si sono fatti promotori di tecniche “nuove” che hanno anche assunto nomi alquanto accattivanti (doma dolce, doma etologica, equitazione solidale, ecc…) ed hanno incontrato il favore di tantissimi appassionati e professionisti.
Se però guardiamo da vicino queste tecniche e le analizziamo dal punto di vista comportamentale vi possiamo trovare elementi comuni a qualsiasi altra tecnica di addestramento di uso corrente, solo proposti in modo diverso. In particolare in queste tecniche si fa uso frequente del rinforzo negativo che è un elemento del condizionamento strumentale (per dare un’idea l’uso del collare elettrico per i cani è basato sul rinforzo negativo).
Cos’è il rinforzo negativo? In parole molto povere e anche un po’ brutali possiamo dire che il rinforzo negativo è un ricatto: io ti faccio stare male, ti metto in una situazione di disagio, finchè tu non fai ciò che io voglio e solo allora faccio finire il disagio. E’ importante sapere cos’è il rinforzo negativo perché l’80% delle azioni che noi compiamo con i cavalli si basano su questo concetto. Quando portiamo un cavallo a cavezza usiamo questo ricatto: il cavallo fa due passi in più? E via una bella strattonata. Cosa gli stiamo dicendo? Semplicemente questo: non stai al tuo posto? Bene ed io ti creo un fastidio, tirando la longhina che, attraverso la capezza, eserciterà una pressione sul naso e sulla testa. Il sistema redini-imboccatura funziona allo stesso modo: tiro una redine e creo un fastidio in bocca al cavallo, finchè questi, per sottrarsi a questo fastidio, non gira alla mano che io voglio. E rinforzo negativo è l’uso degli aiuti, che siano gambe, frustino o altro.

VEDIAMO un esempio tipico delle tecniche dei sussurratori: far galoppare il cavallo nel tondino. Gli stessi promotori affermano che ciò viene fatto proprio per mettere il cavallo in una situazione di disagio (c’è chi afferma che tale comportamento avvenga quando un leader vuole punire un subordinato e lo allontana dal branco, nonostante la vita sociale dei cavalli sia stata molto studiata negli ultimi anni, non c’è nessun riscontro scientifico che ciò avvenga, come nessuna ricerca ha mai dimostrato che l’abbassare la testa ed il masticare siano segnali di sottomissione, ma questi sono altri discorsi), questa situazione di disagio, il “mandare via il cavallo” scacciandolo alzando le braccia o agitando una corda (stimolo avversivo), si ferma nel momento in cui il cavallo si volge verso l’addestratore che sta al centro del tondino. Se ci pensiamo bene non ha molte altre possibilità, la recinzione del tondino impedisce qualsiasi fuga dalla parte opposta e l’unica via è quella verso il centro del tondino.
Ebbene il cavallo apprende molto velocemente che l’azioni delle braccia e della corda che lo spaventano facendolo galoppare, si interrompono nel momento in cui lui si volge verso l’addestratore. E’ su questa capacità di apprendimento che si basa il rinforzo negativo, un semplice condizionamento strumentale. Da qui il passo è breve, il cavallo altrettanto velocemente apprende che se sta vicino alla persona lo stimolo avversivo non si ripresenta. Sempre riferibili al rinforzo negativo sono i giochi proposti nei vari manuali scritti da questi sussurratori. Per cui possiamo dire che, dal punto di vista strettamente comportamentale (o etologico, ma nel senso vero del termine) le azioni ed i metodi proposti da questi addestratori non hanno niente di diverso dalle tecniche tradizionali, sono le stesse metodiche confezionate in maniera diversa.

DA QUESTE RIFLESSIONI possiamo però fare altre considerazioni, alcune sempre inerenti a queste tecniche ed ai loro proponenti, altre più generali che riguardano l'uso e l'applicazione corretta del rinforzo negativo. In relazione alle tecniche dei sussurratori occorre dire che, se anche la metodica in se non contiene elementi di novità, coloro che si sono fatti promotori di queste tecniche un merito ce l'hanno. L’elemento di novità che queste tecniche hanno portato in realtà non è legato alla tecnica in se ma a quanto viene teorizzato dai vari promotori, che, pur differendo fra loro, hanno alla base una motivazione comune, che riconosce ciascun cavallo come un individuo a se, capace di proprie emozioni ed interazioni con l’ambiente che lo circonda.
E’ probabile pertanto che “i sussuratori” siano partiti da un osservazione essenzialmente positiva, appunto il riconoscimento dell’individualità del cavallo come essere vivente, ma che poi, non riuscendo a capire il reale significato di quanto intuitivamente affermato, siano andati alla deriva, finendo per proporre procedure schematizzate di addestramento dei cavalli, delle vere e proprie “ricette” da seguire.

 

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01/12/2008 | Etologia Paolo Baragli
Roma, 09 Febbraio 2012
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