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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Riflessioni sulla quarantena di uomini e cavalli

Buongiorno cari lettori di Cavallo 2000!
Mi siete mancati. In questo periodo di estrema difficoltà - e necessità di conforto - la mia voce non si è mai ancora sentita. Oggi ritorno fugacemente con affetto e parole di comprensione per tutti voi, ippofili, proprietari, groom, ippogenitori, istruttori, allievi delle scuole cavalli e pony e tutti coloro che gravitano, per le più disparate ragioni, attorno al mondo equestre.
La mia assenza è principalmente dovuta ad impegni di lavoro, inderogabili, che mi hanno tenuta occupata attivamente dove risiede la mia principale attività, la farmacia. La farmacia è un luogo di lavoro un po’ particolare, specialmente in questi frangenti. Mi è mancato il sole, la polvere, la natura, e ovviamente i cavalli. Come a tutti, mi è mancata l’aria. Un abbraccio al proprio cavallo, l’erba verde, i moscerini e i peli invernali che volano ovunque, sono un elemento vitale fondamentale per qualunque appassionato nei mesi primaverili Sono molto grata di aver potuto lavorare e rendermi utile in un momento in cui il lavoro è stato negato insieme a tante libertà; ciò mi ha permesso di vivere questa fase molto serenamente. Sapevo che il mio cavallo era sempre all’aperto, con altri cavalli, in movimento e con cibo e acqua a volontà. A lui sì, che erano garantite le principali fonti di benessere! Io quelle fonti di benessere le avevo scelte da prima, perchè sapevo che il mio cavallo doveva star bene a prescindere dal mio continuo intervento, e con me, in altre realtà, lo avevano garantito molti proprietari.
Chi invece ha dovuto affrontare la crisi in un maneggio « vecchia maniera », (sebbene alla vecchia maniera i cavalli al prato ci andavano eccome) si è dovuto affidare alle cure di altre persone, delle quali non si mette in dubbio l’affidabilità ma si mettono giustamente in dubbio la resilienza e il tempo. Quindi, non si fa colpa a nessuno, della situazione in cui versano molte scuderie, se non a un sistema, in parallelo a quello sanitario, che alla luce delle moderne esigenze fa acqua da tutte le parti. Guardando avanti, chi di questi proprietari confinati a casa col cavallo chiuso in box, tornerebbe ad affrontare una crisi simile senza sapere, come me, che il suo cavallo era « autonomo » nel suo benessere di movimento? Forse qualcuno ha messo in relazione la clausura forzata con la vita cui è costretta la maggior parte dei cavalli italiani da sempre? Una riflessione si impone. I cavalli non sono biciclette o attrezzi da chiudere a chiave, però possono passare qualche mese a non « lavorare » senza che questo comprometta la loro condizione psicofisica. A patto che abbiano buona capacità di movimento autonomo e relazioni sociali.
 Potremmo anche stupirci della loro ottima condizione e buona volontà una volta rimessi in lavoro. Tutti coloro che come me da anni promuovono il benessere del cavallo, confidano che questa dura esperienza possa portare ai partecipanti del mondo equestre una nuova ventata di consapevolezza, mi riferisco soprattutto agli ippogenitori, a coloro che vorrebbero comprare un cavallo, ai neofiti: sarà grazie alle vostre scelte, che domani prolifereranno quelle attività che mettono il benessere del cavallo al primo posto.