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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Riflessioni su una psicoterapia assistita con il cavallo

Parlare di interventi assistiti con il cavallo e non pensare a tutte le possibili correlazioni che quest’animale evoca nella psicologia del profondo è quasi impossibile: analogamente è altrettanto facile “banalizzare” i contenuti emotivi che la relazione uomo animale attiva e non farne quindi il corretto uso terapeutico. L’incontro organizzato venerdì 7 luglio presso l’associazione MinD – Mettersi in Discussione di Roma, con la supervisione scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità e la collaborazione del Gruppo Italiano Paraequestre si proponeva proprio questo: provare a ipotizzare una traccia di lavoro per chi sa bene che una “scuola” di psicoterapia assistita con il cavallo non esiste, ma che  esistono momenti concreti di esperienze che si possono  provare a collocare in un quadro di riferimento che abbia come base  alcuni tra i riferimenti teorici delle principali scuole di psicoterapia.
L’incontro è stato introdotto da Cinzia Correale, Psicologa e coordinatrice del neonato network degli psicologi esperti in IAA  dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, che ha ribadito come nelle Linee Guida in materia di IAA del Ministero della Salute questa figura professionale sia trasversale a tutti gli interventi assistiti e quanto sia quindi importante una formazione adeguata ed approfondita. Francesca Cirulli, primo ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, che si occupa da più di un decennio di relazione uomo-animale e salute mentale, ha poi ribadito come tutti gli aspetti psicologici di tale relazione che emergono durante le sessioni di lavoro debbano trovare adeguata valutazione e collocazione all’interno non solo dell’équipe multidisciplinare che segue il paziente ma anche in un continuo e costante confronto con i sanitari di riferimento.
Il “core” dell’incontro è stato affidato ad Angela Iannitelli, Psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana, docente presso l’Università de L’Aquila.  E’ stata la dott.ssa Iannitelli a ricordare come l’elemento “animale” fosse  presente in psicoanalisi fin dai suoi albori, ricordando il Caso del Piccolo Hans di Freud e quello di Arpad, il piccolo uomo-gallo di Ferenczi,  punti fondanti delle teoria edipica, e come ogni psicoterapeuta si veda riportare dai propri pazienti contenuti, sogni, fantasie in cui gli animali sono presenti e, a volte, centrali. Ha poi ribadito il grande interesse che ella stessa, come psicoanalista, ha per la relazione uomo-animale, relazione profonda, arcaica, giocata su una comunicazione preverbale ed istintuale. In questo il cavallo, per la sua imponenza fisica, per l’amplissima valenza simbolica, per essere a fianco dell’uomo fin dalla notte dei tempi, è un animale che si presta benissimo a svolgere il lavoro di “mediazione” che gli è richiesto nella Riabilitazione Equestre. La serata si è conclusa con la presentazione del caso clinico di un bambino affetto da Disturbo dello spettro autistico, seguito da alcuni anni in un percorso assistito con il cavallo da Stefania Cerino, psichiatra, ed Ilaria Fiorentini,  Dottore in psicologia. Il caso presentato è stato supervisionato dalla Dott.ssa Iannitelli, che ha messo in luce come il paziente, tramite fantasie e narrazioni riferite mentre era a cavallo, chiedesse in effetti “aiuto” alle persone che lo seguivano; come il cavallo – in particolare il suo occhio – fosse usato per ri/specchiarsi, ri/vedersi e farsi a sua volta vedere.  La dott.ssa Iannitelli si è soffermata in particolare sull’importanza del setting, non tanto relativamente alle regole formali che lo sostengono, e che hanno chiaramente la loro importanza, ma soprattutto in quanto “attitudine mentale” del terapeuta che deve avere la capacità, soprattutto in situazioni “nuove” e “sperimentali”- come sono appunto quelle della Riabilitazione Equestre - di uscire fuori dagli schemi convenzionali ed “aprire” metaforicamente e concretamente questo spazio per trasformarlo in un campo di lavoro dinamico e flessibile dove ogni partecipante alla relazione abbia lo spazio per ascoltare ed ascoltarsi, per vedere e vedersi.
Il punto di vista del cavallo è stato “raccontato” ai presenti da Gianluigi Giovagnoli, veterinario con una più che ventennale esperienza nel campo degli interventi assistiti, sempre disponibile a confrontarsi con i colleghi della medicina umana, proprio a sottolineare come a volte i confini che possono sembrare rigidi siano invece aperti e flessibili e consentano comunicazioni e relazioni che a prima vista parrebbero del tutto  inaspettate.