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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Ricordando Federigo Caprilli, cavaliere e gentiluomo

150 anni fa nasceva Caprilli. Cavallo2000 offre ai propri lettori questa "intervista impossibile"

Mi riceve al  Circolo Ufficiali.  Dritto sulla soglia, si inchina in un elegante baciamano. Aspetta che io mi sieda e rimane lì, immobile, in attesa di un mio cenno di cortesia. Non si smentisce il Capitano Federigo Caprilli.  Ottenere questa intervista non è stata cosa facile. Ma si sa, chi ha una lunga frequentazione di cavalli riesce spesso a fare cose normalmente ritenute impossibili.
Mi sento scrutata da due occhi  penetranti.
“Osservava così anche i cavalli?”
Touché! -  sorride allargando le mani - ma in fondo non ha tutti i torti. Non mi fraintenda per carità. Ma per stabilire una relazione con un altro essere vivente l’osservazione è fondamentale e gli occhi, anche nei cavalli, sono lo specchio dell’anima”.
“Il famoso sistema caprilliano è dunque figlio anche della sua passione per le donne?”
“O viceversa, cara signora. Ma perché continuate a parlare di sistema? Il sistema è un corpo dottrinario statico. Quanto di più lontano dal mio spirito e dalle mie intenzioni - mi guarda ironico- le pare che uno come me poteva fondare un sistema? Pensate davvero che abbia scritto così poco per mancanza di tempo o perché troppo occupato a fare altro? No. Ciò che mi interessava fare era seminare dubbi, invitare i cavalieri a sviluppare intuito e fantasia. Insegnare loro ad ascoltare i cavalli  che, si sa, sono uno diverso dall’altro. Certo ero un ufficiale e dovevo anche addestrare la truppa per cui, ma solo per questo, qualche regola l’ho pur dovuta dare.
“ E quindi?”
“Dovreste attenervi allo spirito del mio operato invece di fossilizzarvi sulla lettera.”
“ E allora me lo spieghi lei lo spirito del Capitano Caprilli”

Ragionare con la propria testa e cercare di guardare la realtà con la mente libera da pregiudizi. Intendiamoci, conoscevo benissimo l’equitazione di scuola e non ho mai sostenuto che andasse buttata nel cestino,  ma ci sono cavalli in grado di praticarla e altri no. Quello che conta è imparare a chiedere al cavallo ciò che è in grado di fare: è questa sensibilità che fa di un cavaliere un uomo di cavalli. Tra il mio modo di intendere l’equitazione e quello tradizionale  la differenza è presto detta: quest’ultima adegua il cavallo al cavaliere, l’altra il cavaliere al cavallo e lascia quest’ultimo libero di usare il proprio corpo ed i propri equilibri naturali.   ”

“Andare contro le regole è stato un po’ il tema dominante della sua vita”
 “Non contro, semplicemente oltre. Ma in questo sono stato molto aiutato dallo spirito del tempo. Voi moderni non potete immaginare cosa fossero quegli anni  tra i due secoli e quali fossero le nostre aspettative. Il progredire della scienza, le invenzioni della tecnologia, sembrava aprirsi un periodo di progresso e di pace – si interrompe un attimo- non avremmo mai sospettato cosa avesse in serbo il novecento. Voi faticate, nelle vostre rievocazioni ad affrontare i temi più delicati della mia vita privata e questo mi meraviglia”

“ Che cosa intende dire?”
“Sembrate aver dimenticato che nel 1889 veniva pubblicato il Piacere di Gabriele D’Annunzio. Era quello l’humus culturale che si respirava nell’aria: il sentirsi liberi di seguire le proprie inclinazioni. Di poter fare alla luce del sole ciò che si era sempre fatto nel buio della notte.”
Insomma, il mito del superuomo

Attenzione, gentile signora, non legga questo termine con gli occhiali dei posteri. Allora, nel comune sentire, indicava sostanzialmente coloro che si riconoscevano  parte della modernità e volevano buttare alle ortiche le convenzioni e le troppe ipocrisie del passato. Ci muovevamo in un paese appena unificato dove ancora non si era del tutto spento l’eco del risorgimento e di Porta Pia. E poi io ero un livornese e Livorno è stata sempre, come direste voi oggi, una città progressista. Piena di fermenti innovativi, una specie di porto franco per artisti e liberi pensatori.”

“A proposito: cosa c’è di vero nelle voci che la vogliono iniziato alla Massoneria?” 

“Anche se volessi non potrei risponderle. Però la scelta di essere cremato non è poi così anomala. Come le dicevo prima vivevamo ancora in pieno clima risorgimentale. Chi serviva il nuovo Stato in un certo senso era “laico” per definizione sociale, oltre che, spesso, per scelta personale. Avete dimenticato che c’era la scomunica per i cattolici che avessero collaborato con la politica? Figuratevi per un ufficiale del Regio Esercito.”

“E veniamo al giorno della sua morte, che cosa è successo veramente?”

“Lei dimentica che sono un gentiluomo! Però le sembra credibile che quelle parole ‘fuoco, fuoco’ gridate in agonia potessero riferirsi a lettere da bruciare o alla mia volontà di essere cremato? Nessuno ha pensato a cosa voglia dire fuoco in gergo militare?” Si alza con un indiretto gesto di commiato.
“Capitano, ricorda ancora i suoi cavalli?”

Si gira rasserenato
“Venga con me.”
Lascia scorrere le ante di una grande portafinestra. Indica un prato ove pascolano molti cavalli in libertà.

“Eccoli li: Sfacciato, Melopo, Piccola Lady, Oreste, Pouf e tanti altri, senza di loro sarebbe l’inferno- si interrompe un attimo e mi guarda serio- c’è anche   il cavallo che montavo in quel  giorno di dicembre 1907: lui non ha colpe.”