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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Presentato al Coni il volume "Gli atleti del duce"

Per lo sport fu un Rinascimento. “Anche perché, come in quel periodo, a decidere era uno solo e le cose si facevano” ha ricordato Giovanni Malagò, presidente del CONI, presentando nel Salone d’Onore del Foro Italico (sotto l’affresco “L’apoteosi del fascismo” di Luigi Montanarini) il libro di Enrico Landoni “Gli atleti del duce” Edizioni Mimesis. Un volume che ripercorre la politica sportiva dal 1919 al 1939 (“mi sono fermato qui perché è l’anno delle prime discriminazioni razziali” ha spiegato l’autore, giornalista e professore universitario) un periodo che fu di perfetta osmosi tra sport e politica, efficace riassetto dei quadri federali e del Comitato Olimpico Italiano, valorizzazione professionale e istituzionale di tutte le figure coinvolte nell’impresa sportiva, e selezione accurata degli atleti, nel segno dell’innovazione tecnica e metodologica. Al vernissage sono intervenuti l’onorevole Laura Coccia (“lo sport è stato uno strumento dei regimi nazista, fascista e comunista per farsi propaganda nel mondo”), i giornalisti Riccardo Cucchi (“è obbligatorio fare i conti con la nostra storia”) e Valerio Piccioni (che ha ricordato alcuni atleti fascisti poi uccisi alle Fosse Ardeatine), il docente dell’Università Roma 3 Simon Martin. Sulla controcopertina del libro è riportata una celebre dichiarazione di Mussolini agli sportivi. “Voi atleti di tutta Italia avete dei particolari doveri. Dovete essere tenaci, cavallereschi, ardimentosi. Ricordatevi che quando combattete oltre i confini ai vostri muscoli e soprattutto al vostro spirito è affidato in quel momento l’onore e il prestigio sportivo della Nazione. Dovete quindi mettere tutta la vostra energia, tutta la vostra volontà per raggiungere il primato in tutti i cimenti della terra, del mare e del cielo”.