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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Povera Regina, quanti errori nella fiction

nell'immagine Olivia Colman, Elisabetta nella quarta e quinta serie di “The Crown”.
nell'immagine Olivia Colman, Elisabetta nella quarta e quinta serie di “The Crown”.

E' possibile fare le pulci a una signora che monta ancora a 94 anni, che ha allevato prodigiosi galoppatori, vincitori nelle più grandi competizioni europee e anche mondiali; che sa di genealogie e di discendenze; che ha una figlia due volte campionessa europea di equitazione, amazzone olimpica; e che è nonna di Zara Phillips, medaglia d'argento a squadre per il Completo alle Olimpiadi del 2012?

No, non è possibile. Ma possiamo - anzi dobbiamo - farle al suo "avatar" televisivo. A quella Elisabetta d'Inghilterra che campeggia, assieme alla sua augusta famiglia nella serie di punta di Netflix "The Crown". Dove i cavalli hanno un certo ruolo, come è giusto che sia. Elisabetta ama i cavalli, i corgie adora la tenuta scozzese di Balmoral, dove fango, freddo e pioggia la fanno da padroni per dieci mesi l'anno.  Se le regole della monarchia non l'avessero costretta a diventare regina - inutile ricordare l'abdicazione di suo zio, e la fragile salute di suo padre- avrebbe passato gran parte del suo tempo fra scuderie e allevamenti.

Cavalli, dunque. E qui occorre subito fare un distinguo, per separare le responsabilità della serie inglese, dalla sua versione doppiata in italiano. I crimini delle traduzioni sono abituali non solo in tv o nel cinema, anche sulla carta stampata: basti pensare che la Rizzoli, dopo aver speso 400 milioni per acquisire i diritti italiani del romanzo "L'uomo che sussurrava i cavalli", (in lizza c'era anche la Mondadori) lo fece poi tradurre a un signore che di cavalli non sapeva nulla e che infilò una lunga serie di corbellerie. Sarebbe bastato chiedere una consulenza a un redattore di un giornale sportivo ed evitare una lunga serie di gaffe. 

Ma torniamo alla serie: come si fa dire che un terreno è "umido", quando si intende "pesante"? Come si fa a definire Anna d'Inghilterra una "cavallerizza" quando è una "amazzone"? Come si fa a indicare dei cavalli con il termine "bestiame" quando si dovrebbe dire "soggetti"? Oppure dire "cavalcare" in luogo di "montare"?  Non proseguiamo l'elenco per non naufragare nella pedanteria. Chiudiamo soltanto con uno scambio di battute della coppia reale sul "doppio salto” compiuto in gara da Anna, che è una semplicissima gabbia.

Riesce difficile immaginare che gli autori inglesi abbiano tanta goffaggine linguistica. Però qualche scivolone l'hanno avuto anche loro. E parliamo di immagini, non di dialoghi. Perché, per esempio tutti lasciano le staffe a pendoloni sulla sella quando scendono, facendo soste di ore in mezzo alla campagna? Perché lo scudiero che accudisce i cavalli (non si capisce da dove sia spuntato, visto che stiamo parlando di una fuga di Margareth e Peter Towsend, fidanzati avversati dalla sorte, decisi a ritagliare un angolo di pace nella campagna inglese, prima che lui parta per Bruxelles) non le tira su? E' una regola di sicurezza che va sempre seguita. E che tutta la famiglia reale conosce. Molta perplessità suscita anche l'ammissione della principessa Anna di voler lasciare la competizione perché "le viene fifa". Può accadere che un atleta olimpico di Completo, disciplina in cui occorre moltissimo coraggio nell'affrontare la prova di cross, abbia una crisi. Ma allora è stupido buttar via quella scena, che è certo indicativa di un momento di difficoltà - personale più che sportiva - della principessa.

Bellissima invece la confessione che Elisabetta fa durante un viaggio negli USA, per   conoscere gli accorgimenti degli allevatori americani, i cui soggetti stanno imponendosi sulla ribalta agonistica. La vita che da ragazza aveva immaginato per sé, fra cavalli e brughiere, non le è toccata. E' un rimpianto medicato solo dal suo senso del dovere.

Detto questo, nel suo complesso la serie "The crown" è davvero ben fatta. Grandi attori, ben diretti, meravigliosi ambienti, storie avvincenti.  La corona inglese, che qui viene - chissà con quanta verità - messa a nudo nelle sue dinamiche, non ha fatto un solo commento sulla serie. E' come se "The Crown" non esistesse. Un atteggiamento che la Regina non ha avuto con la saga di 007.  Chi ha dimenticato che all'inaugurazione delle Olimpiadi di Londra, una falsa Elisabetta si è buttata da un elicottero fra le braccia di Bond? Per poi apparire all'ingresso delle celebrazioni con il medesimo vestito, accanto a Daniel Craig? Ma lì si parlava di una serie di avventure che glorificavano sua Maestà. "The Crown" invece indaga senza remore sui risvolti familiari, fatalmente intrecciati a quelli politici, di una famiglia segnata da una terribile verità: avvicinarsi al trono vuol dire rovinarsi la vita.