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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Piccola Katy , una storia che fa riflettere!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

No, non è la Piccola Katy “che stanotte ha bruciato tutti i ricordi del suo passato”: questa che sto per raccontarvi e la storia una vivace "doppia pony".   
Scopo di questo racconto, realmente accaduto, è quello di stimolare il lettore, di ogni settore e non solo equestre, al senso critico, al rispetto dei ruoli e in questo caso al benessere del cavallo, quindi evitare che possano ripetersi analoghe situazioni.
Come si dice in gergo, anche se è scorretto, stiamo parlando di una doppia pony, si usa questa terminologia per distinguerli da quelli più piccoli, sono considerati pony tutti gli equini che misurano 1,49 al garrese, al di sopra di questa altezza si considerano cavalli.

Non sappiamo, dove Katy abbia vissuto i primi anni della sua vita, ma sappiamo per certo che all'età di 10 anni venne acquistata da un istruttore   discipline olimpiche della FISE di nome Taddeo: Katy sarebbe stata utile per avviare i ragazzi all'agonismo, al cross e pure per clienti adulti ma non molto alti o pesanti e per le passeggiate. Taddeo era stato stimolato dall’acquisto della pony, perché un suo conoscente, un medico in pensione colto e istruito di nome Francesco che aveva conosciuto ai margini in uno dei tanti corsi di formazione che faceva per la federazione, gli aveva chiesto di trovare una cavallina non tanto alta, per poterci montare comodamente, ma briosa in grado di fare delle passeggiate e un tranquillo galoppo.
Quando la pony arrivò nella scuderia di montagna, si può dire che fu un “amore a prima vista”: la pony mostrava una struttura solida che proveniva sia da  caratteristiche fisiche sia da un addestramento orientato al salto ostacoli e al cross. Katy era sana, non presentava nessun problema fisico, né ai polmoni né ai tendini e, com’era d’abitudine nell’acclimatamento di un nuovo equino, fu messa subito al prato unitamente ad altri cavalli. Katy era felice di stare insieme al protettivo branco muovendosi in libertà e subito trovò un’amica con cui imbrancarsi.
Quando l’istruttore cominciò a montarla comprese subito che la pony   aveva avuto un addestramento non appropriato in particolare al movimento di bascula. Taddeo più volte aveva verificato che agli istruttori spesso mancavano i concetti basilari dell’addestramento; così come aveva visto molte volte arrivare in maneggio clienti provenienti dal settore "ostacoli" con braccia talmente rigide da essere costretti ad "appendersi" alla bocca del cavallo per restare in equilibrio, azione che faceva soffrire l’equino.
Senza scoraggiarsi l’istruttore decide di non vendere e tenere la buona pony, per iniziare un breve periodo di recupero dal trauma del cattivo addestramento, Taddeo capisce che non era una pony facile e non può farla montare a tutti. 
Inizia così una fase fortunata e molto bella per Katy: durante le lezioni con gli allievi in cavallerizza Taddeo faceva rispettare la sua schiena, i suoi tendini, la sua bocca e alternava questi momenti con passeggiate nella splendida natura del paesaggio montano. Katy era molto sensibile e capiva subito chi aveva in groppa: in particolare sentiva l'eventuale paura di chi la cavalcava attraverso le vibrazioni  delle redini; finalmente con Taddeo poteva galoppare come piaceva a lei, senza frenarsi, perché l'istruttore aveva una mano attenta. 
Quando poi Taddeo l’aveva messa a saltare quei grandi tronchi del pratone, con qualche allievo esperto, non pativa nessun male, aveva dimenticato il dolore avuto in passato.
Regolarmente, come tutti gli altri cavalli, era visitata e vaccinata da un veterinario di fiducia, un chiacchierone molto simpatico, del quale Katy apprezzava la delicata mano. L’istruttore più volte aveva chiamato il veterinario a svolgere come docente parte dei corsi per istruttori, fra loro si era creato un rapporto di reciproca stima contornato da un buon senso dell’umorismo.
Ogni 40/60 giorni Katy vedeva anche il maniscalco , un soggetto un po' burbero ma sincero e simpatico che le metteva senza farle male quelle cose sotto gli zoccoli che gli umani chiamano ferri.  Katy non aveva mai sentito parlare di “ferrature correttive”, come alle volte succedeva ad altri cavalli, aveva anche scoperto che i ferri di cavallo portano fortuna, a chi non si sa se al cavallo o al cavaliere.
Un brutto giorno succede che l’istruttore, l’uomo cui aveva dato la massima fiducia, viene a mancare.
Patrizia, la moglie di Taddeo, si trova da sola, senza l’anima della scuderia e senza l’aiuto di nessuno perché i figli svolgono altre professioni.
Così Patrizia ed i figli Ilaria e Gregorio decidono di chiudere la scuderia: i cavalli di proprietà tornano dai loro padroni, gli altri, pur avendo trovato acquirenti, vengono collocati in luoghi idonei alle loro diverse capacità .
Indubbiamente Katy è la pony con maggiori qualità e forse la più difficile da collocare, ma un giorno Patrizia riceve una lettera da Francesco, il medico in pensione,  che manifesta una proposta allettante che la lascia un po' perplessa, collocare “questo cavallo diventato sacro” in una tenuta da 4 ettari tutti recintati all’inglese.
La lettera viene condivisa con figli e tutti concordano nel ritenere che potrebbe essere una buona soluzione. Patrizia non vuole prendere decisioni affrettate e decide, prima di prendere accordi, di andare a conoscere Francesco e quella che potrebbe diventare la prossima casa di Katy. Viene accolta con molto garbo, il luogo è davvero bello, Francesco mostra grande esperienza di cavalli.
Si parla del collocamento della pony ed emerge che starebbe al pascolo sino a ottobre, ma in inverno dovrebbe andare in box con un altro cavallo e due box da governare, secondo la moglie di Francesco, sarebbero eccessivi. 
Patrizia torna a casa e pensa che non può collocare Katy in una situazione provvisoria, vuole prendere una scelta definitiva, così decide di affidarla ad un maneggio di transito per essere venduta. A questo punto la comunicazione con Francesco diventa pressante, telefonate, e-mail, sms il Dottore decide di comprarla a condizione di tenerla in prova “il più breve tempo possibile”, non vuole che venga data a nessun’altro. Patrizia, che non ha mai commerciato cavalli, dopo ripetute e continue insistenze, accetta le condizioni. In poco tempo Katy parte, con una lettera d’accompagnamento, dove c’è scritto nel dettaglio le abitudini alimentari, il comportamento, la data dei vaccini delle ferrature, il nome e telefono del veterinario, maniscalco, istruttore e tutto il corredo.  
Katy arriva nella tenuta, subito le è praticato da Francesco un “pareggio” (tagliati gli zoccoli) e messa al prato!
In seguito Francesco chiede a Patrizia se è possibile mettere su Katy dei bambini, è chiaro che questa domanda la lascia perplessa, dato che l’aveva ben informato che non si trattava di una pony per principianti e suggerisce di girarla alla "longe”.
Purtroppo dopo pochi giorni arriva una lettera da parte di Francesco a Patrizia, dove si afferma che Katy è “zoppa stronca” e che non può essere venduta, che non avrebbe superato nessuna visita veterinaria, ci sono anche delle spiegazioni cliniche, il dottore ad ogni modo è disponibile a tenerla sino ad ottobre al prato.
Patrizia è sbalordita e arrabbiata, questa pony non è mai stata zoppa, le viene il sospetto che sia stata montata e che non abbia riscontrato le soddisfazioni del cavaliere oltre al fatto che la moglie era contraria all’arrivo della pony, Patrizia pensa subito a Taddeo che nei suoi studi di scienza delle comunicazioni aveva svolto un’interessante tesi sulla “Dissonanza cognitiva” questo episodio, è un chiaro esempio di questa teoria.
Ad ogni modo Patrizia che non è un’esperta di cavalli, ma non è neanche una sprovveduta e conosce i suoi limiti, insieme ai figli, decide di portare via subito la pony perché è evidente che c’è stato un gravissimo errore di diagnosi e valutazione, ma non vuole mettere in discussione le affermazioni di Francesco, ma vuole rivolgersi ai suoi esperti.
La piccola Katy torna nel maneggio di transito, vengono chiamati i professionisti che l’avevano sempre accudita ed emerge che è stato svolto un pareggio completamente errato, oltre al fatto d’essere stata poi messa subito al prato. Come dire, se una persona cammina per quarant’anni con calze e scarpe e poi la metti a camminare sulla ghiaia, forse un po’ di male lo sente, c’è tutta una procedura metodologica per riportare un cavallo “scalzo”! Inoltre è stata tolta la muraglia in modo improprio, uno zoccolo risulta più corto dell’altro rovinando gli appiombi, la pony camminava sulle suole con grande dolore.
 Il veterinario di fiducia non si risparmia, è molto arrabbiato, afferma che la lettera è un “coacervo d’idiozie tecniche”, si confondono patologie con i segni e sintomi ecc.
L’amico maniscalco si è messo subito le mani nei capelli per i disastri combinati!
Fortunatamente l’incidente fatto sugli zoccoli è stato preso per tempo: è stato pagato il veterinario e il maniscalco comperate le medicine, Ilaria si è recata tutti i giorni, dopo il lavoro, a fare le medicazioni, e poi a passeggiarla; la pony è stata  ferma 60 giorni, il tempo necessario per la ricrescita dello zoccolo, a terapia ultimata dopo la riabilitazione e l’assenza di dolori la Piccola Katy  ha ripreso la sua gioia di vivere.
Ora rimane il dilemma sul come dire al non più giovane dottore, che ha peccato di presunzione!
eccessiva sicurezza o fiducia,  priva di riscontro nelle proprie capacità, che può portare finanche all'attribuirsi qualità e doti che non si posseggono, che è il riflesso di un'opinione troppo alta o lusinghiera di se stessi” (Wikizionario)
Perché ha pareggiato un cavallo non suo, senza chiedere ai proprietari? Come far capire che i proprietari di Katy, anche potendo, non chiedono i danni causati? certamente sono atteggiamenti che danneggiano i cavalli, vittime inconsapevoli della presunzione umana!
Per fortuna che i cavalli non parlano!

 

Lettera Firmata