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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Piazza di Siena, ed a vincere sono state le emozioni!

…E non ha neanche piovuto” Cosa volere di più per questa 85° edizione dello Csio di Piazza di Siena? A farla da padrone, è stata la vittoria dell’Italia nella Coppa. Una vittoria inseguita, sognata, sperata lungo trentadue anni lunghissimi anni di astinenza. Ma, al di là del risultato sportivo, due ulteriori indicazioni danno il segno dei tempi: una unità di squadra che è emersa in gara e nelle dichiarazioni successive e le tribune stracolme di pubblico.  La prima è indubbiamente frutto del lavoro di Roberto Arioli, che ha saputo “mettere insieme” quattro personalità capaci di armonizzarsi tra loro e di saper guardare nella stessa direzione galoppando verso lo stesso fine.
L’altra è figlia delle scelte compiute da chi ha organizzato piazza di Siena. La possibilità di assistere gratuitamente al concorso ippico, i più mattinieri seduti in tribuna, gli altri sul prato o sulle storiche gradinate  ha dato i suoi frutti e dopo decenni si è visto l’anello di Piazza di Siena gremito di pubblico anche nella giornata di venerdì. Un colpo d’occhio spettacolare, fatto di plaid stesi al sole, di sedie bianche di vimini  sparse qua e là che hanno dato alla manifestazione  un’aria sospesa tra un evento popolare ( ma molto British)  e l’enclave della tribuna vip. Se gli organizzatori volevano che fosse una festa, festa è stata. Questo clima si è percepito nell’aria e ha consentito ai cavalieri di gareggiare di fronte ad una moltitudine di spettatori partecipi ed appassionati. E questo, credetemi, ha fatto la differenza.
Altro aspetto positivo la possibilità di avvicinarsi al campo prova anche per i non addetti ai lavori.  Se si vuole che l’evento romano sia un momento di promozione per l’equitazione occorre consentire agli appassionati di vedere i cavalli da vicino e, perché no, di fare anche una foto con il cavaliere preferito. Passando a bordo campo ho colto al volo la frase di un passante “certo vederli così da vicino (i cavalli- n.d.r.) è una grande emozione”. Ecco la misteriosa alchimia. Ce l’abbiamo sotto gli occhi. E’ la spontanea immediatezza di questa emozione.
Ed è su questa emozione che dobbiamo lavorare per promuovere l’amore per il cavallo e l’interesse per le mille abilità che sa esprimere al nostro fianco.
Tutto perfetto, allora? Ovviamente no…ma sarebbe stato pretendere troppo. Ci sarebbe piaciuto un po’ più di colore nell’allestimento, ma se veramente, come si vocifera, si tornasse al campo in erba il problema sarebbe più che risolto.
Ci sarebbe piaciuto trovare qualche posto di ristoro in più per fermarsi a bare qualcosa e fare quattro chiacchiere seduti con amici non dotati di “braccialetto”…e sui braccialetti, il colore dei medesimi e le conseguenti possibilità di accesso previste ci sarebbe da scrivere un poema!
Un’ultima nota: il prossimo anno risparmiateci i cavalli di cartapesta e le finte bighe Romane. Né Roma né Piazza di Siena hanno bisogno di ricorrere al kitsch.