Piano-Zaia per l'ippica / 2
RISTRUTTURAZIONE E BILANCIO
Occorre riformare profondamente l’ippica italiana per poterla rilanciare.
Per far uscire l’ippica italiana dalla situazione critica in cui si trova sono necessari interventi capaci di incidere sulla struttura del settore.
Tali interventi, per essere efficaci, devono costituire un complesso unitario e coordinato, non una lista da cui poter togliere quelli che dovessero “piacere meno”.
L’ippica italiana deve essere in grado di:
- ridefinire, attualizzare, rendere emozionante lo spettacolo ippico;
- applicare rigorosamente e tempestivamente le sanzioni per le irregolarità nelle corse;
- diffondere tra gli operatori la cultura della legalità attraverso la prova che la legalità paga effettivamente;
- poter contare di un portafoglio di scommesse più remunerative, sia sul piano economico che emozionale.
Nel contempo è indispensabile operare per far acquisire nuovamente un riconoscimento sociale e positivo per i proprietari e gli altri operatori ippici e per promuovere i valore dell'ippica: sportivi, sociali, culturali, ambientali, naturalistici rendendoli in linea con i tempi soprattutto agli occhi dei giovani.
In un quadro di risorse disponibili limitate – pur con i proventi della legge 184/2008 – l’ippica italiana si trova nella necessità di:
- ridurre i costi complessivi del settore
- investire in marketing e comunicazione
- investire nella spettacolarità delle corse
- ridurre di alcuni punti percentuali la quota di prelievo sulle scommesse che finanzia il settore (prelievo UNIRE) per concorrere con i concessionari e l’Erario ad aumentare il pay-out di almeno 8 punti percentuali.
GLI OBIETTIVI STRATEGICI
Aumentare il numero degli appassionati negli ippodromi, nei punti vendita, ovunque.
Aumentare il numero degli scommettitori.
Aumentare il numero dei proprietari amatoriali.
I PRINCIPI
Primo principio: il cliente
Il riferimento primo del Sistema Ippico deve essere il “cliente finale”
l’appassionato di ippica:
spettatore e scommettitore
Spesso gli operatori ippici e le categorie ippiche hanno avuto – al contrario – come focus della loro attività, il sistema di offerta, in una logica di autoreferenzialità.
Anche l’attività dell’ente di gestione è stata profondamente influenzata negli ultimi decenni.
Secondo principio: la legalità
Lo sport ippico deve svolgersi in condizioni di assoluta legalità, ancor più perché sui risultati si basa l’attività delle scommesse.
Il settore ippico deve recuperare il rispetto integrale delle regole, sportive e non.
La trasparenza delle corse e l’applicazione tempestiva
delle sanzioni della giustizia sportiva sono essenziali
per il rilancio del prodotto ippico: corsa+scommessa.
Terzo principio: l’imprenditorialità e il merito
Il settore ippico deve crescere di qualità, nella direzione della
cultura dei valori di impresa
per diventare più competitivo sul piano interno e internazionale.
E’ necessario promuovere la crescita dimensionale degli operatori e, nel contempo, combattere le forme di evasione contributiva e fiscale.
Quarto principio: la qualità
Lo sport ippico deve contribuire alla selezione dei cavalli e delle razze migliori. Gli appassionati richiedono corse spettacolari ed emozionanti.
Solo una politica generalizzata di applicazione dei
principi di qualità e di selezione
può far riguadagnare al settore condizioni di appetibilità nell’ampia e competitiva gamma di offerta dell’intrattenimento sportivo.
A questi fini la formazione degli addetti e degli operatori, l’approfondimento e la diffusione delle competenze e la certificazione degli impianti sono strumenti importanti.
Quinto principio: gli investimenti
Il futuro del settore si costruisce con
investimenti finalizzati ad aumentarne
efficaci, autonomia, competitività
Fino ad oggi l’azione delle categorie e degli operatori ippici è stata diretta alla mera utilizzazione delle risorse disponibili con capacità di influenza sull’attività dell’ente di gestione in modo tale che il settore, sempre meno efficace ed efficiente, ha registrato spesso allocazione delle risorse non orientata dalle priorità e dagli obiettivi settoriali ma sulla base della “aggressività” dei richiedenti.
Parte delle risorse che attraverso la legge 184/2008 giungono al settore, devono essere investite per il rilancio del settore ippico; d’altra parte è auspicabile che le Regioni, i Comuni e operatori del settore partecipino agli investimenti di sviluppo del settore.
Le Regioni dovrebbero investire per realizzare politiche che integrino lo sviluppo dell’allevamento equino con le strutture locali destinate allo spettacolo ippico.
I Comuni, ove proprietari degli ippodromi, dovrebbero partecipare al mantenimento delle strutture per renderle omologabili rispetto alle norme e al decoro e, in generale, promuovere l’ippica come spettacolo sportivo ad alta valenza ambientale.
Gli operatori del settore dovrebbero investire particolarmente nelle aree della promozione della cultura ippica, della spettacolarizzazione delle corse, della comunicazione.
Dovrebbero essere gli operatori del settore, con i loro comportamenti e con la diffusione della cultura della legalità, a creare le condizioni per l’arrivo nel settore di investimenti da parte di sponsor e di operatori stranieri.
Gli investimenti dovranno essere orientati a sviluppare con criteri qualitativi, strutture, sistemi e programmi che consentano di formare, attrarre e fidelizzare
nuovi appassionati di ippica.
Questi cinque principi si saldano sul piano logico, in quanto è l’appassionato di ippica, spettatore e scommettitore, che sostiene il settore ippico.
Questi cinque principi dovrebbero essere applicati da tutti gli organismi, privati e pubblici, che condividano l’obiettivo di rendere l’ippica un settore competitivo e dinamico dello sport e dell’economia del Paese.
2 - continua


























