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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Pegaso, il cavallo al centro delle stelle

PEGASO è il cavallo alato per eccellenza, frutto della cultura e della mitologia greca la sua presenza ci accompagna tutt’ora per via della costellazione che porta il suo nome. Nasce, secondo il mito, dalla terra bagnata dal sangue di Medusa quando Perseo le tagliò il collo. Nato da quel sangue versato insieme a Crisaore, il guerriero, come da una sorgente. Il nome Pegaso deriva infatti dalla parola greca che significa “acque” o “sorgenti”, invece il nome Crisaore significa “spada dorata”, come rimembranza della spada che teneva in mano fin dal momento della nascita.
E’ una Gorgone colei che dà vita a Pegaso, nell’antichità questa figura era una trasposizione data dagli Elleni alla dea libica Neith, che rappresentava la figura della Grande Madre. Il cavallo, infatti, era un animale collegato con la Grande Madre che solitamente nasceva o dalle viscere della terra o dagli abissi del mare. Figlio della notte e portatore di vita e morte, legato nell'intimo all’acqua, aveva infatti il dono di far nascere sorgenti con un colpo di zoccolo perché ne conosceva i percorsi sotterranei.
Altre leggende narrano che con un colpo di zoccolo avesse fatto scaturire Ippocrene, “la sorgente del cavallo”, sul monte Elicona, che si era ingrandito per via del canto delle muse fino a minacciare di superare in altezza il monte Olimpo e a minare la serenità del cielo. Pegaso fu anche il compagno di Bellerofonte durante la sua sfida con la Chimera, che rappresentava il simbolo del calendario arcaico dell’anno tripartito, sacro alla Grande Madre pre-ellenica: il leone simboleggiava la primavera, la capra l’autunno e il serpente l’inverno.
Inoltre sotto il nome di Pegaso nascono, soprattutto nella letteratura latina, figure mitologiche di minor importanza. Plinio, infatti, chiamava “Pegasi” uccelli caratteristici dell’Etiopia che avevano teste di cavallo o un cavallo dotato di ali e corna. Dalla cultura greca in poi ogni figura, della mitologia o dell’araldica, che rappresenta un cavallo alata viene chiamata, per antonomasia, Pegaso.
La fine di questa figura mitica si ha quando, secondo la leggenda, Giove facendolo pungere da un tafano lo spinge sempre più in alto nel cielo fino a divenire una costellazione. In quanto ad attestazioni storiche, il cavallo alato nasce in Asia Minore, sono state ritrovate tavolette della valle dell’Eufrate che lo rappresentano e si trova anche sulle monete greche del IV secolo a.C. Questa spinta del cavallo verso il cielo, verso la conquista di un territorio che è precluso all’uomo e ancor più a questo suo fedele compagno, è quasi un voler riporre, almeno nell’immaginario collettivo, la possibilità di un superamento dei limiti imposti. Questa missione viene affidata al cavallo che è, da sempre, simbolo di virtù e gode di un posto privilegiato agli occhi degli uomini.
Infine Pegaso arriva veramente alla conquista delle stelle, come l’uomo riuscirà a fare solo molti secoli dopo grazie alla creazione delle astronavi. Una meta comunque raggiunta da entrambi, ma solo ad uno è toccato l’Onore di aver un posto, per sempre, al centro delle stelle.