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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Patrick, l'asino che insegna ad amare...

Evviva gli asini. Che non vanno considerati i "parenti poveri" dei cavalli, ma dei meravigliosi equidi che hanno pagato un terribile tributo di fatica alla storia degli uomini, in virtù della loro frugalità, e della robustezza delle loro schiene. 

Per fortuna l'asino Patrick, protagonista di un recentissimo e delizioso film francese intitola "Io, lui, lei e l'asino", (titolo originale "Antoinette dans les Cévennes") pur lavorando, conduce una vita meno faticosa di molti dei suoi antenati. Il prode asinello accompagna i turisti, con il basto moderatamente carico dei loro bagagli, in un itinerario nella regione delle Cévennes, catena montuosa a sud della Francia, già percorsa più di un secolo fa da Robert Louis Stevenson, che scrisse un diario intitolato appunto " In viaggio con un asino nelle Cévennes". 

Ma cosa spinge la maestra di scuola Antoinette ad avventurarsi a piedi per giorni, con il caldo agostano, sugli itinerari del celeberrimo scrittore? Non l'amore per la letteratura, quanto il puntiglio di inseguire il suo innamorato Vladimir, padre di una sua allieva (e per di più sposato) la cui moglie ha scelto quell'insolita vacanza. Antoinette, che sperava in una vacanza a due, si vede scaricata all'ultimo momento e così decide di tampinare l'innamorato, già partito con la famiglia e un asinello. 

Ad Antoinette, che si aggrega all'ultimo momento, e parte con un giorno di ritardo, tocca l'asino Patrick, forse un po' neghittoso, forse un po' testardo, ma robusto e bellissimo, con il suo mantello grigio chiaro. Nei panni di Antoinette troviamo la deliziosa Laure Calamy, che avevamo già visto nella serie Netflix ambientata a Parigi e intitolata "Chiami il mio agente". Grazie al ruolo di Antoinette, Laure ha vinto l'Oscar francese, il Cesar, per la sua capacità di dipingere il personaggio di una donna tenacemente innamorata, sfrontatamente seduttiva, vagamente vittimista, e assolutamente adorabile.  Che non deve sbrigarsela soltanto con la curiosità dei compagni di viaggio, con l'imbarazzo dello stolido amante che la vede inaspettatamente sopraggiungere, con la sottile sfida ingaggiata dalla di lui consorte, ma anche e soprattutto con l'asino Patrick, che nelle prime tappe vuol dire la sua sulle strade e gli itinerari da scegliere, e poi prenderà in seria antipatia il fedifrago Vladimir, uomo senza qualità, capace di deludere sia la moglie che l'amante.

Con l'antica sapienza degli animali intrisi di una ineffabile magia, Patrick accompagnerà (e in parte provocherà) l'allontanamento di Antoinette da Vladimir. Alla fine del viaggio ci sarà anche un altro "turning point" nella vita della maestra, anch'esso in qualche modo favorito e accompagnato dallo sguardo umido e consapevole di Patrick. E chissà che Antoinette non abbia finalmente trovato il partner giusto per lei...

La regista Caroline Vignal, che è al suo secondo film ed è anche l'autrice della sceneggiatura, realizza una commedia sentimentale venata di un femminismo senza maniera e anche con degli echi western (Dean Martin che canta "My rifle, my pony and me" ascoltata nell'indimenticabile western "Rio Bravo" produce un vero colpo al cuore negli spettatori).

Il film, proiettato al festival di Cannes del 2019 (il 2020 non si è tenuto per via del Covid) ha avuto un grande successo e prima che chiudessero i cinema, anche un ottimo esito al botteghino. E' assolutamente, squisitamente, irrinunciabilmente francese. Nei dialoghi, nella tipizzazione dei caratteri, nella grazia dei personaggi femminili. Assieme a Laure Calamy, giunta recentemente al successo dopo una lunga esperienza di cinema e di teatro, campeggia "il carattere" di Patrick, capace di ritrovare la strada perduta in montagna (gli animali sanno quasi sempre dove sono e dove andare) e di indicare anche altri percorsi sentimentali.  Le qualità emotive degli asini ormai sono materia conosciuta, e l'onoterapia non è una novità.

Qui si parla di una cura sentimentale, che si rivela pian piano... Caroline Vignal orchestra con grande sapienza la storia, in modo che la commedia realistica non diventi mai favola infantile. L'equilibro è costruito con sapienza, e Patrick raccoglie (anche nel cinema romano Nuovo Sacher, dove il film è stato proiettato qualche giorno fa nella rassegna dedicata al cinema francese) applausi a scena aperta. Tutti meritati.