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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Parigi in delirio per il quarto Arc di Frankie Dettori

PARIGI. Longchamp in delirio per Frankie, il jockey che tutti amano per la bravura, la schiettezza del carattere, la sportività, mai uno screzio o un livore con gli avversari, sereno, limpido, anche se qualcuno ostinatamente gli rema contro, perché un italiano sul tetto del mondo da fastidio a molti. Dettori non bada alle maldicenze, ai veleni, alle pesanti insinuazioni, tira dritto per la sua strada e ogni volta torna più forte e aggressivo di prima. Così dopo l'incidente che per poco non gli costò la vita a Newarket estratto miracolosamente dai rottami di un aereo in fiamme, così dopo la dura sanzione per doping inflittagli dagli stewards francesi convinti forse che bastasse quella sospensione assurda e dai tempi lunghissimi, per fletterne l'ostinazione e il puntiglio. E ora ecco l'Arc, il quarto in carriera, a coronare una stagione per lui radiosa e indimenticabile, Golden Horn, a regalargli gli stessi palpiti e le stesse emozioni che ha mantenuto strette nel cuore fin dai primi anni di carriera. Cavallo fantastico, l'asso di Oppenheimer, pieno di classe e di talento, con un potenziale da brividi se impiegato sui 2400 la sua distanza ideale, il suo naturale percorso verso la gloria, come a Epsom nel Blue Ribbon vinto a mani basse davanti alla folla impazzita nella piana sul Surrey, come sul Bois de Boulogne, con Treve alla sua mercè, quarta lontana.
Una corsa fantastica, una strategia messa in atto con straordinaria lucidità, subito nella scia del leader Shahah, messo lì ad imporre il ritmo per Treve, e quindi una volta imboccato il rettilineo che porta al traguardo, la zampata del leone, lo stacco micidiale, che ha messo in crisi gli avversari, uno dopo l'altro in ginocchio, senza risorse, senza più nulla da opporre, alla coppia regina di Longchamp. Golden che spiega le ali davanti ai francesi, muti e in preda alla delusione più atroce. Treve mai della partita, spinta da Jarnet al largo del gruppo, e alla fine irriconoscibile, priva di risorse e di mordente, incapace di risalire e di farsi largo come un anno fa, come nel recente Vermeille, come nei momenti più esaltanti e gloriosi della sua carriera. Così davanti le finiscono Flintshire, secondo nell'Arc come nel 2014, e New Bay, la coppia di Khalid Abdullah e di Fabre, anche loro ammirati dalla prodezza di Golden Horn e di Frankie, un killer implacabile al suo quarto Arc, dopo Lammtarra, Sakhee e Marienbard.
“Terreno veloce e modesta cadenza all'inizio – le attenuanti di Criquette Head per la deludente esibizione di Treve -. Abbiamo tentato l'impossibile – aggiunge con lo sguardo basso – sembrava facile, e invece...”