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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Parigi, a Country Life un sogno ad occhi aperti

La locandina della mostra che chiuderà il 2 dicembre
La locandina della mostra che chiuderà il 2 dicembre

Eccoli, li sento. Il loro borbottio sommesso e il rumore armonico degli zoccoli sul pavimento di legno. In lontananza, un nitrito. Non sono ancora entrata in scuderia ma posso già sentire il profumo di fieno, le mascelle instancabili al lavoro. Varco l’ingresso e come sempre ho la sensazione di essere accolta in un tempio; questo poi è uno dei più belli che abbia mai visto. Le pareti di legno dei box sono dipinte di bianco, hanno armoniche linee curve, con delle eleganti targhe appese in alto sopra le porte. Ognuna di esse porta il nome di un cavallo, sicuramente nomi di cavalli importanti. In fondo alla scuderia, in uno spazio ampio, vedo dei cavalli legati al lavaggio. Uno, con il suo groom vicino, porta un’elegante coperta bianca e verde col fascione e una testiera col frontalino rosso; l’altro, slegato, muove qualche passo tenendosi ben lontano da un mucchio di coperte da lavare appena lasciate sul pavimento. Sembrerebbero cavalli da carrozza, una pariglia probabilmente. Oltre un elegante arco si intravede un altro cavallo da tiro mentre viene preparato.
Proprio vicino a me invece è legato corto su un anello a muro un baio scuro. Non può girarsi ma mi controlla con la coda dell’occhio destro. È in riposo, il mantello lucidissimo mette in evidenza il chiaroscuro creato dai muscoli. Seppure immobile ha una grande presenza, una forte personalità. L’occhio vivo sembra portare in sé le esperienze dei suoi nobili antenati; mi osserva con malcelata sfida. Per quanto attraente non so se lo vorrei montare...
Continuando a percorrere il corridoio mi soffermo ancora sui nomi dei cavalli: Glint of Gold, Sea Hero, Mill Reef....tutti purosangue. Mill Reef è un famoso cavallo da corsa, ha vinto tutto, dalle più importanti corse inglesi al Prix de L’Arc de Triomphe. Nelle orecchie di questi campioni c’è ancora il brusio della folla e il vibrare della pista, mentre il loro fantino li incita hanno le froge dilatate al vento e nei loro occhi si riflette un caleidoscopio di colori sgargianti.
Rumori dal piazzale mi risvegliano dal mio sogno ad occhi aperti: un fantino sta rientrando dopo l’allenamento con un cavallo decisamente nevrile. Tutto gonfio, è in piena esibizione di sé, mentre piaffa sulla terra battuta e il sudore bianco schiuma da sotto la sella e sul collo. Il jockey sembra averne abbastanza e cerca di trattenerlo a redini tese. Poco lontano, un ragazzino davvero giovane porta a mano un altro purosangue e si ferma davanti a una scuderia bassa. Si tratta di una femmina, ecco forse il motivo di tanta eccitazione! La cavalla è tirata a lucido, non ha un
grammo di grasso in più dell’indispensabile. Sorrido nel vedere l’intesa che c’è tra la femmina e il suo giovane palafreniere; il ragazzo sembra avere tra le mani un tesoro inestimabile, la teme quasi, mentre la cavalla sembra offrirgli protezione.
Da qui si aprono verdi scenari, tra cui una pista. In distanza vedo un sauro nell’atto di prendere il galoppo col suo jockey dalla casacca blu. Un po’ di foschia dona all’immagine dei contorni indefiniti, e in pochi secondi anche il rosso del mantello e l’azzurro si fondono nella macchia sfuocata di verde e marrone. Si sta facendo sera e nel giro di pochi minuti si alza un vento impetuoso. Anche per me è ora di andare. Un cavaliere distinto mi incrocia mentre conduce a
mano due cavalli verso la scuderia, scortato dal suo cane. Posso cogliere un cenno del capo verso di me, anche se la sciarpa è tirata fin sotto il naso per proteggersi da raffiche e polvere. I destrieri, eleganti tanto quanto l’uomo, portano i colori della sua scuderia. Ammiro il quartetto incedere controvento con classe mentre il cielo si tinge di grigio.
Questo è il potere dell’arte, proiettarti nel vivo dell’opera, in un altro luogo, in un altro tempo seppure così familiare.
Mi trovo al Musée de La Chasse e de la Nature di Parigi, in Rue des Archives, dove fino al 2 dicembre 2018 è possibile ammirare l’esposizione “Country Life - Chefs-d’oeuvre de la collection Mellon du Virginia Museum of Fine Arts ». I più importanti dipinti a tema equestre dalla collezione del miliardario americano Paul Mellon (1907-1999). Le opere che egli ha raccolto testimoniano il suo attaccamento ad uno stile di vita ormai in via di estinzione. Mellon, legato alla tradizione inglese grazie alla madre, eredita invece dal padre l’appartenenza al mondo dell’industria e della  finanza americana. Dotato di grandi mezzi e destinato ad una vita nell’ambiente degli affari, sceglie la ruralità. Insieme alla moglie Bunny si impegnerà a trasferire nelle campagne della Virginia il modo di vivere dei gentlemen farmers. Nella loro tenuta di Oak Springs Bunny lei si dedicherà alla passione per il giardinaggio mentre Paul all’allevamento di cavalli da corsa. Uniti dalla passione per l’arte, la natura e la campagna, si contornano di capolavori tra cui spiccano tele dei più grandi impressionisti.
La mostra è allestita ricreando una vera scuderia, sul modello di quella reale di Mellon ad Oak Springs, con tanto di effetti audio, ad opera di Antoine Platteau, direttore de la Décoration de la Maison Hermès.
Mi sono ispirata ad alcuni dei quadri presenti, qui sotto elencati:
Richard Barrett Davis - Portrait de chevaux tirant la voiture de George III dans les écuries de
Windsor. 1820 Huile sur toile.
Eugène Delacroix - Cheval bai-brun à l’attache. 1823? Huile sur toile.
Sir Alfred James Munnings - En ligne! Newmarket. 1940-1953. Huile sur panneau.
Théodore Géricault - Jockey montant un cheval de course. 1821-1822. Huile sur toile.
George Stubbs - Hyaena à Newmarket avec un garçon d’écurie. 1767 Huile sur toile.
Edgar Degas - Jockey en bleu sur un cheval alezan. 1889. Huile sur bois.
Alfred De Dreux - Le Retour de la course sous le vent. 1838. Huile sur toile.