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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Osoppo, il cavallo ancora campione

La copertina del libro
La copertina del libro

In un'epoca in cui i libri durano pochi mesi sugli scaffali delle librerie per poi finire al macero, un romanzo che rinasce per la quarta volta a 29 anni dalla sua prima edizione, è una vera rarità. E' quel che accade a "L'Ostacolo dei sogni", di Patrizia Carrano, uscito per la prima volta nel '92 ma oggi nuovamente ristampato. Il romanzo rievoca il record di elevazione conquistato nel 1938 a piazza di Siena da un ruggente irlandese il cui nome originale era Frothblower, ribattezzato Osoppo dalla bieca autarchia linguistica del fascismo. Montato da Antonio Gutierrez, quel baio indimenticabile saltò al primo tentativo 2 metri e 44 centimetri. Questo raccontano le cronache sportive del tempo. Il romanzo immagina un antefatto che vede protagonisti Osoppo e il suo groom adolescente Salvatore, uno scugnizziello cresciuto nella scuderia dei Morese (dove anni dopo nacquero i saltatori Merano e Posillipo). Una storia "così incredibile da poter essere vera". Ne abbiamo parlato con l'autrice, che è una assidua firma di Cavallo 2000.

Come nasce questa riedizione?

Luciano Ruiu, un giovane editore interessato ai libri che trattano di equitazione, ha casualmente letto su FB una lettera di una appassionata lettrice, che lodava le emozioni provate grazie al mio romanzo. E mi ha chiesto di ripubblicarlo con la sua "More Than a Horse". Sono stata contenta di dirgli di sì. Il libro aveva avuto due edizioni con Rizzoli, un'altra nel 2013 con un altro editore... ed ora eccolo di nuovo qui.

E piace ancora oggi. C'è stata una bellissima recensione di Umberto Martuscelli. 

Mi ha davvero lusingato. Ma credo che il mio "Ostacolo" non sia soltanto una storia di sport. E' piuttosto un romanzo di formazione, in cui si raccontano le traversie di un ragazzino e di un cavallo - Osoppo - con il quale Salvatore si intende a perfezione, ma di cui non può disporre, perché  non gli appartiene. E' una storia piena di archetipi antichi: i ricchi e i poveri; i bambini e gli adulti; la paura e il coraggio; l'onestà e il ladrocinio.  Credo che "L'Ostacolo dei sogni " sia riuscito a passare da un millennio all'altro perché affronta dei nodi inevitabili della vita di tutti. In tutte le epoche.

Come ti sei documentata su Osoppo?

Gutierrez, ormai generale, mi ha dedicato con slancio e generosità due pomeriggi di chiacchiere. Fu lui a raccontarmi che dopo aver battuto il record al primo tentativo chiese di alzare ulteriormente l'ostacolo e che questo non fu possibile perché erano finite le barriere. Forse quel binomio sarebbe ancora campione del mondo, perché nell'immediato dopoguerra il record passò a Huaso, un cavallo che in Cile saltò 2,47 al terzo tentativo. Osoppo e Gutierrez sono ancor oggi "solo" campioni europei.

Ma non è l'agonismo, l'asse del romanzo.

In effetti il cuore del romanzo sta nel rapporto che il piccolo Salvatore riesce a costruire con l'irascibile purosangue irlandese, a cui si lega fin dalle prime pagine del libro, quando Frothblower arriva nella tenuta dei Morese. Nel romanzo, come nella realtà, il cavallo era appartenuto all'addetto militare della marina inglese, che - destinato in estremo oriente - aveva deciso di lasciarlo in Italia per evitargli un trasferimento lungo e pericoloso. Io ho "lavorato" su questa notizia immaginando un rapporto sentimentale fra l'addetto militare e una nobildonna, di cui Osoppo è stato testimone e messaggero d'amore e poi di disamore. Gli adulti fanno, disfano... e hanno poca attenzione ai legami d'affetto e di tenerezza che si stabiliscono fra animali e bambini. Che invece sono la forza scatenante del mio romanzo, in cui Salvatore emigra clandestinamente per raggiungere Osoppo malato e operato in Germania...

Ma com'è nata questa idea?

Da un articolo, e da una fotografia, pubblicata nel '90 da "Sette" il magazine del "Corriere della Sera". Il pezzo si intitolava "Nuota, cavallo rotto" e raccontava del lavoro che si fa nelle piscine circolari con i cavalli in riabilitazione. C'era una foto di un cavallo che arrancava nell'acqua, con le vene rilevate dallo sforzo. Gli era stata messa una vite in un arto fratturato e dopo l'operazione si irrobustiva nuotando. Ritagliai quell'immagine, prima di partire per la Maremma, dove d'estate portavo il mio sauro.  In scuderia c'era un anziano uomo di cavalli, cresciuto nell'allevamento dei Morese, Antonio Salvatore. Sono sempre stata interessata ai racconti degli anziani uomini di scuderia. E in quell'estate raccolsi molti episodi. I romanzieri sono come il dottor Frankenstein: immaginano una storia prendendo un pezzo di qui, un pezzo di là... La mia casa editrice di allora non voleva che scrivessi un libro sui cavalli. Ero conosciuta per il mio interesse ai temi della condizione femminile. Ma io mi impuntai... E adesso siamo qui. Trent'anni dopo, per dirla (quasi) come Dumas.

In questa edizione c'è una dedica a una veterinaria.

Si, ad Angela Mascioni, che è un'ottima professionista e una bellissima persona. Da anni si occupa dei miei cavalli e lo fa con passione, capacità e competenza. Spesso i veterinari sono specializzati nel curare i cavalli agonisti. Quando poi fatalmente invecchiano, molto frequentemente i proprietari li trascurano, "tanto non gareggiano più". E così ho nutrito la convinzione che ci sia poca letteratura veterinaria sui cavalli anziani. Io mi muovo in un'altra direzione: il mio primo sauro è giunto a 33 anni, il secondo a 28, il terzo - che considero un ragazzino - sta per compierne 22. Questo si deve a tre elementi: condizioni di vita (i miei cavalli hanno trovato nella scuderia "La Mola" di Manziana un habitat impagabile) un pizzico di fortuna e... la mia veterinaria, che ha  per i cavalli d'età  ( e non solo)  tutta la competenza possibile. Angela è la prima di molte veterinarie di cavalli  oggi al lavoro e io me ne sono accorta perché l'attenzione alla condizione femminile non mi ha mai abbandonato: non è facile per una veterinaria di cavalli imporsi. Ora le cose stano finalmente cambiando: la dottoressa Mascioni è stata chiamata a visitare anche in un paese arabo. Ma tutto va troppo a rilento.

Cosa ti aspetti da questa nuova edizione?

Mi piacerebbe che Salvatore e Osoppo ricordassero a tutti quanto è prezioso il rapporto fra l'uomo e il cavallo. Che è un essere senziente, non una bicicletta.  E' questo convincimento che mi ha convinto a dedicare tutti gli eventuali diritti d'autore alla Onlus "Il salto oltre il muro". Da 15 anni nel carcere milanese di Bollate i detenuti si prendono cura di cavalli sottratti a maltrattamenti. Mi piace l'idea che un "re" dell'equitazione come Osoppo aiuti, per quel che è possibile, uomini e cavalli meno fortunati.