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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Medicina omeopatica: la tendinite del cavallo

TUTTI gli atleti sottoposti ad attività sportiva intensa, prima o poi sviluppano una tendinite. Il cavallo utilizzato sia per attività ludica che  agonistica è fortemente soggetto a patologie dei tendini e dei legamenti (desmiti).
I motivi sono molteplici:  tutto il peso del corpo del cavallo poggia su un  solo dito: il terzo, che è rinchiuso dentro una scatola cornea, lo zoccolo. Se dovessimo paragonarlo al nostro piede è come se noi camminassimo sulla punta delle dita alla stregua delle ballerine di danza classica.  Fino a metà gamba, sia nell’arto anteriore che posteriore non ci sono muscoli, ma solo possenti tendini estensori e flessori. Questi ultimi si strutturano su tre strati: il tendine superficiale, il profondo e  il sospensore del nodello.  Più che un tendine è un vero e proprio apparato , in quanto ingloba anche delle ossa;  ha una funzione primaria, quella di prevenire una eccessiva estensione del nodello durante l’appoggio del piede, ma anche   di scaricare le forze del peso corporeo in modo tale che il cavallo non senta fatica muscolare a stare molto tempo in piedi.
I tendini sono come grossi cavi composti di fibre longitudinali di materiale vivente che hanno la capacità di allungarsi con il peso mantenendo forza e integrità. Il trauma avviene quando il carico eccede e la forza  richiesta è tale che le fibre di questo cavo si lacerano distendendo anche le guaine che le contengono, i vasi e i nervi.
Una delle principali cause delle tendiniti è la concussione a cui è sottoposto l’arto anteriore sia durante la corsa al galoppo, sia nel salto ostacoli, sia nelle repentine e brusche girate e frenate durante il western, che nei movimenti lenti ma impegnativi del dressage.
Il piede rinchiuso e stretto dal ferro, non riesce ad ammortizzare le forze in eccesso   per le quali non è stato “configurato” in quanto in natura il cavallo non eccede in attività fisica continuativa, ma percorre solo brevi tratti ad alte andature. L’esempio che rende l’idea è  considerare a quale pressione sia sottoposto un piede di   un cavallo saltatore di ostacoli.   Quando l’animale si riceve dal salto, la pressione che si scarica sugli arti anteriori è la somma del  peso del cavallo moltiplicato per la somma dei quadrati della velocità e dell’altezza. Poi si deve aggiungere il peso del cavaliere e della sella. Facendo un conto: una massa di 5 quintali in movimento, che salta 1.30 a una velocità di 24 km ora, riceve sugli anteriori all’impatto con il terreno  un peso di 29 quintali e 64,500 kg.  La base sulla quale il cavallo atterra sono i suoi piedi, i quali hanno un diametro di 18-20 centimetri (per essere ottimisti) e sono duri, con una elasticità minima, peraltro attenuata dal ferro inchiodato all'unghia. In zoccoli funzionanti appropriatamente, la suola si appiattisce leggermente nel momento in cui un peso di alcuni quintali grava sula capsula dello zoccolo. I ferri impediscono questo movimento, mantenendo invece la suola in una posizione a volta, non caricata, e il resto dello zoccolo in una posizione contratta. La suola non riesce a sfuggire agli urti, e con essa tutte le strutture ossee e tendinee .  
La diagnosi per una tendinite viene effettuata con la visita clinica e con l’ecografia, che ci evidenzierà la severità del problema. La letteratura scientifica è ridondante di terapie e management delle tendiniti in modo tradizionale. Affrontare questa patologia dal punto di vista omeopatico non è complicato per un veterinario esperto in omeopatia, ma  può non ottenere pieni risultati  perché spesso  la terapia non viene effettuata nelle modalità prescritte. Il motivo sono  le pressioni che può ricevere il proprietario dell’animale dalla comunità, quando inizia una terapia  controcorrente rispetto a quelle tradizionali. Da sottolineare che spesso viene pressato con alcune delle leggende metropolitane che popolano il mondo del cavallo (sei mesi in box fermo per es). Il trattamento omeopatico, per avere la restitutio ad integrum, (piena guarigione) necessita di una condizione che non sempre trova riscontri favorevoli: il tempo adeguato alla riparazione del danno, che comunque è ridotto rispetto al trattamento tradizionale.
Prima di tutto è importante affrontare la terapia del dolore. Il cavallo soffre molto e  possiamo gestire la prima emergenza con  rimedi omeopatici somministrati a diluizioni adeguate alla severità del problema,  pratica che può comprendere e gestire solo un  veterinario esperto in omeopatia .  I rimedi indicati nei  vari stadi della patologia  sono : Arnica montana  per ridurre l’edema, il versamento ematico e conseguentemente il dolore. Si può alternare a millefolium se il versamento è esteso  e a bellis perennis se la lesione è profonda.
E’ importante, fin dalle primi giorni non tenere fermo il cavallo in box, come purtroppo si usa fare, a meno che la lesione non sia veramente severa e manchi l’appoggio a terra del piede. Si possono effettuare brevi   passeggiate sottomano, senza lasciare il soggetto incustodito nel paddock, più volte al giorno. Il riposo forzato è deleterio per diversi motivi : non rispetta i bisogni etologici di specie, è antifisiologico per apparato digerente del cavallo che deve associare al cibo  il movimento. Inoltre un leggerissimo esercizio fisico  adeguato al problema, aiuta a decongestionare la parte affetta con riduzione del dolore, maggiore afflusso di sangue e rimozione delle tossine.  Questa  semplice fisioterapia si può attuare su il terreno duro, asfalto o terra battura.  Evitare assolutamente di  passeggiare su  sabbia, fango , cioè in tutti quei terreni in cui il piede affonda e sforza il tendine. Man mano  che la zoppia si attenua si può diversificare il terreno di camminata, cercando sentieri con  sassolini o sassi, o pozze di acqua. Camminare su terreno diversificato induce una ripresa più rapida, perché stimola i recettori nervosi situati nella suola e sulle guaine tendinee.
 I rimedi che seguono arnica sono molti e vengono somministrati in base ai sintomi rilevati alla visita clinica successiva.  I più comunemente usati sono: Belladonna se è presente ancora molta infiammazione e anche sintomi generali, Apis, se c’è calore e gonfiore, Ledum se il gonfiore è freddo.  Quando i sintomi dell’infiammazione si sono affievoliti, si può pensare a rimedi che hanno più affinità con i tendini come   Rhus tox e Ruta che migliorano col movimento, a  Phytolacca e Causticum nel caso che il tendine inizi a raccorciarsi , a Bryonia se migliora col riposo e con decubito sulla parte malata , a  Rhododendrum, Phytolacca e Rhus tox  se peggiorano  sensibilmente con il tempo umido e che sono indicati se la patologia è inserzionale.  L’effetto dei trattamenti omeopatici nel cavallo è sorprendente: si ottiene lo stesso risultato terapeutico che utilizzando i farmaci tradizionali, con  l’assenza di effetti collaterali e con la possibilità di effettuare terapie a lungo termine con un costo molto contenuto. Inoltre si dimezzano i tempi di guarigione, che sono la nota dolente in queste patologie. Dopo l’avvenuta guarigione, si può pensare a un trattamento omeopatico conservativo e soprattutto a rimuovere le cause che hanno provocato la patologia rimodulando cioè la gestione del cavallo, e riflettendo se l’uso che se ne fa è appropriato ai suoi mezzi. Questa patologia risultando molto dolorosa e invalidante aggiunta alla vita poco etologica che il cavallo normalmente conduce, riduce molto il suo benessere.

Dott.ssa Carla De Benedictis
Medico Veterinario Omeopata
Velletri (Rm)