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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Mattii a Montegiorgio, storia di una famiglia che ha fatto la storia del trotto

MONTEGIORGIO. Prima giornata di corse del 2019 all'ippodromo San Paolo, ovvero le sette corse pomeridiane in cartellone per martedì 1 gennaio.  Sette corse intitolale alla Famiglia Mattii: Giovanni, Lanfranco, Elio, Maria Moriconi Mattii (moglie di Dante Mattii), Pompa Assunta (la collaboratrice familiare della Famiglia Dante Matti, una roccia che ha cresciuto tutti i figli dei figli, tutti i giorni metteva a tavola 20/30 persone. La adoravano tutti), Dante e Basilio. Una passione antica che da anni contagia la famiglia Mattii, titolare dell’ippodromo San Paolo di Montegiorgio. Oggi, dopo la recente scomparsa di Elio, il più giovane, impegnato da sempre nella gestione dell’ippodromo, è rimasto il solo Mario, già professore di radiologia a Bologna, ormai trasferitosi stabilmente a Montegiorgio con il compito di responsabile tecnico dell’ippodromo.
Allora, negli anni ‘60 del secolo scorso, quando decisero di costruire un ippodromo in mezzo alla campagna, impresa ritenuta dai più una follia, erano in cinque. Con i già citati Elio e Mario c’erano anche Basilio, Lanfranco e Giovanni, personaggi di un’ippica vissuta nella maniera più genuina. Su tutti il padre Dante, conoscitore del mondo, intraprendente, abile negli affari, ancorato alla tradizione ma con la vista proiettata nel futuro. Gia nel ’44 aveva cavalli in scuderia da Alfredo Cicognani a Roma.
Erano gli anni della ricostruzione, delle idee nuove che, di certo, ai Mattii non mancavano, alimentate, nel cloro caso dalla passione per le corse dei cavalli che a quel tempo nella zona si svolgevano su strada, vere e proprie sfide paesane sulle quali si finiva col favoleggiare immortalando le qualità dei cavalli e magnificando le abilità dei guidatori. Su quella passione che si diffondeva nel territorio si poteva costruire qualcosa di solido. Questo pensarono Dante e figli. Proprietari terrieri e affittuari di terre anche nella vicina Umbria, decisero di investire buona parte del patrimonio nell’ippica. Nei primi anni sessanta, quelli del boom economico, costruirono la prima pista da corsa su un terreno sito a Piane di Montegiorgio, acquistato pochissimi anni prima dall’Università di Lovanio (Belgio).