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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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"Lo sport dei re", ultimo capolavoro della letteratura americana

Il New Yorker lo ha paragonato a Luce d’Agosto, il capolavoro di William Faulkner pubblicato nel 1932. Lo sport dei re(traduzione di Giovanna Scocchera, Einaudi, pp. 584, euro 24,00), secondo romanzo della scrittrice americana C. E. Morgan, descrive il mondo delle corse dei cavalli e si conclude con una descrizione del Kentucky Derby del 2006. E l’assonanza tra Lo sport dei re e Luce d’Agosto è evidente stilisticamente ma anche per una coincidenza che accosta la scrittrice nata in Ohio ma che vive in Kentucky al grande narratore del Novecento americano. Nel maggio del 1955 William Faulkner andò all’ippodromo di Churchill Downs, a Louisville, per assistere al Kentucky Derby, la corsa riservata ai purosangue inglesi che si svolge annualmente dal 1875 e che costituisce la prima tappa della prestigiosa Triple Crown degli Stati Uniti. In un articolo pubblicato sulla rivista «Sports Illustrated», l’autore dell’Urlo e il furore rievocò l’addensarsi del gruppo dei cavalli in «un’onda bruna punteggiata dalle giacche sgargianti dei fantini come schegge che fluiscono verso di noi lungo la staccionata» – i muscoli degli animali tesi nell’arco di una traiettoria che ricorda «il grande falco in discesa, inflessibile e non deviabile, vorace non di carne ma di velocità e distanza». Faulkner aveva intuito che ad attirare il folto pubblico di appassionati verso «lo sport dei re» non sono solo le scommesse e i guadagni milionari, ma qualcosa di più profondo, radicato nella natura e nelle necessità emotive dell’essere umano: quell’ammirazione atavica per la velocità e la potenza del cavallo, in cui l’uomo «proietta il proprio desiderio di supremazia fisica, di vittoria».
Ebbene, in questo romanzo applaudito dal New Yorker ma anche dal Guardian, Morgan ci regala una descrizione del Kentucky Derby che per profondità di linguaggio e ricchezza di espressione non ha nulla da invidiare a quella dell’illustre predecessore. Lo sport dei re è un romanzo audace, corale, finemente costruito e stratificato, che mentre descrive i processi di allevamento, riproduzione e addestramento dei cavalli da corsa riflette sulle più importanti questioni sociali e razziali che affliggono ancora oggi il Sud degli Stati Uniti. E lo fa guardando a giganti del calibro di Mark Twain, Herman Melville, Harriet Beecher Stowe, la Toni Morrison di Beloved, il Cormac McCarthy della trilogia della frontiera.
 Lo sport dei re possiede la statura totalizzante del mito e l’ampiezza di prospettive caratteristica dei grandi romanzi storici, ma riesce a cogliere con estrema precisione anche gli impulsi più riposti e meno verbalizzabili dell’animo umano, quei rivolgimenti interiori che determinano la vita di una persona e che fanno parte tanto dell’eredità genetica quanto del retaggio culturale. La trama del romanzo abbraccia diverse generazioni dei Forge – dal patriarca Samuel, tra i primi a valicare il Cumberland Gap con uno schiavo al seguito e a stabilirsi in Kentucky, fino a Henry, rampollo della ricca aristocrazia terriera che alla morte del padre decide di trasformare le piantagioni di granturco di famiglia in un allevamento di purosangue. Henry è talmente ossessionato dalle teorie evolutive da ambire a ottenere, attraverso accurate selezioni genetiche, il cavallo perfetto, mentre sua figlia Henrietta, protagonista dell’ampia parte centrale del romanzo, cresce annotando passaggi di Darwin e Dawkins accanto ai pedigree dei cavalli dell’allevamento paterno. Tra i personaggi di questo romanzo che va al cuore dell’esperienza collettiva americana, la voce irriverente è quella del fantino di colore Reuben Bedford Walker, che nell’immenso teatro del romanzo rappresenta il fool shakespeariano, la voce che sputa verità scomode in faccia al potere dei bianchi. Il ritmo narrativo scelto dall’autrice è a velocità incostante: si passa dalle galoppate sfrenate di Hellsmouth, la puledra in cui Henry depone speranze di gloria, a quel lento andare del fiume e delle stagioni che si rincorrono colorando di luci sempre diverse la campagna. In una tela questa sì faulkeriana dell’esistenza che scorre, i cavalli come compagni di vita cavalcati ogni giorno, da un uomo o da un bambino.

Lo sport dei re(traduzione di Giovanna Scocchera, Einaudi, pp. 584, euro 24,00). In tutte le librerie.