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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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L'importanza della motivazione

Tutto il mio lavoro si basa sul motivare, in modo tale da creare una collaborazione dinamica con il cavallo ho di fronte. Tutti i punti precedentemente toccati nei vari articoli hanno fatto si che abbia costruito delle aspettative positive attorno alla mia persona, in questo modo il cavallo avrà un ottimo atteggiamento per incominciare il lavoro vero e proprio.

Ma perché il cavallo dovrebbe stare con me a fare qualcosa che non comprende e non gli interessa? Perché con me sta bene. Ai cavalli piace l’assertività perciò, se riusciremo a calarci in questa modalità il nostro amico si sentirà rassicurato e protetto. Al contrario se ci mostreremo insicuri, deboli o aggressivi, non riusciremo mai a far stare il nostro cavalo in una condizione di calma e benessere vicino a noi. Questa condizione di benessere è già un rinforzo (o premio) ed è davvero il rinforzo più in linea con la sua etologia! Trovo che questo aspetto della relazione sia molto affascinante in quanto ci permette di lavorare profondamente su noi stessi contrastando il nostro correre frenetico del tempo con il godersi i momenti, cioè  profumi, un tocco un respiro mettendo da parte tutte le aspettative e gli obbiettivi che ci fanno essere così frustrati e scortesi. Quando mi rendo conto di inseguire un’aspettativa mi fermo e sento il mio cavallo; sta bene in questo momento ? Stiamo ancora condividendo qualcosa di positivo entrambi?      Se la risposta è no allora è inutile continuare ma sarà necessario fare un passo indietro e tornare in una condizione di benessere, pensare come semplificare l’esercizio e nel caso fermarci e fare qualcosa di piacevole se non  dovessimo avere  la soluzione del problema nell’immediato. Non dobbiamo vincere nessuna battaglia, se il cavallo ha la meglio su un esercizio non frustratevi con lui ma dormiteci su e riproponete l’esercizio solo quando sarete in grado di gestire il vostro stato d’animo. L’unica sconfitta sarebbe fare una brutta figura con il nostro migliore amico.

CHIEDERE POCO RICOMPENSARE TANTO

Per “chiedere poco” s’intende non poco in termini di frequenza ma di quantità, perciò ,chiedere piccoli accenni del comportamento desiderato seguiti dalla nostra ricompensa che abbiamo detto essere lo stare bene insieme nella calma. Questo motiva il cavallo a migliorare l’esecuzione del comportamento richiesto. In conclusione abbiamo parlato di rinforzo negativo che consiste nel mettere una pressione e toglierla quando il cavallo ne esce. Voglio però specificare che il rinforzo negativo da me usato non contempla l’escalation di pressioni, i cavalli non devono avere l’ansia di rispondere agli stimoli.  Questo li porterebbe a essere tesi e contratti mentre ciò che desidero é che la soglia di stress non sia mai troppo alta ma che si agisca nella decontrazione e nel benessere del rilascio. Nel prossimo articolo parleremo di rinforzo positivo restate connessi !