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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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L'Asino Rosso, ovvero il vento caldo del deserto

Quanti modi ci sono per dire “asino”?

Almeno uno per regione. E non solo in Italia, ma ovunque l’asino sia stato presente ha ricevuto un nome aggiuntivo che lo caratterizzava in relazione alla tradizione, ai costumi del luogo e alla funzione che gli veniva attribuita dall’uomo.

Miccio o ciuco in Toscana, moliente  o burrico in Sardegna, in Veneto li chiamano mussi,  ciuccio in Campania, scecco in Sicilia.

E ancora sumeri, asan, magar, e tanti altri.

Per restare in Europa troviamo donkey inglese, baudet o l'âne francese, esel tedesco,  burro spagnolo, onos greco, osiol polacco e molti altri ancora

Fra tutti questi nomi quello che più mi ha incuriosito in modo particolare è <scecco>, come è chiamato in Sicilia.

 Una delle storie più interessanti è infatti l’origine del nome scecco

In Sicilia gli asini furono introdotti  dagli arabi intorno all’8oo quando questi arrivarono nell’isola. I turchi avevano al loro seguito gli asini (gli asini sono infatti originari delle regioni arabe) e li usavano come cavalcature, cosa che stupì molto gli abitanti dell’isola per i quali questi sceicchi che cavalcavano gli asini avevano qualcosa di ridicolo. I turchi venivano chiamati dagli isolani <sceicchi> e fu automatico di conseguenza chiamare gli asini <scecchi>.

A Roma al contrario sono gli uomini a derivare il loro appellativo dagli asini e <burini> dallo spagnolo <burro> (asino) vengono chiamati coloro che arrivavano dai villaggi periferici della città con l’asino carico dei prodotti dell’orto. Asino e contadino, da sempre associati, hanno condiviso un malevolo destino. La negativa considerazione per chi lavora la terra, per chi ha le scarpe sporche di fango e le mani segnate dalla fatica, per chi occupa gli strati inferiori della società, per il contadino da sempre associato alla povertà, è diventata disprezzo per l’asino che condivideva queste fatiche con l’uomo. Sin dall’antichità nella società egizia l’asino era associato agli ebrei schiavi. Iniziava così l’associazione asini-schiavi poi diventata asino-contadino.

Ma c’è una storia molto più antica e interessante che racconta l’origine di questo nome <scecco>.

Una storia che ci riporta ancora una volta proprio nel mondo arabo, terra da dove proviene l’asino.

Nella mitologia egizia il mito di Osiride occupava l’immaginario delle credenze collettive degli egiziani. Osiride e Iside fratelli - sposi (come era uso al tempo degli Dei). Due Dei amati dal popolo e venerati.

Osiride Dio della natura e dei boschi. Iside dea della bellezza, della fertilità e della vita.

Un terzo fratello il Dio Seth rappresenta invece il disordine, la distruzione, l’aggressività, la violenza. Nella mitologia egizia, Seth era descritto come il dio delle tempeste, della ferocia, del caos, il malvagio che uccise e mutilò Osiride suo fratello per usurparne il trono. Un mito che fa subito venire in mente Caino che uccise il fratello Abele.

Seth, il dio del deserto, associato alla rossa sabbia del deserto, veniva rappresentato con la testa d’asino e viceversa l’asino rosso veniva utilizzato per raffigurare il dio egizio Seth.

L’asino rosso ha un significato importante nella mitologia egizia. Il rosso ricorda il colore della sabbia del deserto e inoltre è il colore dell’aggressività e della malvagità.

Il colore fulvo della sabbia del deserto rivela tutta l’angoscia dell’immaginario di un popolo di agricoltori minacciati dall’aridità del deserto circostante.

L’asino, simbolo ctonio e malvagio, è  associato alla terra. In alchimia rappresentava la materia primordiale. Con i suoi connotati demoniaci, lo zoccolo, il raglio, il grande organo sessuale, esprime la sua potenza nelle orecchie dritte.

 

Ma Seth, malvagio e funereo, in contrapposizione a Osiride, simbolo dell’aurora e della saggezza, rappresenta l’eterna lotta fra le tenebre e la luce, il giorno e la notte, il bene e il male. Un conflitto necessario all’equilibrio del mondo. 

Questa antica figura del Dio egizio Seth fu adottata inizialmente anche dai greci.

Successivamente nel mondo greco il malvagio asino rosso di Seth prende il nome di Tifone (o Tifeo).

Anche Tifone, che in greco vuol dire “Vento turbinoso”, era rappresentato con la testa d’asino.

Era un mostro gigantesco e terrificante con ali di pipistrello, gambe formate da draghi incandescenti e, cosa che più ci interessa in questa sede, testa di asino.

 

Un bel giorno, Tifone salì sull'Olimpo per conquistare il dominio del mondo e con intenzioni bellicose ne scacciò tutti gli dei spaventati. Solo Zeus rimase e lo affrontò, ma nel conflitto Tifone ebbe la meglio e Zeus fu sconfitto ed imprigionato in una grotta. Ermes riuscì però a liberarlo. Zeus riprese quindi la lotta contro Tifone e questa volta riuscì a sopraffarlo scagliandogli   addosso la Sicilia. Ecco perché l’Etna brontola e fiammeggia. E’ Tifone che cerca inutilmente di liberarsi. Con i suoi sbuffi che fanno tremare la terra, i continui fremiti vulcanici, i violenti boati e fiammeggiamenti invano tenta di ribellarsi al proprio destino.

L’asino rosso o Tifone, (si diceva che Tifone fosse l'alito del dio Seth), indica anche il bruciante scirocco del deserto meridionale che porta con sé odore soffocante di bruciato e fa impazzire la gente. Obbliga a stare immobili. Per trovare un po’ di sollievo le popolazioni dei paesi meridionali, quando arrivava lo scirocco, avevano l’abitudine di sdraiarsi sul pavimento aspettando la fine del vento caldo.

Si diceva che Tifone fosse l'alito del dio Seth, lo spirito dello scirocco, il sospiro dell'asino selvatico e lo scirocco fu raffigurato dagli Egiziani come l’asino rosso del deserto. 

Di qui il collegamento fra l'asino e lo Scirocco 

Quando dal deserto soffiava lo scirocco, vento caldo soffocante, si credeva che l’alito pestilenziale di Tifone sepolto sotto l’Etna portasse con sé la follia e i desideri erotici e a tutt'oggi si dice infatti “sciroccato” quello a cui “manca  qualche rotella”.