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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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L'Asino, dalle stalle... alle stelle

Un'immagine che ci
Un'immagine che ci "racconta" il duro lavoro dell'asino

L'asino per millenni è stato fedele servitore dell'uomo per tutte le attività più faticose nell'ambito della vita rurale, ma non solo, perché lo ritroviamo utilizzato anche al traino dei carrelli carichi di minerale nei cunicoli sotterranei delle miniere arrancando faticosamente verso la superficie. Spesso questi asinelli, ricoperti di polvere nera, diventavano ciechi poiché vivevano sotto terra senza mai vedere la luce. Eccolo ancora, in compagnia del più possente mulo, in tutte le attività di trasporto industriali e commerciali attaccato a grossi pesanti carri. 

E la giornata di lavoro non è ancora finita perché al ritorno a casa poi c'è da andare a prendere l'acqua per le faccende domestiche, trasportare legna, portare il grano al mulino, azionare la pesantissima mola per macinare il grano, ecc...

E a fine giornata lo aspettano a casa i bambini che lo vedono come compagno di gioco per una piacevole cavalcata.

 

Ma pochi sanno che l’asino ha svolto un ruolo determinante nelle antiche guerre sino all’ultima grande guerra.

Nelle grandi guerre della storia molti animali – come cavalli, muli, asini, cani, colombi viaggiatori – furono impiegati al fronte soffrendo la fame, la sete, il freddo, la fatica e molto spesso perdendo la vita.

Senza dubbio è il cavallo il primo animale al quale pensiamo e che vediamo impegnato nei combattimenti in prima linea, ma nelle retro vie, silenzioso e invisibile, è l’asino impiegato nel trasporto di pesi di ogni genere, di attrezzature belliche di minore entità, del trasferimento di feriti, del vettovagliamento delle truppe. Spesso diventando egli stesso, in caso di necessità, cibo per i soldati.

Dietro l’esercito dei soldati coinvolto nella battaglia sul fronte, si muoveva un altro esercito, quello degli asini, determinante per l’esito del conflitto. E forse possiamo immaginare che la guerra la vinceva chi aveva alle spalle animali da tiro, da soma, da macello.

 

L'asino, prima ancora dell'arrivo del cavallo, ha condizionato le culture di tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo. In tutti i paesi del nord-Africa, dal Marocco alla Tunisia, e in tutti i paesi a sud dell’Europa dalla Spagna alla Grecia. L'asino è animale del Sud. Possiamo considerarlo il trasmettitore delle conoscenze delle attività produttive e della tradizione socio-economica del mondo rurale, in particolare delle aree interne sottosviluppate, dei territori collinari e montuosi, oggi soggetti a costante fenomeno di spopolamento soprattutto da parte dei giovani.

ll protagonista dell’inizio del commercio nell’antichità.

Dal giorno della sua domesticazione (4.000 anni a.C.) l’asino è stato artefice dello sviluppo economico nel mondo rurale. L'uomo, per tutta risposta, non ha mai dimostrato sentimenti di gratitudine all'asino per tutti i servizi prestati nel tempo e la fedeltà con cui gli è rimasto vicino, al contrario lo ha considerato una specie animale di secondo ordine il più della volte da disprezzare (asino = stupido), considerazione che l'asino ha mantenuto sino ai nostri giorni.

Con l'introduzione dei mezzi meccanici nel lavoro dei campi e dei trasporti, la diffusione della tecnologia in tutti i settori delle attività produttive, l'asino è stato sostituito dalle macchine.

A questo aggiungiamo un disinteresse culturale da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare sulla difesa della biodiversità, del patrimonio genetico, della tradizione, del valore storico, naturalistico ed economico delle diverse razze di animali domestici.

 

Questo ultimo secolo passerà alla storia come il secolo delle estinzioni degli animali e della distruzione della natura. Ogni giorno si distruggono ettari ed ettari di bosco, ogni giorno scompaiono animali appartenenti a razze rare e pregiate.

Rischiamo di accorgerci, quando è troppo tardi, di ciò che abbiamo perso. Perché il valore delle cose viene conosciuto soprattutto nel sentimento della perdita.

E intanto la distruzione continua: le foreste continuano a scomparire, gli animali continuano a morire.

Il destino degli animali è nelle mani dell'uomo. Questo impone all'uomo di farsi carico di una responsabilità morale verso gli animali. I ruoli si sono invertiti. Infatti il primitivo viveva costantemente nella paura degli animali feroci (si era costruito le palafitte per sottrarsi agli assalti delle belve). Oggi dobbiamo difendere gli animali dall'uomo, l'uomo ci appare nei suoi comportamenti sempre più bestiale e l'animale al contrario sempre più degno d'amore.

 

 

Nonostante questo in epoca moderna l’asino ha sempre mantenuto un ruolo importante nel folklore, nell'arte e nella letteratura di molti paesi, presente nelle feste paesane, simbolo nelle espressioni artistiche, metafora in letteratura, ma quasi sempre con una connotazione spregiativa ed una immagine degradata. 

Così questo animale, docile ed utile, è finito per diventare sinonimo di ignoranza e cocciutaggine, in quasi tutti i paesi del mondo.

Povero asino: dalle stelle alle stalle.

Hanno perso progressivamente la loro utilità e non trovano più impiego in campo agricolo e diverse razze si sono irrimediabilmente estinte o hanno corso o corrono il pericolo di estinzione. 

Ma oggi gli asini stanno vivendo una nuova stagione, stanno riscattando quello stigma negativo che li ha marchiati nei secoli addietro.

Non vengono più apprezzati per la loro carne o come animali da soma, bensì per le loro caratteristiche comportamentali e di empatia che li rendono ottimi compagni di attività ludiche e terapeutiche per bambini, adulti e anziani. Trovano coinvolgimento nei progetti di conservazione della natura ove vengono utilizzati per la salvaguardia dell'ambiente garantendo il mantenimento dell'habitat naturale sempre più minacciato. Sono all’attenzione del mondo scientifico per il valore che viene riconosciuto al latte d’asina considerato un nutraceutico, il più vicino al latte materno, indispensabile alimentazione nei primi anni di vita di bambini intolleranti alle proteine del latte vaccino.

Assistiamo attualmente ad un lento e inesorabile processo di distacco da questo cliché negativo e di riscoperta e rivalutazione di questo animale. L’asino entra a far parte a pieno titolo come partner dei percorsi educativi e terapeutici. E allora da oggi forse dovremmo chiamarlo <dottor asino>.