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  • L'arte italiana dell'addestramento - 1
  • Cultura
  • Carlo Cadorna
  • 15/12/2008

L'arte italiana dell'addestramento - 1

SCOPO DELL'ADDESTRAMENTO del cavallo è quello di favorirne il pieno ed armonico sviluppo fisico secondo quegli atteggiamenti che facilitano il passaggio degli ostacoli. Deve anche tendere a rendere il cavallo facile da montare e quindi dotato di un equilibrio ed un impulso che si manifestino senza particolari interventi da parte del cavaliere.
Concettualmente è semplicissimo: il cavallo si deve arcuare come nel salto,tendendosi davanti e flettendosi dietro. Sarebbe infatti illogico, dal momento che il salto non è altro che un tempo di galoppo, che il cavallo si muova al galoppo secondo una meccanica ed un atteggiamento diversi dal salto ideale, quello nel quale il cavallo utilizza al massimo la sua elevazione arrotondandosi e centrandosi sul salto.
Diceva Archimede: datemi una leva e solleverò il mondo! Possiamo assimilare i posteriori del cavallo ad una leva, con la cerniera(fulcro) nell'articolazione coxo-femorale, la cui risultante, in natura, finisce per terra, perchè la suddetta articolazione non si chiude (è da rilevare che, se non chiude la suddetta cerniera, cercherà di compensare con i garretti che saranno soggetti ad usura prematura).  
Scopo dell'addestramento è far sì che la risultante di questa leva vada verso l'avanti-alto in modo che l'impennata, che il cavallo deve compiere per saltare, gli diventi naturale.
Questo si ottiene con la progressiva flessione dei posteriori ed il conseguente abbassamento delle anche, determinato dal contenimento dell'impulso da parte della mano. Come si può osservare in un cavallo che scende in una discesa molto ripida, la flessione accentuata dei posteriori può avvenire soltanto se il cavaliere consente l'estensione dell'incollatura.
Perchè il contenimento della mano (che impone la cadenza) sia compatibile con la linea dorsale arcuata, è necessario partire sempre da un'estensione(non distensione, che possiamo osservare in un salto malriuscito di rimessa) dell'incollatura e, di conseguenza, della linea dorsale (l'uso delle redini di ritorno è errato perchè determina la flessione e non l'estensione dell'incollatura; la flessione provoca l'allontanamento e l'allargamento dei posteriori). 
L'estensione dell'incollatura si ottiene prima da fermo e poi in movimento con la resistenza verso l'alto di una mano alla pressione conseguente ad un'azione impulsiva delle gambe. L'altra mano tiene il cavallo diritto.

NON APPENA il cavallo, incontrando resistenza verso l'alto, accenni ad estendersi verso il basso, la mano cede senza perdere il contatto;  l'assetto e le gambe intervengono con la massima energia determinando la flessione dei posteriori.
Questo meccanismo deve essere ripetuto all'infinito fino a che il cavallo mantenga la cadenza da solo e risponda alle più leggere indicazioni del cavaliere, che deve avere e conservare la sensazione che il garrese sia il punto più alto,che l'inforcatura tenda ad avvicinarsi alle mani e non viceversa. Attraverso l'estensione dell'incollatura, si ottiene anche la decontrazione del cavallo, che può quindi impegnare la sua muscolatura essendo le articolazioni flesse.
Naturalmente, vi sono altri modi per decontrarre il cavallo, ma questo è l'unico che consente di ottenere l'estensione dell'incollatura.  
Nel Dressage, il punto più alto deve essere la nuca del cavallo: ne deriva che sono due modi di concepire l'Equitazione diversi, con finalità diverse.
Perchè lo sviluppo sia armonico, è essenziale che i due laterali sviluppino la stessa forza. Prima il cavallo dovrà essere teso ed appoggiato sul lato più debole: solo allora potrà essere flesso dal lato rigido, perchè non si può flettere da un lato se lo è già dall'altra parte.
Quanto precede si verifica soltanto se il cavaliere ha un assetto italiano, basato sul giusto uso delle staffe- ginocchio fermo, tallone spinto in basso e suola in fuori- (perchè è l'unico che, accordando il cavaliere al cavallo e non viceversa, salvaguarda l'impulso naturale del cavallo), che gli consente di essere sempre in sintonia con il baricentro del cavallo e di avere la mano indipendente e leggerissima sulla bocca del cavallo anche quando questo esprime una grande tensione.
Va da sè che l'unica imboccatura idonea è il filetto dolce senza chiudi bocca: questo perchè è la bocca del cavallo che deve andare a cercare la mano. Deve imparare a mantenere il contatto con una bocca obbediente (cessione della mascella) alla minima resistenza della mano. La bocca pastosa deve essere il risultato, non di azioni di mano, ma esclusivamente dell'impulso conseguente all'acquisizione, da parte del cavallo, di una flessibilità sempre maggiore. La  mano interverrà soltanto per ristabilire l'atteggiamento in estensione ove la linea dorsale tenda ad appiattirsi.

QUANDO IL CAVALLO sarà in grado, mantenendo costante la cadenza, di allungare alla minima pressione delle gambe e di rientrare alla minima resistenza delle mani, sarà pronto.
Un cavallo così addestrato, sarà riconoscibile perchè sarà lungo davanti al cavaliere con una incollatura muscolata ma leggera, corto dietro al cavaliere con un posteriore compatto e rotondo, soprattutto per lo sviluppo dei muscoli ischio-tibiali.
Il movimento degli arti posteriori darà l'idea del "naturale".
Le incollature pesanti ed i posteriori impegnati in un movimento artificiale dei garretti, denotano un addestramento che nulla ha a che fare con l'equitazione naturale.
L'addestramento secondo il sistema naturale allunga la vita agonistica ed è adatto a qualunque tipo di cavallo: quelli nevrili acquisiranno calma e decontrazione; quelli freddi si animeranno e risponderanno in avanti alle richieste del cavaliere.  Dal momento che si utilizzano le leve e non la potenza (forza muscolare) del cavallo, anche i cavalli leggeri(dolicomorfi), purchè in possesso dei requisiti atletici richiesti dall'addestramento, potranno fornire prestazioni di altissimo livello.
Infine, caratteristica di un cavallo così addestrato, sarà di essere in grado di trovare da solo la giusta distanza per affrontare gli ostacoli: sarà sufficiente che il cavaliere mantenga sempre la cadenza adatta al percorso ed una giusta tensione nella sua mano.

CARLO CADORNA
Giudice di concorso completo

1 -continua

 


        

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