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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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L'amicizia nel mondo dei cavalli: un concetto complesso ( parte 4)

Bene, adesso è venuto il momento di dismettere i panni del narratore imparziale (assolutamente e biecamente malcelati) per tirare le fila del discorso e dare il mio spassionato parere personale, sennò che gusto c’è? Il termine “amicizia” protagonista della nostra trattazione fin dal titolo, non è certo una parola facile da interpretare in modo univoco. Io per primo l’ho utilizzata qui con rischio di arbitrarietà e inesattezza. Perché, è ovvio, ciascuno di noi darà delle valenze e delle sfumature diverse, apporterà una sorta di  personalizzazione del concetto pur nel rispetto di alcune caratteristiche fondamentali universalmente valide che sottendono il significato del termine amicizia.
Fiducia, intimità, affetto, sono le prime parole che mi vengono in mente. Quanto queste caratteristiche debbano essere intense invece è già un fattore talmente soggettivo che diventa difficile rispondere. Se poi si tratta di amicizia tra specie diverse come nel nostro caso le variabili sono ancora più complesse. Va da sé che, credo si possa affermare con una certa sicurezza, non può esistere nessuna formula, metodo standardizzato o scuola che la possa garantire, proprio per l’unicità che contraddistingue ogni individuo equino e umano. Non si può ”addestrare” all’amicizia, né obbligare o convincere. La strada per una relazione di questo tipo non può essere trovata in alcun manuale, video o quant’altro. Aggiungerei: bisogna guadagnarsela, volerla fortemente e metterla in pratica con testa e cuore; in più, i nostri sforzi devono essere comprensibili e accettabili dal cavallo (e, in una certa misura e modo, ricambiati).
Grazie alle ricerche effettuate e alle mie personali esperienze posso avventurarmi a dire che una relazione di amicizia è effettivamente possibile, è un percorso del tutto realizzabile, in alcuni casi fino a livelli impensabili, ma a delle condizioni, ci sono cioè degli scogli da superare. Non semplici, soprattutto per l’uomo moderno i cui tempi, ragioni e ritmi si sono allontanati sempre di più da quello che è lo stato naturale (nel nostro caso i cavalli).
Il primo scoglio che incontriamo è una vera barriera. Chi? Per chi è possibile tale amicizia? Diciamo subito, a scanso di equivoci, che non è per tutti. È un dato di fatto che per molte persone il cavallo è un semplice mezzo, oppure uno status symbol, uno svago e via dicendo. Per altri invece è un compagno di vita da amare e di cui prendersi cura. Ovviamente questa è una categorizzazione semplificata, ma è facile comprendere che già c’è una bella scrematura.
Non è facile anteporre i bisogni altrui (visto che loro non possono scegliere in una realtà gestita dall’uomo) ai nostri interessi personali. Il primo scoglio da superare è quindi senz’altro quello di volerlo davvero. Un atto d’amore incondizionato che si attui, per prima cosa, nella gestione che garantiamo loro, una gestione che tenga conto, in primis, dei bisogni e delle caratteristiche di specie del cavallo: libertà di movimento, di socializzare con altri cavalli, di avere un’adeguata alimentazione e così via.
Altra condizione necessaria è senz’altro quella di possedere una certa conoscenza del cavallo: letture e informazioni scientifiche ed etologiche serie sui bisogni primari, su come vive (davvero) in natura, come si relaziona, come vede il mondo, come impara eccetera eccetera; insomma una conoscenza di base a 360 gradi è fondamentale per poter capire e, di conseguenza, interagire. Una conoscenza non fine a sé stessa ma in grado di aiutarci a comprendere i bisogni intrinsechi dei nostri cavalli, perché siano il più possibile sereni indipendentemente da quello che facciamo con loro: capire gli stati d’animo, le reazioni, la disponibilità ci sarà utile per costruire la relazione, oltre che per sentirci in sicurezza. Insomma, spostare l’attenzione sul cavallo e… su noi stessi. Scuole e istruttori dovrebbero aiutarci in questo senso.

È senz’altro importante conoscere gli studi etologici e i passi avanti che si compiono nelle ricerche, anche se, allo stesso tempo, è anche vero che non è sempre facile orientarsi. Devo ammettere che ultimamente viene un po’ da ridere leggendo gli entusiastici report dei più vari test che vengono eseguiti. Il professor X della prestigiosa università Y dopo due anni di test ed esperimenti è giunto alla conclusione che i cavalli riconoscono le persone con le quali hanno avuto a che fare, oppure, che anche gli equini possono provare emozioni simili alle nostre. Noooooo, ma davvero? C’era proprio bisogno di investire risorse e cervelli per saperlo? Anche qui ci può essere utile il nostro spirito critico, di cui già abbiamo parlato, ma anche un po’ di istinto e cuore nelle nostre scelte non guasta.
Un altro scoglio, forse uno dei più difficili anche per chi ha superato brillantemente gli altri, è quello di sviluppare un linguaggio nuovo, più adatto, in quanto la comunicazione è fondamentale per facilitare la comprensione e quindi aiutare la relazione. Un linguaggio e un atteggiamento più sottile e attento che tenga in conto la sensibilità dei registri comunicativi dei cavalli. Lo abbiamo già visto nel capitolo precedente, i cavalli sono in grado di riconoscere le nostre espressioni facciali, la nostra disposizione, il tono e le sfumature della voce, le nostre intenzioni...Troppo spesso per loro è come se urlassimo sguaiatamente in modo incomprensibile.
È mia ferma convinzione che l’individuo, la persona, sia più importante del metodo. Perché anche il metodo più innovativo non può tener in conto la sensibilità, l’unicità e i desideri, tutti diversi, di ciascun individuo, equino o umano. Metodi, scuole e conoscenze possono darci nuove chiavi di lettura, opportunità e aprirci nuove strade ma senza la sensibilità, l’empatia, la volontà di voler davvero instaurare una relazione di amicizia con il cavallo il rapporto rimane incompiuto.
Un metodo, un programma, una scuola dovrebbero fornirci degli strumenti per poter essere migliori, più consapevoli di quello che sentiamo, per poter pensare meglio in autonomia e, alla fine, agire per il meglio secondo le nostre vere disposizioni. Il vero percorso di cambiamento e miglioramento, lo dobbiamo ricercare lavorando sul nostro io interiore. Con i cavalli possiamo lasciarci andare ed essere noi stessi, in un percorso affascinante di crescita reciproca, e, perché no, amicizia.
Provate a guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=Zz7xfGfoQdM oppure quest’altro https://www.youtube.com/watch?v=qhhXZzWuzwQ e, senza saltare a conclusioni immediate, provate a sentire, con i sensi, prima che con il raziocinio, cosa ci trasmette.
Grazie per avermi accompagnato per un po’ sulla strada dell’amicizia, c’è ancora tanta strada da percorrere, tante strade che si dipartono, ma il percorso è davvero piacevole e ricco di scoperte.