La storia di Natale: Ika e i suoi
fantasmi di cavalla resa disabile

La storia di Natale: Ika e i suoi<br> fantasmi di cavalla resa disabile

LA TELEFONATA di un’amica che mi chiede se ho un box libero per ospitare la sua cavalla mi fa entrare in un mondo poco conosciuto e che ritenevo pervaso da nobili ideali… La mia risposta è sì, un box per le emergenze l’ho quasi sempre disponibile o comunque per necessità si rimedia in qualche modo… cosi circa una decina di giorni dopo la telefonata ecco arrivare Ika. La prima cosa che mi colpisce di questa grande cavalla baia avvolta in una coperta blu sono degli occhi straniti, delle grandi orecchie e il collo più sottile che mi ricordo di aver visto… Scende con passo incerto dalla rampa del camion e ci avviamo ai box… che strana andatura, sembra che abbia difficoltà a muovere i passi in scioltezza… sarà stato il viaggio abbastanza lungo e le innumerevoli curve per salire fin da me, penso.
Arrivati ai box tolgo la coperta e scopro… quello che resta di un cavallo… sicuramente potrei utilizzarla per spiegare l’anatomia del cavallo… solo lo scheletro però, oltre a quello non c’è più nulla, non c’è più traccia di muscoli e tanto meno di grasso, a parte una pancia gonfia che la rende ancor più sproporzionata… capisco ora quanto si sia preoccupata la sua proprietaria, trovandola ridotta in queste condizioni, quando la andò a trovare presso il  centro che si occupa di riabilitazione disabili a cui l’aveva affidata (fortunatamente solo affidata)!
Le analisi fatte però non danno alcun valore alterato, ma chi può analizzare la mente di un cavallo? Qui dovrebbe essere la sensibilità di chi se ne occupa a rendersi conto che qualcosa non va… possibile che chi ha tanta sensibilità da  lavorare con persone che hanno problemi di disabilità non ne abbia abbastanza da accorgersi che un loro cavallo entra in uno stato di difficoltà? Possibile che a loro servisse solo uno strumento riabilitativo, quale il cavallo, solo per il movimento tridimensionale del passo? Perché se è solo questo che serve penso che la tecnologia possa offrire surrogati meccanici molto più adatti allo scopo e bisognosi solo di manutenzione tecnica periodica. Possibile che dopo tanto parlare di quello che un cavallo sa trasmettere, proprio in quanto Cavallo, si riesca a ridurlo in questo stato senza rendersene conto? In Ika  lo spirito del cavallo è stato soffocato e annientato, ma forse a loro quello spirito non serviva…

TUTTE QUESTE DOMANDE mi girano nella testa mentre la faccio entrare nel recinto piccolo. Subito i “vecchi” Aprilia, Red e Vichi le dimostrano chiaramente che non gradiscono la sua presenza, ma poi si allontanano ritenendo molto più interessante brucare gli ultimi fili d’erba verde… I più curiosi sono i pony che, come al solito, riescono comunque ad infilarsi nel recinto, ma quella grande cavalla dall’aria assente non interessa più di tanto nemmeno loro e si allontanano unendosi al branco dei grandi. Rimane a farle compagnia Azfar,  il nostro dolcissimo piccolo principe arabo… stanno così vicini che mi fido a farla uscire insieme a lui… sarà che l’andatura danzante ed elastica del piccolo arabo fa notare ancora di più con quanta difficoltà Ika si muove con passi rigidi e incerti… non si allontana di molto: arrivata sotto ad un grosso gelso alza lo sguardo e fissa come incantata le foglie, o forse il cielo, chissà... non ho mai visto una cosa simile, sta lì ferma a guardare in alto, senza muoversi, senza fare nulla per ore… Non mi è mai capitato  un cavallo, tra i tanti che ho ospitato per brevi o lunghi periodi, che lasciato libero in un grande paddock non corre, non sgroppa, nulla.
Ika per dodici lunghissimi giorni non fa nulla, si trascina con un’andatura incerta mangiando svogliatamente, completamente assente, come se fosse in un mondo tutto suo, irraggiungibile da qualsiasi rumore o stimolazione esterna.… Poi, di colpo, il tredicesimo giorno si spaventa e sobbalza per ogni cosa: il rumore  degli spari (qui siamo in una zona piena di cacciatori), della capra che salta, del gatto che si arrampica sull’albero… A sera eccola soffiare e guardare con la massima attenzione tra i cespugli… è così attenta e “tirata” che anche tutti gli altri iniziano a guardare nella stessa direzione, comprese capre e pecore, ma poi ad uno ad uno tutti riprendono a brucare con indifferenza, loro non vedono nulla e nemmeno io che vado a controllare cosa può esserci di strano. Solo Red si mostra ancora un po’ interessato, ma poi anche lui si allontana con uno sbuffo. Ika continua a fissare i cespugli...
Oggi mi piace pensare che abbia visto passare i fantasmi che le annebbiavano la mente…
Oggi, di questo sono più sicura che mai, anche se qualcuno leggendo mi prenderà per matta!

IL GIORNO successivo piove e tutti rimangono nei box e nel recinto piccolo. Una giornata di pioggia, ma appena ritorna il sole e li libero si scatenano tutti in corse folli, salti, sgroppate e rotoli nel fango, mi viene da sorridere: in fondo si trattava solo di una giornata! “Ragazzi” dico loro guardandoli “pensate a quelli che nei box ci stanno chiusi per settimane!”  Gli sguardi di questi strani esseri ricoperti di fango, che dovrebbero essere quattro  cavalli e quattro  pony, mi dicono chiaramente che a loro questa cosa non interessa nemmeno un po’ e si allontanano sgroppando… Ika sta lì, ferma come una statua, e li guarda… a questo punto Azfar inizia a danzarle attorno: salta, galoppa e caracolla a coda ritta tracciando cerchi attorno a lei. Tanto insiste il piccolo arabo che finalmente anche lei si decide e, dopo quindici giorni, vedo finalmente Ika trottare... non c’è né equilibrio né armonia nella sua andatura, è rigida e legnosa, ma trotta! È come se si fosse sbloccato qualcosa…
Alcuni giorni dopo decide che la sua migliore amica è Paprika, l’ indiscussa capa del gruppetto dei pony. Da allora la segue come fosse la sua ombra, non si rende nemmeno conto che le sue dimensioni non sono quelle di un pony, quindi si avventura incurante del pericolo per improbabili passaggi utilizzati da quei quattro indiavolati cavallini… La sua andatura comunque continua a sembrarmi strana quindi, d’accordo con la proprietaria, decidiamo di chiamare il maniscalco per controllare i piedi ed eventualmente ferrarla almeno sugli anteriori.
Quando è arrivata era stata appena pareggiata dal maniscalco della struttura dov’era ospitata, quindi da circa una ventina di giorni… Il nostro maniscalco arriva e subito si accorge che in entrambi i piedi anteriori c’è il “tarlo”… mi spaventa vedere che la parte da asportare si ferma a due centimetri dalla corona… possibile che nessuno se ne sia accorto prima? Comunque riesce a ferrarla, così già due giorni dopo  Ika  riprende a muoversi con scioltezza… Ora sembra un cavallo: galoppa, salta, sgroppa e si rotola come gli altri, mangia con appetito e si comincia a rivedere la muscolatura della groppa e del posteriore… Crede ancora di essere un pony e continua a fare l’ombra di Paprika che ormai inizia a essere un po’ stufa di questa grande cavalla che la segue ad ogni passo, ma forse un giorno tornerà ad essere la Ika di prima, o forse no, chissà!
Mi auguro solo che quello che le è stato fatto, o non fatto, sia stato utile a qualcuno, altrimenti  sarebbe davvero una storia triste e senza senso.
Mi auguro anche che questo di Ika sia solo un caso sfortunato, che non ci siano altri cavalli usati come attrezzi ginnici, anche se a fin di bene.
Mi auguro poi che alla preparazione delle persone che si occupano di ippoterapia,  se già non c’è, sia aggiunta una grossa parte riguardante il cavallo non come strumento riabilitativo ma come essere vivente e pensante.
Mi auguro inoltre che in queste strutture riabilitative ci siano spazi dove questi cavalli, che fanno un lavoro tanto importante quanto stressante, possano il più spesso possibile comportarsi come cavalli.                           
Mi auguro ancora che trovino persone preparate che sappiano cogliere anche il loro grido di aiuto quando il peso di questo lavoro li sta travolgendo.
Mi auguro che questi cavalli non vengano “desensibilizzati”, parola oggi tanto di moda, a tal punto che non si ricordino più nemmeno di essere cavalli.
Mi auguro infine che Ika sia solo un caso isolato… ma soprattutto, magari egoisticamente, mi auguro che Ika ritorni ad essere un Cavallo nel corpo e nello spirito!

 

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  • 25/12/2011 | Intorno al fuoco Patrizia Mosconi
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