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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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La socialità nel cavallo, fonte di sicurezza e gioia

Il cavallo domestico (Equus caballus), come i suoi progenitori ancestrali è un mammifero erbivoro e sociale: tutti i mammiferi infatti comunicano tra loro. Questa interazione può avvenire tramite richiami vocali, segnali visivi (come posture o gesti) o tattili, come ad esempio secondo la pratica del grooming che ha una grande valenza sociale. Le specie più sociali, tra cui possiamo inserire a tutti gli effetti gli equini, si possono riscontrare modelli comportamentali anche complessi che contribuiscono a definire i ruoli dei membri del branco o segnalare tempestivamente eventi e pericoli.
In natura uno dei più grandi vantaggi che la vita in branco comporta è la maggior capacità e celerità nel localizzare i predatori: il cavallo si avvale della collaborazione del gruppo sociale attraverso la vigilanza condivisa e la comunicazione tra i membri. La socialità risulta pertanto una strategia comportamentale adattativa indispensabile per sopravvivere in ambiente naturale soprattutto per gli erbivori che sono preda di altre specie. Inoltre, il comportamento sociale serve per minimizzare i conflitti all’interno del gruppo e per promuoverne la stabilità. Tuttavia, come sappiamo, al giorno d'oggi il cavallo non vive più, nella stragrande maggioranza dei casi, totalmente libero in natura, bensì è l’uomo che si prende cura di lui fornendogli delle strutture in cui vivere. Egli perciò nasce e cresce in un ambiente ben diverso da quello in cui si troverebbe vivendo allo stato brado: non corre il rischio di incontrare predatori, non incontra gruppi di altri equidi sconosciuti e non deve percorrere chilometri e chilometri per trovare le risorse necessarie per il sostentamento suo e del branco. Allora perché oggi il cavallo dovrebbe vivere in compagnia dei suoi simili e/o avere occasione di passare del tempo con loro?
Gli equini condividono con i propri compagni molti momenti di piacere, di riposo e di gioco. La socialità è pertanto una necessità etologica per loro, come lo è d'altronde per tutte le specie sociali. Una necessità etologica può essere definita come un modello comportamentale specifico che dovrebbe essere eseguito indipendentemente dall’ambiente, anche quando i bisogni fisiologici sono soddisfatti. Inoltre, come è stato manifestato da tutti gli individui della specie, la relazione è per essi auto-gratificante e in caso di stress cronici la sua sola possibilità può ricondurre al comportamento normale. Secoli di domesticazione hanno scarsamente modificato il comportamento sociale dei cavalli pertanto, anche se essi vivono oggi in modo molto diverso rispetto alle origini, interagendo con l'uomo, rimane in loro forte ed evidente una grande motivazione a relazionarsi con i propri simili. Rispetto a questo buoni esempi sono l'allogrooming e il gioco sociale, identificati come necessità etologiche. In particolare l’allogrooming, contrapposto all'autogrooming, consiste nella pulizia del mantello reciproca, ed è una pratica esercitata da molti mammiferi volta al consolidamento dei legami e alla riaffermazione delle gerarchie tra i membri di un gruppo sociale.
I due cavalli in posizione testa-coda delicatamente si mordicchiano e strofinano naso e denti reciprocamente su diverse parti del corpo (garrese, petto, groppa, schiena, arti). Oltre ad incrementare le relazioni sociali, l’allogrooming ha anche la funzione pratica di allontanare gli insetti e grattarsi l'un l'altro. Il gioco sociale invece è più caratteristico ed evidente tra puledri, giovani cavalli scapoli o tra stalloni maturi. Esso è fondamentale per lo sviluppo e il mantenimento dell'apparato muscolo-scheletrico e per costruire ed incrementare le abilità sociali e comunicative. Il modo in cui viene messo in atto può riprodurre ed emulare comportamenti sessuali, combattimenti o inseguimenti.
Troppo spesso pensiamo di poter bastare al nostro cavallo, anche alla luce delle straordinarie capacità comunicative che egli ha sviluppato nei nostri confronti; ma è un'illusione pensare che la relazione umano-equino, anche quando è delle migliori, possa essere sufficiente al nostro compagno per una vita del tutto soddisfacente dal punto di vista etologico, emozionale, relazionale. Per questo motivo la relazione inter-specie rimane una necessità imprescindibile che dovremmo sempre il più possibile promuovere e tutelare. È chiaro che la situazione sociale ideale prevede la possibilità per il cavallo di vivere o passare almeno alcune ore al paddock in contatto con i propri simili, tuttavia questo talvolta è irrealizzabile per motivi tecnico-pratici e di spazio. Da questo punto di vista chi realizza strutture per la stabulazione si sta impegnando nel progettare scuderie sempre più attente alle necessità etologiche dei loro ospiti. Ad esempio vengono utilizzate pareti aperte o semi-aperte tra un box e l'altro, favorendo contatto visivo e tattile tra i soggetti scuderizzati. Gli effetti positivi di questi accorgimenti sono immediatamente riscontrabili, per quanto non assolvano in realtà alla totalità delle necessità relazionali del cavallo, obiettivo realizzabile solo tramite una gestione naturale che riproduca il più possibile il contesto primigenio di branco.
Dunque, alla luce di quanto gli etologi ci suggeriscono, possiamo affermare che per il cavallo è fondamentale incontrare e vivere con i propri simili. Essendo noi umani i custodi del suo benessere è importante che ci assumiamo la responsabilità di assicurargli momenti di felicità prestando sempre attenzione al suo vissuto e preservando le peculiarità di questa meravigliosa specie che tanto ci affascina.


BIBLIOGRAFIA...per chi volesse saperne di più

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