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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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"La nostra ippica ormai naviga verso il nulla"

Caro Direttore,
utilizzo la consueta ospitalità per delineare alcune considerazioni sulla situazione di crisi nera del comparto ippico nazionale, tralasciando la storia degli eventi, e dei non eventi, che hanno interessato il settore - settore produttivo, con migliaia di addetti - perchè sarebbe inutile e superfluo rimestare la stessa ben nota minestra.
Ritengo che la fase attuale si debba considerare in qualche misura assurda, in quanto quello che vediamo ogni giorno è il risultato della mancata capacità e volontà di individuare ed intervenire sul nodo centrale e ineludibile della crisi: il reperimento delle risorse, e quindi le scommesse. Si parla, si scrive, si propone di tutto, a fronte di montepremi modestissimi, ippodromi chiusi, allevamento al collasso, corse declassate a livello internazionale; ma una vera necessaria riforma delle scommesse resta di là da venire e non è neanche affrontata.
I dati sono impressionanti: la raccolta del gioco nel 2007 è stata di 2.748 milioni di euro, nel 2018 di 500; il montepremi al traguardo è passato dai 220 milioni del 2007 agli 88 milioni del 2018.
Tutti i Paesi europei hanno sofferto della concorrenza devastante degli altri giochi nei riguardi delle scommesse ippiche, ma soprattutto i Paesi più importanti del settore - penso al Regno Unito, alla Francia, alla Svezia, alla Germania - hanno mantenuto o accresciuto le proprie risorse, al contrario di quanto avvenuto da noi.
Evidentemente gli attori - la cui lista è lunga e nota - non sono stati capaci o non hanno voluto presentare una proposta coerente, in grado almeno di arrestare l'avvilente declino di un'attività che ha storicamente dato tantissimo, nella quantità e nella qualità dei risultati.
Non ci sono alternative: o si mette mano al nodo che blocca il settore o si continuerà a vivacchiare in attesa del nulla, che si avvicina sempre di più.

Vi ringrazio

Maurizio Soverchia