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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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''La disabilità è un limite di chi ci circonda''

Caro Direttore, sono nata con una agenesia al braccio sinistro, vivo con una protesi per lo più estetica, mi allaccio le scarpe, guido la macchina, il motorino, scio, gioco a pallavolo e vado a cavallo a livello agonistico. Non mi sento assolutamente una “diversamente abile” o una “meno abile”, credo semplicemente che in ogni nuova esperienza che si pone sul nostro percorso ognuno di noi abbia una strada differente per arrivare al medesimo risultato, magari ci vuole più tempo, più fatica e più impegno. Ma il punto d’arrivo è lo stesso per tutti.
E’ questa mentalità che mi ha portato a fare Salto Ostacoli e per molti anni Completo, non mi sono mai limitata nelle mie passioni e soprattutto non ho mai accettato che nessuno potesse dirmi fin dove era giusto che io mi spingessi.
Dal 18 al 20 Maggio 2012 presso il Centro Militare di Equitazione di Montelibretti si sono tenuti i Campionati Italiani di Dressage Paralimpico, su gentile richiesta del tecnico e responsabile del settore Paralimpico della Fise Deodato Cianfanelli ho partecipato per la prima volta ad una gara di questo tipo.
Una cornice meravigliosa, un’impianto bellissimo, persone gentilissime e sempre disponibili, primo tra tutti, il Ten. Col. Ranieri di Campello e lo stesso Cianfanelli che ha seguito con passione e dedizione tutti gli atleti presenti.
Detto ciò a mio avviso c’è qualcosa che inquina tutto proprio alla base. La stessa cosa che impedirà sempre ad un disabile di vestire una divisa, che sia dell’Esercito o della Polizia; che impedirà ad un disabile di partire a pari merito di un normo dotato.
Non si può giudicare l’abilità di una persona limitandola, mettendola in una categoria, non giudicando le sue abilità equestri ma solo il suo grado di disabilità. Hai una disabilità grave? Non puoi trottare o galoppare, svolgerai una ripresa al passo; La tua disabilità è ritenuta meno grave?Spalla in dentro,groppa in fuori, la ripresa sarà una ripresa con un buon livello di difficoltà. E se io fossi un disabile con il più alto grado di disabilità (Grado I) e avessi un talento, un affiatamento tale con il mio cavallo che mi permettesse, con tanto lavoro e dedizione, di effettuare una ripresa mediamente complessa? E se nel caso contrari fossi un amputato (Grado IV) ed avessi  scoperto di recente questa passione e mi avvicinassi all’equitazione con timore? Come potrei affrontare delle riprese cosi difficili?
I Normodotati hanno le patenti, c’è la A Ludica, il Brevetto,il I Grado e il II Grado  che distingue i patentati per le capacità in sella; in base a quale patente possiedi, a quanto dimostri le tue capacità, effettuerai categorie corrispondenti. I Disabili vengono classificati in base alla gravità della loro “mancanza”, più sei grave e meno devi dimostrare le tue abilità
Sarà che io vivo di stimoli, di battaglie e di sfide, sarà che mi piace mettermi alla prova, che se cado mi rialzo, sarà che credo che l’equitazione sia uno sport di binomio e che senza questo puoi avere tutte le braccia, le gambe o una colonna vertebrale perfetta ma non andrai da nessuna parte, come invece sono perfettamente convinta che un cavallo metta “le toppe” al suo cavaliere, quando questo non è stato in grado di aiutarlo ci penserà lui a portarlo al di là dell’ostacolo.
Tutto ciò mi porta a dire che le discipline Paralimpiche hanno fatto passi da giganti negli ultimi anni ma purtroppo rimangono ancora gli echi ghettizzanti dello giudicare l’uomo non per le sue abilità ma per le sue mancanze. Ma la speranza è l’ultima a morire.

MICHELA MESTRON