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SARANNO JB WATSON E IVAN PAVLOV a proporre il superamento dell'approccio naturalista allo studio del comportamento, limitandolo alla semplice relazione tra stimoli ambientali e risposte dell'organismo: con loro si ritorna molto vicini allo spirito delle tesi cartesiane. Con le teorie sul condizionamento siamo alla prima metà del novecento. Si esalta il metodo oggettivo di osservazione, l'attività di studio è limitata a poche specie: il topo, il cane, il piccione; il tutto avviene in condizioni assolutamente artificiali, in laboratorio.
Skinner e Thorndike elaborando una sorta di neocomportamentismo, sperimentano teorie relative all'apprendimento per tentativi ed errori (condizionamento strumentale o operante) e pongono l'accento sull'importanza delle ripetizioni, ossia del controllo rigido e preprogrammato del comportamento, per la fissazione delle risposte corrette.
Siamo al modello del lavoro in rettangolo ripetitivo e con le regole fisse del dressage e dei pochi ostacoli da imparare a saltare; sicuramente all'equitazione di maneggio, che non porta i cavalli in passeggiata perché si distraggono, all'idea di allenamento rutinario, ripetitivo, uguale per tutti che fino ad oggi ha portato tanti danni al mondo del salto, del galoppo e del trotto.
Lo stato dell'arte si evolve da un atteggiamento riduttivo comportamentista, attraverso l'approccio cognitivista, alla psicologia comparata. Il cognitivismo nasce e si sviluppa negli Stati Uniti (Tolman). Coniuga esperienze e studi relativi a molte discipline diverse come la neurobiologia, la linguistica, la logica, le scienze della comunicazione, la psicologia, gli studi sulle intelligenze artificiali, l'etologia. La psicologia cognitiva studia il comportamento "intelligente " degli animali avendo come campo di indagine i processi con cui un individuo "acquisisce informazioni, le elabora e le memorizza, prende decisioni e trasforma le sue conoscenze in azioni".
Negli anni settanta nasce l'idea e lo studio della "rappresentazione"; rispetto allo schema comportamentista, il complesso delle interazioni tra soggetti definito "comunicazione" sostituisce il principio dello stimolo/risposta tra un "soggetto" umano e un "complemento oggetto" animale.
L'idea di "rappresentazione" costituisce la funzione intermedia tra il messaggio ricevuto e la risposta inviata. È quello che succede nel lasso di tempo che intercorre tra quando propongo e prima che ottenga un ritorno come azione: è il cavallo che pensa, ricorda, prevede, sceglie e si prepara a propormi il suo punto di vista attraverso un azione.
Riconoscere "la rappresentazione" è vivere la magia della diversità eguagliata. Siamo all'anello di re Salomone, alla stele di Rosetta. Possiamo condividere con una specie magica e potente un insieme di azioni, conoscenze, emozioni. Qui ci sta l'dea di arte in tutti i tempi, ci sono Oliveira e Alce nero, Chuang Tzu, ma anche Monty Roberts, Parelli, le Tellington e le Suyft e tutti noi che amiamo, rispettiamo, osserviamo, comunichiamo, ascoltiamo, montiamo, sogniamo e giochiamo con i cavalli .
Dal quadro risulta che la scienza e le scoperte dell'uomo attraversano le società ed i tempi come i fulmini attraversano i cieli notturni e tempestosi. Luce e poi di nuovo buio e rumore. Le certezze scientifiche convivono sempre con i germi del loro superamento e con le radici di un passato che loro stesse hanno dimostrato essere sbagliato. Foto Cavalcagiocare.
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