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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Jappeloup, la leggenda di un piccolo cavallo!

Ci sono cavalli che hanno lasciato un'impronta e un ricordo incancellabili.
Uno di questi è senza dubbio Jappeloup de Luze. 
Era un selle francais nato il 12 marzo del 1975 in un piccolo allevamento di cavalli: il padre, Tyrol II, era un trottatore mentre la madre, Venerable, un'anziana purosangue inglese.
Da questo incrocio il puledro eredita l’equilibrio, il coraggio, la solidità e la potenza dei posteriori del genitore mentre dalla parte materna riceve un temperamento vivo, ardente e scattante. La sua personalità non era per nulla facile da interpretare.
Il baio scuro misurava solo 1,58 al garrese: per pochi centimentri rientrava nella categoria "cavalli".
All'età di quattro anni l'allevatore l'offrì a Pierre Durand, un giovane cavaliere francese vincitore di un oro agli europei juniores nel 1972: subito questi lo rifiutò perché troppo piccolo e dotato di un carattere difficile da gestire ed eccessivamente imprevedibile.
Un anno dopo ci ripensa e se ne innamora: si convince che, nonostante la bassa statura, abbia un'enorme potenzialità nel salto e lavora a lungo per trovare un punto di contatto con lui.
Il binomio fatica però a formarsi. Jappeloup è indisciplinato mentre Pierre ambizioso: abbandona la carriera legale per dedicarsi completamente all'equitazione e incanalare tutte le energie nel creare un connubio con questo destriero tanto dotato quanto complicato.
Ma la passione paga e il talento intravisto inizia a rivelarsi: la pazienza e l'abilità di Durand producono i frutti sperati.
Nel 1982 diventano campioni di Francia ed entrano nella squadra nazionale partecipando a Coppe delle Nazioni e Gran Premi, anche se il rapporto con il c.t. Marcel Rozier non sarà dei migliori.
La crescita è lenta e costante, ma delusioni e imprevisti sempre in agguato.
Nel 1984 si qualificano per i Giochi Olimpici di Los Angeles, suscitando elevate aspettative in Francia.
Durante la prova a squadre accade però un guaio: la medaglia di bronzo è a portata di mano ma il binomio commette un grave errore e il cavallo rifiuta un ostacolo, disarcionando Pierre che viene catapultato dall'altra parte della barriera con le redini in mano. Il baio riesce a sfilarsi la testiera e scappa agitato verso le scuderie. Il francese deve rientrare a piedi con le briglie in mano, subendo l'umiliazione di venir ripreso dalle telecamere di tutto il mondo.
E' un momento estremamente delicato: la delusione è cocente.
Anni di sacrifici e speranze vengono spazzati via in pochi secondi: la frustrazione spinge Durand a vendere quel cavallo così impegnativo da gestire.
Riceve un'ottima offerta da un cavaliere americano che gli consentirebbe un futuro tranquillo e, nonostante il padre e la moglie cerchino di fargli cambiare idea, pare irremovibile. Ma la vendita sfuma: forse è destino che i due continuino assieme il percorso sportivo.
Pierre riparte più motivato, deciso a dar vita a un affiatamento ancora più profondo col compagno.
Rozier viene sostituito da Patrick Caron nel 1986 e da quel momento inizia l'inarrestabile ascesa di Jappeloup.
Nello stesso anno sono di nuovo campioni di Francia e argento ai campionati del mondo a squadre di Acquisgrana. Qui partecipa anche alla finale individuale a quattro, dove i cavalieri si scambiano le cavalcature: Durant è favorito, avendo vinto i più importanti CSIO dell'anno ma si classifica solo al quarto posto, battuto dalla canadese Gail Greenough, una ventiseienne esordiente con poca esperienza in campo internazionale che riesce nell'impresa di concludere con quattro percorsi netti.
Al terzo posto c'è Nick Skelton che coronerà il sogno di diventare campione olimpico trent'anni più tardi, a Rio de Janeiro.
Nel 1987, ai campionati europei di San Gallo, Durant e Jappeloup vincono l'oro individuale e a squadre. Nel 1990 conquistano l'oro a squadre ai mondiali di Stoccolma. Non si contano le vittorie e i piazzamenti nei più importanti CSIO e nelle Coppe del Mondo.
L'apoteosi avviene però alle Olimpiadi di Seul del 1988 dove vengono incoronati campioni individuali e ottengono il bronzo a squadre.
La cicatrice di Los Angeles brucia nella mente quando affrontano i coreografici e variopinti ostacoli coreani, ma stavolta l'intesa è perfetta e la vittoria riservata a loro.
Jappeloup era un cavallo piccolo ma estremamente agile, dotato di una potenza incredibile nei posteriori ereditata dal padre trottatore che gli consentiva di eseguire delle vere e proprie acrobazie sul campo di gara.
Chi li ha visti in azione a Piazza di Siena nel Gran Premio Roma, vinto nel 1990, afferma che la relazione tra cavaliere e cavallo era talmente solida che Jappeloup, quando era solo, mostrava l'occhio spento e opaco e si rianimava solo quando vedeva Durant.
Pierre rivelava che il segreto del rapporto con lui fosse nella parola "rispetto": comprendere l'altrui carattere e non chiedere nulla più di quanto potesse dare.
Il loro è stato un incontro unico: il cavaliere transalpino anticipò che, una volta ritirato Jappeloup, non avrebbe montato altri cavalli in gara. A dimostrazione che la magia non si può ripetere e ricercare una seconda volta.
Nel 1991 viene organizzato uno spettacolare concorso ai piedi della Torre Eiffel per feseggiare l'addio alle competizioni del piccolo baio, a cui parteciparono i migliori venticinque binomi del periodo.  
Dopo soli due mesi, il 5 novembre 1991, Jappeloup muore sotto gli occhi disperati del suo cavaliere per un infarto, mentre sta mangiando la sua razione, a soli sedici anni.
Pierre Durant mantenne la promessa: non montò nessun altro cavallo nelle competizioni ufficiali.
Nell'aprile del 1991 ho avuto la fortuna di assistere all'ultimo Gran Premio Roma in cui sono scesi in campo: salutarono il pubblico romano con un giro d'onore che riempì l'ovale di Piazza di Siena di pura energia e il cuore dei presenti di vibrante emozione.
Ricordo un "grande" cavallo e un cavaliere felice e commosso.
Una statua in bronzo di Jappeloup a grandezza naturale è presente nel parco del Museo Olimpico di Losanna mentre la sua tomba è in un paddock nel Centro Equestre di Saint-Seurin-sur-l'Isle, dove una lapide ne menziona le imprese e molti si recano ancora il 5 novembre a ricordarlo.
Jappeloup, un piccolo cavallo che occupa un grandissimo posto nei nostri cuori.