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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Ippica in Senato, la relazione dell'ARTI

L'ARTI, associazione di professionisti del trotto presieduta da Roberto Faticoni, ha presentato alla Commissione Agricoltura del Senato la seguentee relazione.
"L’ARTI, unitamente alle altre categorie ippiche, decise di interrompere lo sciopero dalle corse in data 12.2.2012 dietro l’assicurazione da parte del Ministro dell’Agricoltura che si sarebbe provveduto al riordino del settore e soprattutto alla messa in opera di primi interventi in materia di scommesse entro la fine di marzo 2012.
Orbene a distanza di 6 mesi nulla in concreto è stato fatto, all’infuori della programmatica dichiarazione – così come da relativo decreto legge – relativa all’inglobamento dell’ASSI nel MIPAAF e dell’AAMS nell’Agenzia delle Dogane.
Inoltre da quanto è dato apprendere dai resoconti giornalistici sull’ultime audizioni in Parlamento, il Ministro Catania ha avuto modo di dogliarsi del fatto che dalle categorie sarebbe giunto un solo piano di riforma del settore ippico e delle scommesse (quello della c.d. Lega Ippica) e che, al contempo, le riforme sarebbero impedite dallo stato di disaccordo tra le varie categorie ippiche.
Quanto sopra è quanto meno singolare almeno per due ragioni:
- da tempo, per quanto di conoscenza, giace all’AAMS un piano di riforma delle scommesse presentato dalla SIRE, piano peraltro che la stessa AAMS ha positivamente apprezzato;
-in secondo luogo sino a prova contraria è il Ministero delle Finanze che, di concerto con il MIPAAF e quale amministratore a ciò deputato, deve provvedere alla riforma delle scommesse ippiche e non certo gli amministrati (che peraltro, ripetiamo, hanno già presentato tramite la SIRE un piano, mentre la stessa ARTI si è fatta carico di commentare analiticamente le proposte di legge sottoposte alla sua attenzione – quella recante la firma dell’on. Marinello e quella dell’On. Brandolini (Lega Ippica) – proponendo correzioni ed aggiunte).
Questo lo stato di fatto, cioè uno stato di latitanza dei Ministeri competenti nonostante le assicurazioni e le promesse.
Ciò detto la scrivente ARTI, nel rimanere a disposizione anche tramite i propri legali e consulenti per la stesura di un testo di riforma condiviso (considerata anche la sopra citata “latitanza” dei Ministeri ed, evidentemente, la loro incompleta conoscenza delle cause della crisi) con la presente qui di seguito riepiloga per sommi capi i punti nodali da affrontare e le conseguenti richieste.

1) RIFORMA DELLE SCOMMESSE.
Ci dilunghiamo su questo punto posto che le scommesse sono l’unica fonte di entrata del settore (visto anche che il finanziamento previsto ex L. 2/2009, peraltro tuttora in vigore, è invece stato arbitrariamente decurtato per l’anno 2012 dall’allora Ministro Romano (nel colpevole silenzio dell’UNIRE).
Oltre ai preliminari ed agevoli interventi di abolizione del doppio totalizzatore, rivisitazione delle unità di scommessa base per le scommesse esotiche quali Quartè e Quintè, è assolutamente necessaria:
- una riduzione dei prelievi sulle scommesse al Totalizzatore, riducendo la quota parte spettante all’Erario, quella spettante all’Ente di riferimento (ieri UNIRE, oggi?), e soprattutto riducendo la quota parte spettante ai concessionari (oggi stabilita in misura pari all’incirca all’11% sul giocato effettivo senza alcun rischio di impresa,  tenendo presente che gli omologhi concessionari francesi percepiscono il 2% - e ci guadagnano evidentemente – mentre i tabaccai italiani, per staccare l’omologo biglietto del lotto percepiscono il 4%), previa necessaria rinegoziazione con i predetti soggetti, stanti i contratti attualmente in essere;
- ottimizzazione e rivisitazione del rapporto tra quote di prelievo e diverse tipologie di scommessa (semplici ed esotiche) stante l’attuale erronea impostazione;
- la previsione di un contributo sugli introiti (e non solo sulle maggiori entrate realizzate anno per anno) derivanti dalle c.d. macchinette/slot-machines e su tutti  i giochi pubblici ivi compresi quelli proposti tramite la rete internet (tale misura può essere giustificata dal fatto che costituirebbe una sorta di ammortizzatore sociale, considerando che il settore ippico non è virtuale (come lo sono i settori relativi alle slot-machines, gratta e vinci, etc) ma dà lavoro a decine di migliaia di lavoratori e consente mediatamente la salvaguardia dell’ambiente e dei paesaggi rurali (e non) italiani.
Si pensi cosa diventerebbero senza ippica i centri di allevamento, allenamento, gli ippodromi: probabilmente dei centri commerciali ovvero delle zone destinate ad edilizia residenziale;.
- la revisione della tassazione sugli allibratori – cioè di quei soggetti che rischiano di tasca propria diversamente dai concessionari - che dovrebbe calcolarsi sull’eventuale profitto dell’allibratore e non, come attualmente, sul movimento di gioco.
- l’eliminazione della norma che prevede l’identificazione dei soggetti che realizzano vincite superiori ad € 1.000;
- la previsione del pagamento immediato delle vincite da parte dei concessionari con ciò consentendo l’immediato re-investimento da parte del puntatore vincente (se il puntatore ha subito i soldi in mano verosimilmente li reinveste, mentre ad oggi i concessionari per i pagamenti superiori ad € 1.000 provvedono giorni e giorni dopo a mezzo bonifico bancario!);
- la previsione della concessione del segnale televisivo ippico (di proprietà pubblica) in diretta a siti d’allibraggio telematico (quali ad es. BETFLAG).

2) RECUPERO DEI 35 MILIONI GIACENTI ALL’AAMS.
Ad oggi, e quale risorsa assolutamente indispensabile per l’immediata sopravvivenza del settore, procedere all’urgente erogazione dei 35 milioni di euro oggetto di transazione tra UNIRE ed AAMS.

3) MONTEPREMI AL TRAGUARDO.
Tale voce non può essere residuale e deve essere invero remunerativa rispetto al lavoro ed agli investimenti fatti da chi opera nel settore, di talchè si chiede che esso sia stabilmente fissato in misura non inferiore al 70% delle risorse reperite.

4) REMUNERAZIONE DEGLI ADDETTI AI LAVORI PER LO SFRUTTAMENTO DEI DIRITTI D’IMMAGINE TELEVISIVI.
Il bando per il segnale televisivo non prevede una remunerazione per lo sfruttamento dei diritti di immagine degli attori dello spettacolo (guidatori, fantini, proprietari di scuderia).
E’ evidente che andrà provveduto in tal senso (conformemente a quel che accade negli altri paesi ippici.

5) GIUSTIZIA SPORTIVA
Su iniziativa del Ministro Romano è stato abolito il requisito della conoscenza e competenza nella materia in capo ai nominandi membri delle Commissioni di Disciplina.
Il risultato è inevitabilmente lo scadimento della qualità delle decisioni rese, spesso denotanti la non conoscenza delle problematiche tecnico-regolamentari delle corse dei cavalli.
Sempre lo stesso Romano ebbe a nominare quali Procuratori della Disciplina e Giudici soggetti residenti in città lontane da Roma con l’inevitabile aggravio di difficoltà logistiche.
Ed anzi il Commissario Governativo Varrone (che non consta abbia preso iniziative relativamente all’arbitraria decurtazione del contributo previsto per il 2012 dalla L. 2/2009, pur debitamente diffidato da Questa Associazione) si è distinto per una circolare interna che, disattendendo il chiaro disposto del Regolamento della Disciplina (approvato con Decreto Ministeriale) e la pacifica ed annosa giurisprudenza della Disciplinare di Appello, ha “interpretato” il citato Regolamento dispensando i Procuratori della Disciplina dalla presenza in udienza!!
E’ ovvio che a tali obbrobri vada posto rimedio.

6) CASSA PREVIDENZA ADDETTI AI LAVORI.
Riteniamo da ultimo indispensabile, a prescindere da chi sarà il soggetto di riferimento (UNIRE, ASSI, MIPAAF, LEGA IPPICA?) per gli addetti ai lavori, che sia confermato e meglio disciplinato il contributo statale alla Cassa previdenziale per gli operatori (guidatori, allenatori, fantini).