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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Ippica in lutto, è morto Tomaso Grassi

Se n’è andato, per le conseguenze di un incidente stradale, Tomaso Grassi. E’ stato un gigante dell’ippica, un dirigente della vecchia guarda ma con un approccio illuminato, sempre con uno sguardo al futuro e all’innovazione. La famiglia di Hippogroup, che lo ha visto prodigarsi con lo stesso entusiasmo, per tutti i suoi ippodromi, ne piange la scomparsa. Mancherà il dirigente e, aggiungiamo noi, soprattutto la persona. Di una signorilità d’altri tempi e con la gentilezza nell’animo e nel cuore fin dal primo contatto che avevi con lui. Un sorriso e una stretta di mano e, un invito, a bere qualcosa a parlare di un cavallo o di un gran premio e di questa ippica che aveva nel cuore. Anche in queste stagioni decadenti, con le risorse che mancano e i pagamenti del ministero scritti sull’acqua.
L’Ingegnere era una figura carismatica ed ogni Gran Premio che Bologna, Cesena, Roma, Torino che ospitava si traduceva in una festa, in qualcosa di straordinario da gestire con il rispetto per la tradizione di una corsa. E poi l’accoglienza, al pubblico, un suo pallino. Quando arrivava l’estate apriva il Savio, con un rito, un aperitivo con gli amici di sempre nel centro di Cesena e quella frase: “Stasera apre il Savio, venite tutti”. Convivialità, la gioia della condivisione, l’orgoglio di presentare un ippodromo come un meraviglioso luna park e un giardino all’aperto sotto un cielo stellato. Non mancavano mai i fuochi e in più di un’occasione.
Il Superfrustino era stata un’idea geniale, con il nuovo millennio ci voleva qualcosa per far parlare ancora di trotto negli stabilimenti balneari della Riviera Adriatica e poi esaltare una figura, quella del driver. Fu un successone e arrivarono anche dall’estero, fior di prime lame delle redini lunghe, mica comparse. Tra piadine, lambrusco, lì si scrivevano sulla sabbia imprese epiche nel Campionato Europeo che non ha mai abbassato la guardia nella sua qualità tecnica. Un héritage cui Grassi teneva più di ogni altra cosa, tanto che si preoccupava con il suo staff di eccellenti collaboratori di trovare ogni anno la novità di un cavallo estero che non aveva mai calcato il palcoscenico del Savio. Aveva anche il gusto e il talento dell’impresario, l’Ingegnere.
Non era un mero amministratore di numeri e di ruoli, di figure aziendali ma un innamorato delle corse. Aveva un garbo nel chiedere le cose ad ogni suo collaboratore che lo contraddistingueva. E questo rimarrà impresso nel dna di tutti i suoi ippodromi, dove, quando arrivava con il suo cappello in testa, sapeva subito cogliere le potenzialità del teatro, con un fiuto di uno che non ha passato decenni nell’ippica per stare a guardare ma con fare sempre costruttivo amava nuove sfide. E sapeva costrurile. L’Ingegnere aveva una grande capacità di coinvolgere, perché era appassionato di tutte le cose con il quale entrava in contatto. Aveva un rispetto dell’opinione degli altri, prima di decidere voleva sempre il parere di persone che stimava. Forse è per questo che quando entri in ippodromi come Bologna, Cesena, Torino e Capannelle capisci che lì c’è qualcosa di speciale. Ci mancherà il garbo, la disponibilità, la passione e la gentilezza di Tomaso Grassi. Ma non dimenticheremo la sua lezione. La porteremo con noi, nel viaggio.