Agenzia di informazione indipendente

di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

Articolo completo

Intervista al Consorzio RECRO sul restauro delle carrozze antiche

la clarence della Regina dopo il restauro
la clarence della Regina dopo il restauro

Le carrozze originali: sogno e meta dei giudici di tradizione, affanno e curiosità nei loro giudizi, passione dei proprietari e del pubblico, croce e delizia per chi le possiede e desidera conservarle.
Ciascun modello ha una sua storia relativa non solo alla parte meccanica, all'innovazione motoria o dei particolari ma dettata dalla vita dell'epoca che prediligeva  stoffe, legni, colori ecc.
Originale o d'epoca? La domanda spesso non ha una risposta univoca.
“ Originale è la carrozza che possiede almeno il 20% di parti originali” è la regola di consuetudine osservata nei concorsi di tradizione-
Abbiamo parlato della  vexata quaestio con Cristiana De Lisio e Alessia Felici, restauratrici di beni culturali del Consorzio RECRO , diplomate all' Istituto Superiore per il Restauro e la Conservazione IsCR di Roma, curatrici , tra gli altri, del restauro di alcune carrozze conservate al Quirinale


1. La formazione di un restauratore di beni culturali riguarda il restauro di superfici decorate dell’architettura e di beni mobili (dipinti su tavola, tela, scultura lignea policroma ecc.); come siete arrivate al restauro di carrozze?

Arrivammo al settore carrozze grazie alla specializzazione conseguita presso l’ISCR su molteplici materiali (legno, metallo, cuoio, superfici pittoriche..). L’occasione fu l’invito ad una gara presso il Quirinale che prevedeva la progettazione per l’intervento di restauro di alcune carrozze della Presidenza della Repubblica, una portantina e vari arredi, tra cui una vasta serie di finimenti in cuoio. Si richiedeva proprio una vasta conoscenza del settore polimaterico.
2. La conservazione e il restauro seguono un procedimento stabilito da una legge dello Stato? Esiste un corretto procedimento da seguire?

Il codice dei beni culturali (decreto legislativo 22 gennaio 2004 n 42 e successive modifiche) riguarda beni culturali “ dichiarati tali con atto formale e di conseguenza sottoposti  a “vincolo”, ossia  ad una serie di norme, emanate dal Ministero per i Beni e le attività Culturali, che ne disciplinano la tutela.
Indipendentemente se di proprietà pubblica o privata o della presenza o meno del “vincolo”, tutte le carrozze d’epoca, sono soggette al codice “beni culturali”, ossia sono oggetti che rivestono un interesse storico–artistico e demoetnoantropologico e, come tali, devono essere restaurati da chi ha la competenza per farlo, ovvero il restauratore di beni culturali.
Secondo l'art. 29 del predetto codice ricordiamo che: “gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia.

 
3. Alla luce delle definizioni di professionalità e competenze stabilite dal codice dei beni culturali, quale sarebbe l'iter di un corretto intervento di restauro sulle carrozze d'epoca?
Se ne deve preservare la loro autenticità attraverso corretti interventi conservativi mirati alla conservazione dei materiali originali che costituiscono la carrozza.
Come per ogni bene culturale, prima di iniziare l’intervento di restauro si deve redigere un’attenta anamnesi dello stato di conservazione dell’opera e dei suoi materiali costitutivi sia legno, metalli, cuoio, tessuti ecc..
Dopo aver redatto un’attenta documentazione dello stato di fatto, si procede con le principali operazioni di consolidamento delle deadesioni e decoesioni della pellicola pittorica che caratterizzano le finiture cromatiche, mediante applicazioni di opportuni consolidanti (precedentemente testati mediante prove preliminari). A tale proposito ricordiamo che tutti i materiali da noi impiegati sono prodotti “specifici“ per il restauro e la conservazione di beni culturali e sono stati testati dall’IsCR. Si eseguono quindi gli adeguati saggi stratigrafici con la finalità d’individuare eventuali livelli cromatici pregressi rispetto a quelli presenti a vista.
Individuati i livelli di finiture da conservare, si procede con prove preliminari di pulitura, con la finalità di testare tutte le superfici e le cromie per rimuovere le sostanze sovrammesse non pertinenti, seguendo sia procedimenti meccanici che chimico-fisici, mediante l’impiego di specifiche miscele solventi e soluzioni basiche. Anche i risarcimenti delle porzioni lacunose e le stuccature delle lacune materiche e degli strati preparatori della pellicola pittorica, vanno eseguiti nel rispetto dell’originale e in accordo materico ed estetico impiegando sempre materiali testati e compatibili con l’originale stesso.
Infine, la reintegrazione pittorica e l’equilibratura cromatica delle lacune viene eseguita sempre mediante colori specifici per il restauro come l’acquarello e i colori a vernice, se necessario anche tempere acriliche perfettamente compatibili con l’originale e reversibili. Non ultimo è il trattamento di protezione superficiale mediante specifiche vernici per il restauro adeguatamente miscelate tra loro (tra quelle gloss e matt) allo scopo di riconferire il corretto indice di rifrazione finalizzato ad un adeguato godimento del bene culturale.
Un aspetto che non dobbiamo sottovalutare è la funzionalità del “bene culturale-carrozza” che indubbiamente va ripristinata e che dovrà tenere conto anche della finalità ultima che avrà la carrozza, cioè se sarà musealizzata o meno ma, qualsiasi sia la scelta, il ripristino di tali parti dovrà sempre essere eseguito nel rispetto dell’originale.

Creazione della scheda /storia della carrozza
Un corretto intervento di restauro non può prescindere dalla redazione da parte del Restauratore di beni culturali della “scheda tecnica”.
La definizione della scheda tecnica secondo il Ministero dei Beni Culturali è la seguente:
 La scheda tecnica è un quadro, dettagliato ed esaustivo, delle caratteristiche del bene e fornisce altresì indicazioni di massima degli interventi previsti e delle metodologie da applicare.
 Nella scheda tecnica sono individuate e classificate, anche sulla scorta del provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale che interessa il bene oggetto dell’intervento, le superfici decorate di beni architettonici e i materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico artistico o archeologico oggetto dell'intervento.
La storia della carrozza è una ricerca di tipo storico-artistico eseguita attraverso un’approfondita ricerca fotografica, documentaria, consultando fonti private e pubbliche se necessario. Di norma se ne occupa uno storico dell’arte. Si conclude con la fornitura anche di una documentazione bibliografica o d’archivio, se rilevata.

5. La scheda, pertanto, costituisce un importante documento per la storia del bene e del suo restauro e, come tale, è fondamentale per un corretto giudizio nei concorsi di tradizione.
Cosa pensate della percentuale del 20% di parti originali, ritenuta sufficiente per il giudizio di autenticità del pezzo?
Non entriamo nel merito circa la percentuale di autenticità perché non conosciamo in che modo e da quale organo sia stata determinata questa clausola. A nostro avviso è impugnabile e discutibile, perché ciò significa che basterebbe creare una carrozza del tutto nuova e inserirle le quattro ruote prese da una carrozza autentica degli inizi del Novecento per definirla “originale”.
A nostro avviso l’autenticità di una carrozza, nel senso della sua componente originale, deve essere innanzitutto testimoniata, laddove esista, da una documentazione fotografica/pubblicazione che ne mostri lo stato di fatto “prima” del restauro. Se questa non dovesse esserci, solo un’indagine dei materiali costitutivi potrà avere voce in capitolo. Ma l’indagine deve essere eseguita dai tecnici del settore. Per indagini intendiamo saggi stratigrafici delle superfici per capire se esistono livelli pittorici e decorativi sottostanti a quelli in vista, indagini sui materiali di costituzione, sui legni, i metalli, i cuoi…per capire il loro stato di usura, di incrudimento, di manomissione…

6. Come conciliate le esigenze di restauro filologico con problemi di sicurezza per i pezzi destinati anche al movimento?
La carrozza è un “prodotto dell’attività umana” che ha in sé una componente riconosciuta a livello storico-artistico ed una componente meccanica e funzionale. La componente meccanica la si può ripristinare per continuare a utilizzare il mezzo oppure eseguire il minimo intervento, se il fine ultimo e musealizzare la carrozza.
Come restauratori di Beni Culturali specializzati sul restauro delle superfici decorate sia di beni mobili che architettonici, non avendo le competenze per occuparci della parte meccanica di una carrozza ci avvaliamo di tecnici e artigiani esperti nel settore, conoscitori delle tecniche di attacchi e di traino che sanno come sostituire un pezzo rovinato in modo irreparabile, rimontandone un altro, non necessariamente creato nuovo ma anche di reimpiego. Ad esempio, per la realizzazione ex novo di porzioni come un mantice completamente ammalorato, oppure le cinte di sospensione, ci serviamo della collaborazione di artigiani del cuoio e del legno di conclamata esperienza nel settore che, in accordo con le nostre indicazioni, realizzeranno il nuovo mantice che strutturalmente potrà svolgere nuovamente la sua funzione e al contempo sarà esteticamente e filologicamente in accordo con il resto della carrozza antica.


Ringraziamo Cristiana De Lisio e Alessia Felici per le importanti note sul corretto conservare e restaurare beni mobili da musealizzare e non e auguriamo loro buon lavoro per il prossimo intervento su alcune carrozze della  Presidenza della Repubblica ospitate presso la Tenuta di Castelporziano.

Il Consorzio Recro nasce nel luglio del 2008 dalla volontà delle restauratrici di beni culturali Cristiana De Lisio e Alessia Felici, formatesi presso l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (IsCR).
Nell’ambito di un vastissimo panorama, Recro svolge le sue attività all’interno di un perimetro molto ampio, impegnandosi nel recupero di superfici decorate di beni architettonici, manufatti lapidei, dipinti murali, dipinti su tela, dipinti su carta, dipinti su tavola o su altri supporti materici, stucchi, mosaici, intonaci dipinti e non dipinti, manufatti polimaterici, manufatti in legno policromi e non policromi, manufatti in osso, in avorio, in cera, manufatti ceramici e vitrei, manufatti in metallo e leghe, materiali e manufatti in fibre naturali e artificiali, manufatti in pelle e cuoio, strumenti musicali.