Agenzia di informazione indipendente

di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

Articolo completo

Il tolfetano, un cavallo dal cuore grande

Roberta Paradisi, istruttrice federale e allevatrice cavallo tolfetano
Roberta Paradisi, istruttrice federale e allevatrice cavallo tolfetano

Si sta iniziando a parlare di questo cavallo, fino a poco tempo fa sconosciuto, ma meritevole di tutte le piccole attenzioni che ultimamente il mondo dell’equitazione e della monta da lavoro gli stanno donando. 

La sua storia è forse ormai nota, almeno per i più curiosi interessati alle razze equine nostrane:  un cavallo esistente fin dai tempi degli Etruschi e, come indica il suo stesso nome, originario dei monti della Tolfa, situati fra la provincia di Roma e Viterbo. 

Si tratta di un animale rustico, serio, fedele, in grado di calcare chilometri di cammino, di radunare bestiame, di non abbandonare mai il proprio compagno umano. Ed è proprio da quest’ultima considerazione che voglio iniziare a parlare di ”loro”, raccontando quella parte che a volte tanti si dimenticano di narrare: quella parte intima e “segreta” che talvolta, per taluni aspetti, si rivela essere quella più stupefacente.

Il Tolfetano è spesso descritto come ottimo compagno di passeggiate, oggi però sono qui a scrivervi di un altro aspetto, l’aspetto che “salva la vita” di chi lo cavalca. 

Ogni volta che ognuno di noi sale a cavallo, di qualsiasi razza, esegue involontariamente una lezione di ippoterapia con lo “psicologo” più esperto sulla faccia della terra. 

Non parlo dell’istruttore, spalla destra del cavallo, complice aiuto tempestivo del destriero, ma parlo dell’animo… l’animo equestre.

Il Tolfetano, con la sua storia antica e la sua purezza d’animo e di sangue, più di altri, e nonostante venga spesso descritto come freddo e solitario, riesce a comunicare con disarmante naturalezza e sensibilità con noi cavalieri.

Nel nostro centro ippico ci sono per la maggior parte cavalli di questa razza, poiché abbiamo seguito la tradizione di famiglia, allevando ed addestrando soggetti Tolfetani. 

Giriamo l’Italia calcando le arene più importanti con i tradizionali caroselli butteri e, con un altro gruppo di ragazzi, concorriamo nelle gare di equitazione riguardanti la monta da lavoro e la monta sincronizzata. 

Tuttavia, non è mio intento raccontarvi di traguardi e coccarde, bensì di tre brevi storie di vita reale che, tramite il Tolfetano, raccontano non solo la quotidianità in maneggio, ma anche e soprattutto la quotidianità di tre persone che, in perfetto binomio con il cavallo, sono riuscite ad esprimersi al loro meglio, superando ogni limite. 

Nella nostra scuderia c’è Carlo, un bambino di 7 anni, giocherellone ed iperattivo ma dal cuore grande. Non riesce mai a star fermo, è la nostra dolcissima mina vagante e indomabile. 

Eppure Carlo diventa un altro Carlo quando sale in sella a Diana, puledra Tolfetana di soli 4 anni. Chi frequenta il mondo dei cavalli sa perfettamente che i puledri sono carichi di energia, spesso istintivi e non sempre gestibili, proprio come quel bimbo suddetto. Insieme, quei due “puledrini”, Carlo e Diana, diventano emblema di serietà e perfezione. 

Quasi magia, perché lui, bambino inesperto, e lei, cavallina vivace, sanno comunicare e DIVENTANO POESIA. Entrambi giovani e irrequieti, si fidano l’una dell’altro e, quando lavorano, sembrano un solo corpo e una sola anima. Ma d’altronde il cuore grande di un Tolfetano è capace anche di questo, di trasformare l’irrequietezza e l’inesperienza in equilibrio e fiducia.

Poi c’è lui, mio fratello, Umberto Paradisi. Con Imperfetto della Pe.Pa.

Ha raggiunto le vette più alte nell’agonismo. Umberto, con il suo carattere introverso e schivo, riesce spesso a “parlare“ solo in sella ad un cavallo. Lui ed Imperfetto sono armonia in movimento e si destreggiano tra figure di alta scuola e cambi di galoppo in aria, confermando che il Tolfetano non sa solo camminare instancabilmente, ma riesce anche ad esprimere eleganza e straordinaria versatilità.  

Imperfetto ha 10 anni e con lui, Umberto, non ha bisogno di parole per esprime un concetto. Umberto, che spesso lavora con cavalli spagnoli, tedeschi e olandesi, ci mostra che anche un cavallo tradizionalmente rustico può trasformare quella rusticità in sobrietà e delicatezza, mentre si esibisce nelle gare e negli show, facendo sembrare naturali quegli esercizi che hanno visto anni di fatica prima di farli diventare puro spettacolo. Perché il cavallo tolfetano è anche questo: ARTE.

Last but not least, c'è lei: Federica, amazzone di 32 anni che, in sella al cavallo Tolfetano, ha pianto, sofferto e “urlato” ma poi, sempre grazie al Tolfetano, è riuscita a rinascere. Un po’ di tempo fa, infatti, durante una lezione, a causa di una leggera distrazione Federica cadde, rendendosi poi subito conto che il suo braccio non riusciva più a rispondere ai comandi e che il suo corpo sotto shock non aveva la prontezza per ritornare in piedi. Come può a volte succedere, tornò quel giorno a casa con una frattura multipla e scomposta all’avambraccio. Dopo un’operazione chirurgica e mesi di convalescenza, il suo arto si sistemò, ma non la “frattura” che aveva subìto interiormente. Ricominciò a montare attraverso un percorso di riabilitazione “dell’animo” in sella al Tolfetano Vanesio, 15 anni di pura sensibilità.

Mi ricordo che fece con me un esercizio insolito ma che permette di ritrovare lo straordinario “coraggio di avere paura”, senza che quest’ultima prenda il sopravvento: la feci salire a cavallo bendata. 

Perse in quell’ora e mezza la cognizione del tempo e dello spazio e, con tutto il timore e la fragilità, riuscì di nuovo a sentire il proprio corpo in sella, capendone ogni minimo movimento, consapevolezza che solo la temporanea assenza della vista poteva darle.

Ma soprattutto, si affidò a quel Tolfetano che sapeva davvero di non poter sbagliare affinché lei potesse tornare afidarsi dei cavalli. L’esercizio terminò con l’amazzone che, aprendo le braccia, ritornò a galoppare libera e sicura, capendo che la voglia di cavalcare era più grande della paura di cadere. Fu un gran bel giorno, quello. Ricordo ancora che, terminato l’esercizio, Vanesio tirò un assordante sospiro di sollievo, conscio della grande responsabilità che gli era stata affidata: non aveva fallito e, quel giorno, cavallo ed amazzone erano rinati, insieme. 

Perché il Tolfetano è capace anche di questo, di farti rinascere, credere, fidare.

Il Tolfetano sa essere consapevole dei suoi gesti e dei suoi doni.

Ecco, questo per noi è il cavallo della Tolfa, non solo forte e piacevole compagno in campagna; non solo, oggi, tecnica ed agonismo; non solo “cugino del Maremmano”, come spesso sentiamo dire… 

Il Tolfetano è ANIMA E CUORE, senza troppi fronzoli e senza troppe parole,ma con tante storie da narrare per riuscire a rappresentarlo. Ed èproprio questo che oggi ho provato a fare, scrivendo di una donna, di un uomo e di un bambino, attraverso le vite che viviamo ogni giorno nel nostro centro ippico, A.s.d.Equicultura, a Riano in provincia di Roma.

Perché non c’è modo migliore di raccontare, di qualcosa o di qualcuno, se non descrivendone LA REALTÀ.