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di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli

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Il ritorno del cavallo nel lavoro agricolo

Una curiosità inesauribile mi accompagna da sempre e spesso mi porta a scrutare orizzonti apparentemente lontani da me e dal mio vivere quotidiano. Dico apparentemente perché alla fine del percorso trovo sempre un filo conduttore che mi riconduce “a casa” e che aggiunge tasselli di esperienza e di conoscenza da cui attingere nei momenti di bisogno. Sono di rientro da due giorni di “Corso di lavoro agricolo con cavalli da tiro” presso l’Azienda Vitivinicola del Castello di Tassarolo passati insieme a due bellissimi cavalli francesi razza Trait Comptois: Cirus e Titouan.
Non conoscevo i cavalli da lavoro, se non per alcuni brevi incontri, e ne sono rimasta stregata. Cirus e Titouan lavorano parte della vigna secondo i principi dell’agricoltura biodinamica. Nicotine, la terza cavalla, è a riposo perché sta ancora allattando la puledra nata da pochi mesi.
Massimiliana ed Henry, molto attenti alla gestione dei loro cavalli, antepongono al lavoro la relazione con l’uomo. “Senza relazione non c’è lavoro” dice Henry, londinese di nascita, ma in Italia da molti anni. E proprio dalla relazione parte il corso. Cirus e Titouan, da maestri consumati aiutano noi neofiti a trovare la relazione giusta. Il segreto è nell’osservazione e nell’ascolto delle loro risposte. Dopo qualche goffo tentativo riesco a trovare il ritmo e a guidarli con le redini lunghe “in leggerezza”. Cirus e Titouan sono molto diversi tra loro e nel breve spazio della mattina ognuno ci insegna la strategia migliore per una collaborazione efficace.
Nel pomeriggio infatti ci attende il lavoro nel campo prova allestito come una piccola vigna. Henry ci mostra i finimenti da lavoro, come vestire il cavallo e i diversi tipi di aggancio per gli attrezzi cha saranno usati nella vigna o nel bosco. Poi arriva il momento della prova sul campo. I parametri da tenere sotto controllo sono tanti: primo fra tutti le mani che devono guidare il cavallo con un tocco leggerissimo sull’imboccatura. Poi la direzione e le misure. Bisogna sapere dove andare: dove guidare il cavallo, quando fermarlo, quando farlo girare e come. Bisogna saper prendere le misure perché fra me, il cavallo e le redini lunghe c’è un attrezzo agricolo da manovrare con precisione quasi millimetrica e che alla più piccola disattenzione o si ribalta o va addosso alla vigna, o viene addosso a me!
A complicare le cose c’è anche il fatto che Cirus e Titouan sono nati in Francia e sono stati educati in francese quindi parlano solo questa lingua. Però sotto la guida attenta e paziente di Massimiliana ed Henry e la sensibilità di questi due meravigliosi giganti dai crini biondi siamo riusciti a sperimentare diversi attrezzi.
E’ un lavoro impegnativo e faticoso che necessita di una concentrazione totale e continua per guidare i cavalli e contemporaneamente accompagnare gli attrezzi lungo il percorso. Non ci sono altri aiuti se non la mano dell’uomo e la forza dei cavalli da tiro. Fino a pochi anni fa era un modo di lavorare obbligato, oggi è diventato una scelta. Eppure, nonostante la fatica dei lavori agricoli che per anni l’uomo ha cercato di ridurre con l’aiuto delle macchine, non mi sorprende il ritorno all’attività manuale con l’aiuto degli animali. Più i robot sostituiscono le attività dell’uomo più la distanza tra il pensare e il sentire diventa incolmabile.
Lavorare la terra con i cavalli risveglia emozioni profonde dimenticate. Forse è proprio questo di cui abbiamo bisogno oggi. Forse abbiamo bisogno di riconnetterci intimamente con gli elementi che ci circondano e di ritrovare l’armonia con la natura per provare a colmare quella sensazione di vuoto che si sta diffondendo dentro l’animo umano.